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lunedì 15 luglio 2013

Granité


- Salve, vorrei una Granité.
- La vuole con pannà o senza?

(Non bastava l'obbrobio della parola Panini (*) ad indicare, nella lingua francese, uno o più panini - sì, avete capito bene: un panino si dice un panini. Ora ci si aggiunge anche granité).

(*) Osservazione utile ai turisti che vengono a Parigi: un panini è un panino imbottito che prima di essere gustato dev'essere scaldato, mentre il sandwich è un panino imbottito da mangiare così com'è - solitamente cattivo.
Una delle prime volte che sono andato in panetteria a comprare qualcosa da mangiare, ho chiesto una baguette con jambon (prosciutto): non c'è stato niente da fare, la tizia non capiva. Ho realizzato solo dopo che per loro la baguette è la baguette vuota, non può essere altro: la baguette imbottita diventa automaticamente un sandwich. Ah, l'elasticità....

domenica 23 giugno 2013

Come essere un turista felice a Parigi

Parigi non è di sicuro tra le città più accoglienti al mondo: sono molti i turisti che, pur avendo apprezzato enormemente la città, sono rimasti eternamente delusi dalla maleducazione del personale che si occupa dei turisti, in primis i camerieri.
Sono il primo a dire che nelle mie peregrinazioni turistiche nel mondo ho raramente trovato personale poco accogliente come quello parigino: quando ci vivi da tanto tempo ci fai il callo e non ci fai più caso, ma quando vai in altre città ti scontri piacevolmente con delle gentilezze e attenzioni che a Parigi sono rare. Per vostra informazione personale, il personale più maleducato io l'ho trovato a Bruges, orribile cittadina belga dove mi sono recato qualche anno fa in vacanza.

E' di questi giorni la notizia che la camera di commercio della Villa Lumière ha invitato il personale che tratta con i turisti ad essere più gentile, distribuendo degli opuscoli con le traduzioni delle frasi più comuni in molte lingue.

Ci sono però alcune regole non scritte che possono aiutare il turista a sentirsi a suo agio in questa città, regole che solo l'esperienza può insegnare. E siccome vivo in questa città da 9 anni, mi permetto di suggerirvene alcune.

1) Quando si entra in un posto dire sempre Bonjour o Bonsoir. E quando si esce accennare un Au revoir o Bonne journée/Soirée.
I francesi sono molto attaccati alla loro lingua, apprezzano lo sforzo da parte del turista di parlare il francese. E sono anche formali, per cui è sempre corretto salutare quando si entra e si esce dai locali.

2) Quando entrate in un bar/brasserie/ristorante non sedetevi di vostra iniziativa: aspettate che il cameriere venga verso di voi, vi chieda se volete mangiare o solo prendere un bicchiere, e poi accomodatevi dove lui vi indica, anche se la sua scelta può apparirvi del tutto illogica (perché con tutto il locale vuoto mi ha messo nel posto più sfigato?).

3) Acqua. Molti turisti, soprattutto italiani, rimangono colpiti dal prezzo esorbitante dell'acqua. In zone centrali capita di pagare mezzo litro di San Pellegrino anche 5-6€. Il turista però non sa che è suo diritto chiedere una caraffa di acqua del rubinetto e che questa è gratis: lo impone la legge. Chiedete quindi sempre una caraffe d'eau (pronuncia: " iun caraf d'o ") e vedrete che il vostro conto al bar/ristorante sarà sensibilmente più basso.

4) Merci, pardon. Il popolo francese è mediamente formale. Se qualcuno vi pesta un piede per strada, chiedete pardon: anche il calpestatore farà lo stesso. In ascensore fate sempre uscire l'altra persona, che farà lo stesso con voi, causando quindi un deadlock, la cui conseguenza è che passerete il resto dei vostri giorni in ascensore.
Quando vi portano il piatto che avete chiesto, dite Merci. Quando vi portano il conto dite Merci, anche se dentro di voi starete bestemmiando.

5) Scale mobili della metro. Come scritto più volte, i parigini sembrano girare a 33 giri mentre il resto del mondo gira a 78: le file al supermercato, per esempio, sono particolarmente snervanti, così come quelle alla panetteria. Snervanti per noi, per loro sono un rito irrinunciabile che accettano con rassegnazione fatalista.

