martedì 21 aprile 2009

Un film: Ponyo.

Giappone 2007. Regia di Hayao Miyazaki
Mk2 Bibliothèque, aprile 2009.

Ponyo è una piccola pesciolina che dopo aver conosciuto Sosuke, un gentile bambino appassionato di mare, farà di tutto per diventare un essere umano.

Nonostante la sceneggiatura sia leggera in alcuni passaggi e nel delineare certi personaggi (a partire dal papà di Ponyo), il cartone è simpatico e in alcuni passaggi molto poetico.

Voto di Kurtz: cuoricino.


sabato 18 aprile 2009

18 aprile: una data importante.


Ci sono delle date importanti nella vita di un uomo. Altre doppiamente importanti.

Il 18 aprile per me è una data doppiamente importante:

1. Mi sono disiscritto da Facebook
2. Mi sono fatto tagliare i capelli.
3. Ho scoperto una canzone dei Massive attack, Safe from harm, che ascolto a ripetizione da un paio d'ore.

(me medesimo dopo il taglio dei capelli)

Addio riccioli e addio Facebook.

Perché mi sono disiscritto da FB? Perché il mio interesse verso questo mezzo di socialità era notevolmente scemato negli ultimi 2-3 mesi. All'inizio mi sono divertito, sarei falso a negarlo: mi piaceva il fatto di poter incontrare delle persone con cui avevo perso i contatti da un sacco di anni. Bello, anche tu qui? E come ti va la vita? E davvero sei in Francia? E' bello ritrovarti, per fortuna che c'è Facebook...

Passata questa prima fase di entusiasmo iniziale ti rendi conto che con queste persone, assenti da anni nella tua vita (e che probabilmente anche prima erano solo delle comparse, degli attori non protagonisti), non hai molto da comunicare: dopo qualche giorno diventano solo un icona cliccabile nella lista dei tuoi amici. Persone con cui ogni tanto scambiare 4 chiacchiere inutili.

Non voglio esprimere giudizi negativi su FB e sulle possibilità che mette a disposizione: dico solo che io mi ero rotto e che dal mio punto di vista i rapporti di FB sono i rapporti dell'ipocrisia, del "che bello ritrovarti, se non ci fosse FB non ci saremmo mai ritrovati".

P.S. Vi segnalo delle riflessioni interessanti di Riccardo Venturi su FB, in particolare in questo suo soave post, che ha, tra l'altro, il grande merito di avermi fatto scoprire il Canon, di Johann Pachelbel.

P.S.2: devo riconoscere che grazie a FB ho conosciuto almeno un paio di persone, amici degli amici, davvero interessanti.

mercoledì 15 aprile 2009

Un film: Gran Torino

USA, 2009. Regia di Clint Eastwood.

Un anziano signore reduce di guerra (quella di Corea) vive da solo nella sua casetta in un quartiere pieno di asiatici ed immigrati di qualsiasi continente. Passa le giornate a bere birra seduto sotto il portico, a curare il giardino e a lamentarsi degli immigrati e dei giovani. Per una serie di avvenimenti, pero', inizia a solidalizzare con i vicini asiatici, in particolare con Tao, un ragazzino molto timido.

Nonostante uno dei miei critici preferiti, FS, lo abbia definito "un film mediocre per un pubblico mediocre", continuo a pensare a Gran Torino da quando l'ho visto, cioè più di un mese fa, come ad un grande film.

Io l'ho trovato splendido, con una convincente interpretazione di Clint nel ruolo (non nuovo né originale) di burbero ma tenero, e una regia classica e impeccabile.

La storia, molto poetica, ci rivela un personaggio, quello di Clint, nonostante un po' granitico, con delle sfumature umane toccanti: il tempo che passa, il corpo che invecchia, dare un fine ultimo alla vita.

D'accordo, per alcuni la storia non è molto verosimile, ma se giudichiamo i film dalla verosimiglianza delle storie narrate, dovremmo cancellare dalla terra una buona parte del cinema.

Era dai tempi di There will be blood , We own the night e Eastern promises che non si vedeva un film cosi' bello al cinema.

Da vedere in lingua originale per l'affascinante voce di Clint.

Voto di Kurtz
: doppio cuoricino.

Peccato che i terremoti capitino solo ogni 20-30 anni.

Il limite tra ridicolo e drammatico a volte è una linea rosso sangue molto sottile.

Perché laico, di Stefano Rodotà: un estratto




Spero che Stefano Rodotà non me ne voglia se pubblico su questo blog un estratto del suo libro "Perché laico", di cui consiglio a tutti la lettura per la razionalità e la forza con cui l'autore analizza il potere della Chiesa nella politica e nella società italiana.

Il brano si trova all'inizio del capitolo Poteri in conflitto, pagina 127. Mi sono permesso di aggiungere qualche a capo e qualche spazio per migliorare la leggibilità sul monitor.