Eppure ci sono delle situazioni in cui il parigino sembra avere una fretta del diavolo e che da un secondo perso possa dipendere la sorte del mondo intero: parlo in particolar modo delle scale mobili che permettono di accedere alle metro o alle RER (treni interregionali che servono Parigi e la periferia. A proposito, RER si pronuncia più o meno così: er o er). Dunque, la regola d'oro sulle scale mobili è di tenere la vostra destra in modo da lasciar passare sulla sinistra quelli che hanno più fretta di voi, praticamente tutti.
Questa regola è indispensabile se volete non ricevere insulti ogni 30
secondi.

NB. Metro in francese è maschile, così come la RER (ma anche la Coca Cola, la Nutella, la vagina e tante altre cose. I differenti generi tra le due lingue mi porterebbero però fuori tema).

6) RER o metro? Se per andare da A a B potete scegliere la metro o la RER, scegliete senza indugiare la metro. Di solito i treni della metro sono più puliti (pardon, volevo dire meno sporchi) e in generale le stazioni sono meno tristi. Alcune stazioni della RER sono davvero squallide, per esempio quelle di Nation, di Auber e di Châtelet Les Halles. Quando possibile evitate le RER e le sue stazioni: me ne sarete grati.

Detto questo, buona vacanza a Parigi e cercate di non rovinarvi la vacanza o farvi una brutta impressione dei francesi tout-court per una cattiva esperienza con uno o più camerieri.

domenica 13 gennaio 2013

Cinema a Parigi

Parigi è la capitale del cinema, la città ideale per chi ama questa forma d'arte. I cinema abbondano in ogni quartiere della città: multisala, piccoli cinema d'essai, propongono delle programmazioni molto interessanti. Anche i multisala da 20 sale cercano di coniugare film per il grande pubblico con le piccole produzioni da 10 spettatori in tutta la Francia.


La singola entrata al cinema costa parecchio (anche 11€ in alcuni sale), ma ci sono delle forme di abbonamento molto interessanti, come la tessera UGC Illimitée, che possiedo da almeno 8 anni.
Per 20€ al mese avete l'accesso illimitato ai cinema delle catene UGC, MK2 più altri cinema indipendenti, concentrati soprattutto nel 5 e 6 arrondissement della città (quartiere latino e Saint Germain).

I problemi delle sale parigine sono 2.
1) Alcune sono vecchie e non sono rinnovate da troppo tempo. Cio' vuol dire impianto audio/video di mediocre qualità, cosi' come impianto di ricambio aria (in alcune sale si sente proprio l'aria viziata).

2) Le sale non sono sempre pulite, probabilmente per colpa di alcuni clienti poco civili, ma forse anche perché le pulizie non sono fatte con la giusta frequenza.

Queste due foto per esempio le ho scattate ieri sera dopo la proiezione di un film al cinema MK2 Gambetta, cinema particolarmente sporco (corridoi, sale). Per chi ama il cinema come me, è triste entrare in una sala e trovare dei pop-corn a terra, delle lattine di Coca Cola sui sedili, delle cartacce ovunque.
Non sono un estimatore degli ambienti asettici super puliti, ma neanche mi piace camminare su uno strato di pop-corn :-(




domenica 7 novembre 2010

Il traffico a Parigi e regione parigina.

Aggiornamento al 10 novembre: lo studio dell'INRIX citato riguarda Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo e non tutta l'Europa come indicato in un primo tempo. 

Chi abita a Parigi intra-muros probabilmente non se ne accorge perché il problema si sente di meno, a parte in qualche occasione. In città, infatti, c'è una buona rete di metropolitane, autobus e, da un paio d'anni, di tram. Insomma, a Parigi non hai alcuna necessità di avere un mezzo di trasporto privato a combustione perché puoi girare con i mezzi pubblici o anche in bicicletta - le tanto famose Vélib - se le distanze e il clima lo consentono.

Il problema nasce non appena si varca il périphérique - la tangenziale di Parigi - che separa fisicamente e simbolicamente il 75 - il dipartimento di Parigi - dai comuni limitrofi, dove abitano i banlieusards, la gente di periferia. Li' inizia il casino: il périph stesso è un continuo ingorgo a tutte le ore del giorno, tutti i giorni della settimana.

Cosi' ed anche peggio sono anche la seconda tangenziale, la A86 - 15km da Parigi - e quella ancora più esterna, la Francilienne - 30km circa da Parigi.

I collegamenti da periferia a periferia con i mezzi pubblici sono spesso disastrosi per il semplice motivo che la rete dei treni regionali (RER) che collegano Parigi con la periferia è sviluppata in modo radiale, cioè tutti i treni RER passano tutti da Parigi.
In pratica, per andare da una periferia all'altra in treno devi passare da Parigi in ogni caso, il che rende il tragitto particolarmente lungo e a volte stupido. Ecco il motivo per cui i banlieusards spesso per gli spostamenti tra periferia e periferia prendono l'auto.

Non è difficile immaginare cio' che succede quando la periferia (circa 9 milioni di abitanti senza Parigi), una delle zone più densamente popolate d'Europa, si muove con i mezzi propri: ingorghi, file mostruose, puzza di smog, incidenti. Questo in condizioni normali, perché quando ci sono dei lavori o un autoveicolo si ferma in mezzo alla strada per una panne, i chilometri di coda si allungano all'infinito.

Idem per quando si ritorna dai week end fuori Parigi: io l'ho fatto solo una volta, in Vespa: dopo due bellissime giornate in Normandia sotto il sole, il rientro a Parigi mi ha fatto dimenticare il sole e la spiaggia in un sol colpo.
Nonostante la Vespa sia un mezzo dotato di due ruote, ho patito ugualmente gli spaventosi ingorghi dei parigini che tornavano dal week end al mare, proprio come me. E il fatto di avere un mezzo agile nel traffico mi ha aiutato ben poco perché la strada era talmente stretta che non mi era possibile passare tra le file di macchine, il vero divertimento di ogni scooterista che si rispetti.

Da quel di' mi sono detto che i week end fuori Parigi è meglio farli in treno, se proprio si vuole assecondare questa stupida mania dei week end fuori città.

Questa sera sono caduto nei risultati statistici sul traffico stradale nei paesi analizzati (Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo) della società di raccolta dati INRIX, secondo la quale a Parigi e nella regione parigina c'è la più alta concentrazione di ingorghi di tutti paesi esaminati: addirittura tra le prime 10 zone peggiori dal punto di vista degli ingorghi, 8 sono occupate dalla regione parigina.

La INRIX concorda con me quando affermo che il problema non riguarda tanto Parigi città, ma l'accesso a Parigi e la rete stradale attorno alla ville lumière. La zona più ingorgata di Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo è infatti un tratto del périph, il sopraccitato pezzo di strada che separa la Parigi dei Vélib e degli affollati cafés parisiens dalle banlieues dormitorio.

Al di là della piccola soddisfazione di aver trovato conferma delle mie impressioni stradali nei risultati dello studio di una grossa società di raccolta dati, passo ad una domanda alla quale non sono mai riuscito a trovare risposta: perché molte città italiane, decisamente meno trafficate di Parigi e meno piccole, ogni tanto devono chiudere il traffico ai mezzi privati per non beccarsi le multe della comunità europea sull'inquinamento mentre a Parigi questo non accade mai?

Da 6 anni e mezzo a Parigi e periferia non ho mai visto nessuna strada chiusa al traffico per motivi di inquinamento. Neanche un cortile, una corte interna. Qualche settimana fa l'agenzia che monitora l'aria a Parigi e regione prevedeva un picco di non ricordo più quale elemento inquinante e tutto cio' che si limitava a dire era di 'Praticare attività tranquille'.

Cioè, Bologna, Milano, Torino, Parma, Roma....devono chiudere il centro al traffico e a Parigi ti consigliano di non affaticarti? C'è qualcosa che non mi quadra.

Le mie ipotesi sono 4, non necessariamente mutualmente esclusive:

1. Le condizioni climatiche di Parigi e periferia fanno si' che anche in presenza di un traffico mostruoso l'aria sia migliore delle piccole città italiane, dove il traffico è di certo meno importante.

2. Il fatto che in Francia i riscaldamenti funzionano ad elettricità (le centrali nucleari devono pur lavorare) rende l'aria di Parigi e periferia meno inquinata di quella delle città italiane.

3. L'aria di Parigi non è sottoposta a controlli da parte della comunità europea.

3. L'aria di Parigi è inquinata come o più di quella delle città italiane, pero' il comune di Parigi paga le multe senza dire niente per due motivi:

a) Non allertare la popolazione (in linea con quanto fatto dalle autorità francesi nell'86, quando dissero ai cittadini che potevano consumare qualsiasi cibo perché la nube radiattiva di Chernobyl si era fermata alla frontiera. Risultato a distanza di più di 20 anni: molti cittadini stanno portando avanti delle cause perché si sono ammalati).
b) Non rovinare l'immagine turistica della città, la capitale dell'amore, della moda e culinaria per eccellenza.