Buona lettura.

"Spero che anche i più pigri e distratti si siano resi conto che stiamo ormai di fronte ad un conflitto tra due poteri, lo Stato e la Chiesa, non governabile con le categorie tradizionali dell'ingerenza più o meno legittima delle gerarchie ecclesiastiche o con il riferimento al Concordato.

E il terreno dello scontro è sostanzialmente quello dei diritti fondamentali della persona, a loro volta parte di una più generale questione dei diritti, quelli legati all'innovazione scientifica e tecnologica e quelli sociali, tema centrale della discussione pubblica in moltissimi paesi (e con il quale dovrebbe misurarsi chi continua a porre interrogativi su significato e sopravvivenza delle categorie di destra e sinistra, come hanno fatto negli ultimi tempi il mensile inglese "Prospect" e quello francese "Philosophie Magazine").

Il conflitto tra poteri emerge dalle ultime prese di posizione della Chiesa, che più nitide e radicali non potrebbero essere. Benedetto XVI ha indicato una serie di valori che “non sono negoziabili” e che impongono ai legislatori cattolici di “presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondanti della natura umana” (13 marzo 2007).

La Pontificia Accademia per la vita ha “raccomandato una coraggiosa obiezione di coscienza” a tutti i credenti, e in particolare a “medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari e altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo” (16 marzo).

In concreto, questo significa che i valori di riferimento dei legislatori non devono più essere quelli definiti dalla Costituzione, ma quelli di un diritto naturale di cui la Chiesa si fa unica interprete. A questo si accompagna un esplicito rifiuto dell'ordine civile, rappresentato dalla legittima legislazione dello Stato ritenuta non conforme a quei valori, che persino i giudici non dovrebbero applicare.

La rottura è netta. Viene posto un limite esplicito al potere del Parlamento di decidere liberamente sul contenuto delle leggi, con l'ulteriore ammonimento che, qualora quel limite non fosse rispettato, si troverebbe di fronte alla rivolta dell'intera società cattolica.

....
La prima vittima di questo stato delle cose è il dialogo, che a parole molti dichiarano di volere. Ma il dialogo non è possibile quando una delle parti afferma di essere depositaria di valori appunto “non negoziabili” e prospetta una rivolta permanente contro lo Stato.

...
Quando il dialogo scompare, quando la verità assoluta esclude l'attenzione per il punto di vista altrui, è la logica democratica a essere sacrificata.

martedì 14 aprile 2009

Messico e nuvole: cinema e musica.


Una delle cose che più mi affascina dei film è l'abbinamento tra immagini e musica: un film senza musica mi è quasi insopportabile. Dev'essere per questo che non sono mai riuscito ad apprezzare il cinema muto, il cui linguaggio è lontano dalle mie corde.

Il cinema ha il grande merito di avermi fatto scoprire delle musiche che prima non conoscevo. O anche di ri-scoprire delle musiche a cui prima non avevo dato mai molto importanza, ma che inserite in un certo film mi colpiscono e mi rimangono per sempre impresse.

La musica aiuta a ricordare una certa sequenza in testa, a tenerne vivo il ricordo, come se il film o una parte di esso non smettesse di girare nella tua immaginazione.

Eccomi allora a fare una lista, di certo incompleta e in perenne divenire, di canzoni scoperte grazie al cinema, la più affascinante tra tutte le forme artistiche.

Non ho incluso le colonne sonore scritte apposte per i film, altrimenti la lista diverrebbe infinita, ma solo musiche (ri)scoperte grazie ai film che amo.

L'ordine è ovviamente casuale.


By this river, Brian Eno - Da La stanza del figlio, Nanni Moretti (scena).

Cucurruccu Paloma cantata da Caetano Veloso - Da Hable con ella, Pedro Almodovar (scena)

La vie est une partouze, Arno - Dal film C'est pas tout à fait la vie dont j'avais rêvé, di Michel Piccoli

Insieme a te non ci sto più, Caterina Caselli - Bianca e La stanza del figlio, entrambi di Nanni Moretti.

Waltz 2 From Jazz Suite, Dmitri Shostakovich - Eyes wide shut, Stanley Kubrick (trailer)

The young americans, David Bowie - Da Dogville, di Lars von Trier

Sweet child in time, Deep purple - Da Breaking waves, di Lars von Trier

Je ne regrette rien, Edith Piaf - La môme, di Olivier Dahan

A chi, Fausto Leali - La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana

Faith, George Michael - Rules of attraction, di Roger Avary

Il cielo in una stanza, Gino Paoli - Bianca, Nanni Moretti (scena)

Gocce di memoria, Giorgia - La finestra di fronte, Fernando Ozpetek

Sarabande, Handel - Barry Lindon, Stanley Kubrick (link musica con scene del film)

Trio n°2 en mi bémol majeur, di Schubert - La pianiste, di Michael Haneke (ma sentito anche in Barry Lindon)

Gran Torino, Jamie Cullum - Gran Torino, di Clint Eastwood (video ufficiale)

I'm your man, Leonard Cohen - Caro diario, Moretti

The Köln Concert, Keith Jarret - Caro diario (scena)

Sei bellissima, Loredana Bertè - La messa è finita, Nanni Moretti

September song, Lou Reed - September songs - The music of Kurt Weill, di Larry Weinstein (video)

This magic moment, Lou Reed - Lost highway, David Lynch (scena del film)

I can't live, if living is without you, Mariay Carey - Rules of attraction, di Roger Avary (per chi ancora non l'avesse capito, questo film mi è piaciuto assai).