Quale o quali delle ipotesi saranno vere?

In ogni caso, cari romani che leggete il blog, smettetela di vantarvi che Roma è caotica e che è un gran casino. A quanto pare c'è chi sta peggio, seppur con una rete di trasporti pubblici migliore.

domenica 1 novembre 2009

Inciviltà parigina.

Al tg italiano di regime TG1 di questa sera il corrispondente di Parigi ha spiegato di come tra gli utilizzatori del servizio Vélib, le biciclette messe a disposizione dai comuni di Parigi e banlieues, regni l'inciviltà: biciclette rubate, danneggiate, buttate nella Senna. Ed in effetti quando passo davanti ad una qualsiasi stazione di Vélib, è triste constatare come almeno il 50% delle biciclette non sia in buono stato, e quindi inutilizzabile.

Qui un articolo in italiano sull'argomento delle Vélib distrutte.

Ho sentito la notizia proprio mentre riflettevo su un'altra grande inciviltà con cui è facile scontrarsi a Parigi. Meno distruttiva, ma altrettanto fastidiosa e deprimente, per lo meno per me.

Negli ultimi due fine settimana sono uscito spesso con i mezzi pubblici in quanto avevo ospiti e mi sono accorto di una cosa a cui non avevo prestato molta attenzione nel passato: l'impressionante numero di persone che prende i mezzi pubblici, metro e RER, senza pagare il biglietto.

Non tanto a Parigi, dove già non è raro vedere ragazzi più o meno agili che scavalcano i tornelli o che ti si incollano dietro per passare con te nel tornello all'uscita o all'entrata della stazione, ma in periferia, dove il numero dei non paganti aumenta in modo esponenziale in funzione della distanza da Parigi.

Abitando a Vincennes, le mie osservazioni si riferiscono principalmente alle entrate/uscite della RER di questa città.

Ebbene, oggi ho accompagnato il mio amico Iena alla stazione della RER A della mia città: più precisamente ad un'entrata secondaria della stazione, più vicina a casa mia rispetto a quella principale.
Tra 6 persone che sono uscite dalla stazione, ho contato solo una donnina che è passata regolarmente con il suo abbonamento. Una persona su sei! Capisco che il campione è troppo piccolo per essere significativo e quindi a livello statistico non dice una mazza, pero' colpisce ugualmente.

Dovete sapere che in molte stazioni della metro/RER subito dopo i tornelli ci sono anche delle porte molto alte che si aprono quando il cittadino inserisce il suo biglietto nel lettore: in teoria queste porte dovrebbero scoraggiare chi viaggia senza biglietto, in quanto sono difficili da scavalcare a causa della loro altezza.

Qualcosa più o meno del tipo: 



Difficile, ho scritto, ma non impossibile: molti ragazzi infatti si arrampicano come scimmie, con le quali condividono il quoziente intellettivo e la capacità di esprimersi, e scavalcano tornello e porta.

Ieri la scena più triste: stavo entrando alla stazione quando un tizio, che invece dalla stazione usciva, mi ha chiesto se la porta in vetro, che solitamente è usata da donne con passeggino o handicappati, fosse chiusa. Io gli ho risposto di si' e lui mi ha ribattuto che 'non è un problema'. Con una forte spallata ha aperto la porta e a momenti la buttava giù del tutto. Poi mi ha sorriso per sottolineare quanto il suo gesto fosse intelligente e furbo e per cercare un po' di complicità nel mio sguardo, che spero invece gli abbia trasmesso il mio senso di schifo.
Con lui una donna che rideva e rideva della scena come un'ebete ripetendo a voce alta 'la porta chiusa, non è un problema, ahahahahahha'.

Non so cosa ne pensate, ma io trovo questo genere di spettacolo molto triste: quando viene a mancare il rispetto per tutto cio' che è pubblico e usato anche dagli altri, a me prende una sorta di sfiducia nel genere umano. Lo so che nel mondo ci sono cose di molto peggiori, lo so che posso sembrare moralista a chi non mi conosce, pero' questo era il mio pensiero di oggi e l'ho espresso senza filtri.

sabato 25 luglio 2009

Il cassiere monotask


Mi sono espresso più volte sulla lentezza delle code francesi (per es. qui), e leggendo altri blog di italiani a Parigi ho scoperto di non essere l'unico a meravigliarmi di questa esasperante caratteristica.

Mi riallaccio al post precedente sul viaggio Parigi Lamezia per fare luce su questo interessante argomento sociologico e antropologico.

Sabato 11 luglio, una volta sbarcato a Linate, sono andato a prendere un caffè in un bar e ho avuto l'illuminazione: ho infatti scoperto una delle cause della lentezza spaventosa delle file francesi.

Facendo la fila a Linate, infatti, mi sono accorto che la cassiera di Linate è multitask: quando un cliente (cliente N) ordina qualcosa, lei gli comunica l'importo da pagare e dà lo scontrino.
Il cliente prepara i soldi. Se anziano magari si mette a cercare gli spiccioletti per dare l'importo esatto alla cassiera, se giovane e di sesso maschile capita che sia distratto dal cellulare o da una bionda che passa. Il tutto prende del tempo.
La cassiera, però, mentre attende i soldi dal cliente N , inizia a servire il cliente N+1. Quando il cliente N ha trovato i soldi e paga, la cassiera con forti probabilità ha già servito il cliente N+1 o addirittuta N+2, ma ritorna molto velocemente al cliente N per terminare la sua pratica.

Nella maggior parte delle code francesi ciò non è possibile perché la cassiera (il cassiere) finché non ha servito completamente il cliente N, non avanza. Rimane immobile, con lo sguardo da bovino che guarda il treno passare. Trattasi infatti di esemplare di cassiera/cassiere monotask.

Da Wikipedia la definizione di multitask applicata ai sistemi operativi. Cambiando qualche parola si può adattare ai cassieri della Gallia.

I programmi non hanno sempre realmente bisogno della CPU: a volte, invece di eseguire istruzioni stanno aspettando che arrivino dei dati da un file, o che l'utente prema un tasto alla tastiera. Quindi si può, in linea di principio, usare questi tempi "morti" per far eseguire un altro programma. Questa idea, sorta fin dai primi anni cinquanta, si concretizzò nei sistemi operativi multitasking, cioè dotati di uno scheduler che manda in esecuzione più processi (esecuzioni di programmi), assegnando a turno la CPU a ognuno e sospendendo l'esecuzione dei programmi in attesa di un evento esterno (lettura/scrittura sulle memorie di massa, stampa, input utente ecc.) finché questo non si verifica.

mercoledì 24 giugno 2009

Aggiornamento SFR

Riprendo questo mio precedente post con le ultime su SFR: il problema della mancata ricezione ed emissione di chiamate si presenta in particolare modo nel mio ufficio, a Nogent sur Marne.

Il cellulare quando sono in ufficio è quasi inutilizzabile: per me è un problema perché proprio in queste settimane ho messo in affitto l'appartamento (quasi una decina di chiamate da fare e ricevere al giorno solo per questo nei giorni scorsi) e ho preso in affitto un altro appartamento, con tutto quello che comporta.

Una mia collega, anche lei cliente SFR, questa mattina è riuscita a contattare la società e gli è stato risposto che il problema riguarda la modalità di trasmissione 3G nella nostra zona e che la causa è un'antenna difettosa che sarà riparata a breve.
In effetti giocherellando sulle impostazioni di rete del mio cellulare questa mattina ho impostato la rete GSM e le cose ora vanno bene, a parte che non posso usufruire della rete 3G (che pago).

In soldoni: da 4 settimane ci sono dei grossi problemi e in 4 settimane SFR non ne è venuta a capo.
A me, utente finale che paga un servizio che puo' utilizzare solo in parte, pare che i tempi siano davvero troppo lunghi.

Purtroppo pero' recentemente ho avuto modo di notare una certa lentezza in molti servizi, non solo di SFR: una lentezza esasperante a cui non riesco ad abituarmi.

Qualche esempio capitatomi di recente:

- Avendo deciso di far installare una tenda sul balcone (4m x 2m), chiamo una società specializzata. Dopo il passaggio del tecnico per le misure, la società per farmi avere un preventivo ci ha messo 2 settimane.

- Nel preventivo c'è scritto che dal momento in cui invio l'ordine, passano 8 settimane per la consegna della tenda.

- Scrivo alla società che gestisce l'immobile per chiedere l'autorizzazione per far mettere la tenda. La risposta mi arriva dopo 3 settimane.