Sinnerman, Nina Simone - Inland Empire, David Lynch

Wild is the wind, Nina Simone - Home, di Ursula Mayer

Llorando, Rebekah Del Rio - Mulholland drive, di David Lynch (scena)

L'oro del nero, Wagner - The new world, Terrence Malick (scena)

The hands that built America, U2 - Martin Scorsese

Aggiunte il 15.04.2009:

Rammstein, del gruppo Rammstein - Lost highway, David Lynch (video della canzone). Compratevi Mutter dei Rammstein, un grandissimo album.

I'm derangered, David Bowie - Lost highway (inizio del film)

lunedì 13 aprile 2009

Ristoranti e bar a Parigi: Le café Marly.

In un angolo della piazza del Louvre, a poche decine di metri dalla piramide si trova questo café, dove è possibile anche mangiare.

I prezzi sono ovviamente alti (6€ una spremuta di pompelmo), il servizio detestabile e incredibilmente lento.

Pero'....all'interno del café si trova una sala con visione su una sala del museo del Louvre. In particolare oggi pomeriggio il sole che entrava dalla vetrata creava una splendida luce.

Il gelato di Grom

Il gelato è una di quelle cose che più mi mancava in Francia: abituato agli ottimi gelati di Bologna (Gelateria Castiglione e Il gelatauro su tutti), non sono mai riuscito a trovare un gelato veramente degno di questo nome nell'amata Parigi.

Amorino, Alberto, Delizia e follia, Pozzetto: provati e riprovati millanta volte, ma niente, nessuno di questi gelati italiani è riuscito a soddisfarmi e a procurarmi piacevoli sensazioni.

Finché un grigio giorno di fine gennaio, Désirée, durante un pranzo mi dice: e quello di Grom l'hai mai assaggiato? Ma come, dico, sobbalzando dalla sedia? Esiste un Grom a Parigi ed io sono l'ultimo a saperlo! Non penso di meritare questo.

Da quel giorno una parte del mio stipendio passa dal mio conto in banca alla cassa di Grom: il migliore gelato che potete trovare a Parigi (*) e in assoluto un ottimo gelato.

Finora ho assaggiato solo i gusti alla crema e tutti sono stati tra il buono e l'ottimo: nocciola, cioccolato fondente, bacio, stracciatella, pistacchio, marron glacé...

(*) come già scritto, non ho ancora assaggiato i sorbetti. Questi sono ottimi da Berthillon.

Ristoranti e bar a Parigi: Breakfast in America.

4 rue Malher, 75004.

Cucina americana, con hamburger molto buoni, abbondanti e prezzi proporzionati, 9-11€ a seconda del tipo.

Una birra piccola Stella Artois costa solo 3.2€, cosa rara a Parigi.

L'ambiente è semplice, simpatico e i tavoli molto ravvicinati. Le ragazze che servono sono gentili e addirittura sorridono ogni tanto.

Non ho apprezzato il dolce alla carote, un Carrot cake, che mi è parso troppo grasso ed industriale: ma forse è un mio limite perché i dolci americani non mi piacciono (per lo meno quelli proposti a Parigi, quelli veri non li ho mai assaggiati).

Il giudizio nel complesso è quindi molto positivo.

Ieri, domenica di Pasqua, hanno anche preso i ticket restaurants.

Esiste un altro Breakfast in America anche Rue des Ecoles, nel 5.

sabato 11 aprile 2009

Un film: Wendy and Lucy

USA 2008. Regia di Kelly Reichardt

Una ragazza americana e il suo cane sono in viaggio in macchina verso l'Alaska, dove sperano trovare lavoro. In una piccola cittadina dell'Oregon l'auto si rompe, la ragazza ruba in un supermercato perché ha pochi soldi e, mentre è in gattabuia per dei controlli, il cane, che era rimasto parcheggiato di fronte al supermercato, scompare. Tutto il film narra allora la ricerca del cane.

Giuro che non vado più a vedere i film minimalisti: non ne posso più di questo genere di film, con una sceneggiatura inesistente, regia men che meno, nessuna tensione drammatica, niente che si faccia ricordare se non una ragazza antipatica che continua a cercare il suo cane.

Voto di Kurtz: meno.