In pratica: per far installare una tenda di 4m x 2m, mi ci sarebbero volute 13 settimane, cioè 3 mesi. Avendo iniziato il tutto a metà marzo, avrei avuto la mia tenda a metà giugno.

Morale: sono andato a comprare delle veneziane da Bricorama (70€ in tutto), in 30mn le ho montate e ho risparmiato 950€ e 13 settimane di attesa.

Ultimo esempio di tempi biblici: ho avuto un problema con Free, il mio fornitore di internet/tv/telefono. La linea funzionava ad intermittenza, e mi costringeva a far ripartire il router più volte durante la giornata. Chiamo a più riprese il servizio assistenza (*), viene un tecnico a casa mia, l'assistenza mi invia sms per informarmi sull'avanzamento delle analisi sulla linea. Conclusione: il problema è stato risolto dopo 5 settimane.

Ah, l'insostenibile lentezza dell'essere.

(*) da un paio d'anni secondo una legge francese i servizi di assistenza possono farti pagare la chiamata solo dal momento in cui ti risponde l'operatore. Ottima legge a favore del consumatore. In effetti ora quando chiami Free nel giro di pochi minuti ti rispondono, perché non hanno più l'interesse a tenerti in sospeso. La società ha pero' trovato lo strategemma: spesso e molto volentieri quando hai dei problemi ti chiedono di aspettare mentre ti mettono in contatto con il servizio tecnico. Ora, questa attesa puo' anche durare una decina di minuti, in cui ovviamente paghi. Cosa è cambiato per l'utente finale? Poco, tranne la sensazione di sentirsi preso per i fondelli.

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giovedì 18 giugno 2009

Telefonia mobile francese.

Dopo 5 anni di permanenza in Francia, posso affermare con enfasi e senza rischio di smentite che la qualità della telefonia mobile francese è inferiore a quella italiana.

Non mi lancio in confronti tra i prezzi tra la telefonia dei due paesi: quella francese è basata sull'abbonamento più che sulle prepagate (che sono delle vere fregature come costi e durata della ricarica - per es. 3 mesi per 35€ di ricarica) a differenza di quella italiana, quindi i due sistemi sono difficilmente comparabili (nel complesso, comunque, in Francia si spende di più in moltissimi casi).

Tornando alla qualità e ai servizi, scordatevi tutti quei bei gadget gratuiti del tipo ricezione di un sms quando la persona che avete provato invano a raggiungere precedentemente si è resa finalmente disponibile.

Ancora: tra i tre operatori provati da quando sono qui, Virgin, Bouygues e SFR, solo quest'ultimo operatore ti invia un sms se qualcuno ha provato a contattarti e tu non eri disponibile! A memoria questo servizio è disponibile in Italia da parecchi anni e fornito da tutti gli operatori.

Al di là dei servizi offerti, c'è da considerare la qualità del servizio: per esempio, qualche anno fa Bouygues ha lasciato me e tante altre persone senza copertura telefonica un giorno intero: impossibile ricevere ed inviare chiamate e sms. Mai successo in Italia in tanti anni in cui ho avuto il cellulare. Il tutto senza un sms di avvertimento prima né un messaggio di scuse dopo.

Altro esempio di scarsa qualità del servizio: se qualcuno vi invia un sms mentre avete il cellulare spento, l'sms vi arriva con buona probabilità appena accendete il cellulare, pero' ci sono anche delle probabilità che vi arrivi dopo qualche ora.

Da un paio di settimane la situazione con il mio attuale operatore, SFR, è disastrosa: durante la giornata fare o ricevere una chiamata è molto difficile. Se qualcuno mi chiama io risulto irrangiugibile, se invece sono io a chiamare devo provare a farlo più volte perché il messaggio Connection error (ho il menu del telefonino in inglese per darmi un tono) appare con prepotenza sullo schermo del cellulare mentre quest'ultimo rimane muto.
Ovviamente il tutto non riguarda solo me, ma anche altri utenti SFR, a seconda delle zone.

Visto che la situazione va avanti da un paio di settimane, qualche giorno fa ho provato a chiamare SFR: dopo alcuni tentativi vani di raggiungere il servizio assistenza, sono riuscito a parlare con una gentila signorina, che pero' mi ha subito tagliato le gambe con un laconico: 'Abbiamo un problema informatico, non possiamo analizzare il suo dossier'. Il mio dossier? Siamo miliardi ad avere questo problema. Niente, la signorina è stata irremovibile.

Un paio di giorni fa una mia collega, anche lei insoddisfatta utente SFR, ha chiamato il supporto e le è stato risposto che nella nostra zona ci sono alcune antenne danneggiate: il tempo per la sostituzione è di circa 5 giorni a partire dal momento in cui la mia collega ha chiamato.
Cioè in totale circa 10 giorni per cambiare un'antenna di rete mobile!! Alla faccia del servizio, dell'efficienza e della velocità.



















P.S.: la parte finale di questo post è stata scritta Dream baby dream cantata da Springsteen nel tour acustico del 2005 come sottofondo. Qui un video della canzone.

venerdì 15 maggio 2009

Rigidità francese.

Questo è un messaggio a caldo, quindi potrebbe essere ingiusto.

Tema: i francesi sono cosi' rigidi che una lastra di granito a confronto non è nulla.

Svolgimento.

Dunque, dopo il lavoro sono andato in piscina. Meglio, mi sarebbe piaciuto andare in piscina.

Di solito parcheggio la Vespa e lascio il casco nel cassetto dello scooter, mentre oggi avevo il cassetto pieno e quindi l'ho portato dentro con me. Arrivato alla portineria, chiedo se potevo lasciare il casco da loro, visto che gli armadi sono infinitamente piccoli e non atti a contenere un casco, nonostante ormai gli spostamenti in scooter dei cittadini aumentino di giorno in giorno.

La signora della portineria mi dice che ci sono gli armadi fatti apposti per i caschi: per aprirli ci vuole una moneta da un euro non recuperabile. Gli chiedo perché la moneta non sia recuperabile, come quella degli armadi normali. Lei mi risponde che se fosse recuperabile tutti metterebbero la loro roba negli armadi più grandi.

Io osservo tra me e me: "se tutti vogliono gli armadi più grandi ci sarà un motivo. Non vi è mai sfiorata l'idea che gli armadi siano troppo piccoli e che per entrare lo zaino e il giubbotto devi fare un'operazione di compressione degna di un giocatore di Tetris?". Ma sto zitto, trasecolato.

Chiedo ingenuamente alla signora: "siccome mi dà fastidio spendere un euro per mettere il casco nell'armadio, puo' tenermelo lei in portineria?"

Lei ovviamente mi dice di no, che ci sono gli armadi apposta sopra. Visto che la portineria era molto grande e che dentro c'erano due persone che non stavano facendo un emerito tubo, mi chiedo perché non abbia acconsentito che io lasciassi il mio casco in portineria. Un casco non è come un bambino, che ha bisogno di attenzione, che gli devi cambiare il pannolino o dargli da mangiare. Il casco lo prendi, lo metti li' in un angolo e poi lo ridai al proprietario quando questi se ne va. Ma niente da fare, il casco non si puo' lasciare in portineria.

Evidentemente la procedura che loro eseguono come automi non prevede quest'opzione, e guai a fare qualcosa che fuoriesce dalla procedura.

Morale: mi sono girate le palle e me ne sono tornato a casa innervosito.

A volta la rigidità di molti francesi sfiora la coglionaggine.

Francesi, scusate lo sfogo, io vi voglio bene, mi trovo anche simpatici a volte, ma siate un pochino più elastici quando la situazione lo consente.

La maggior parte dei francesi sarebbe capace di fermarsi ad un semaforo rosso nel deserto.

domenica 5 aprile 2009

Cose sparse che non mi piacciono di Parigi.


Questo post riguarda solo la città di Parigi intra-muros e non la periferia, per la quale un giorno scrivero' un'intera enciclopedia.

In ordine casuale alcune cose che non riesco a farmi piacere di Parigi.

- La puzza di pipi' lungo la Senna.
Capita che cammini lungo la Senna, che fai una passeggiata più o meno romantica, e ti imbatti in alcuni passaggi che sono delle vere toilettes a cielo aperto.

D'estate ci sono delle piazzole lungo la Senna dove si puo' ballare gratuitamente: l'idea è molto bella e consente di vivere la città a costo zero oltre che all'aria aperta. Problema: non ci sono delle toilettes pubbliche, per cui dopo una o più buone birrre cosa fa un essere umano? La pipi' contro il muro o in un'aiutola, anche perché nella zona non ci sono locali pubblici dove poter espletare i propri bisogni. Il risultato ve lo lascio immaginare.

- I prezzi spropositati dei bar per quanto riguarda tutto cio' che si beve.
Anche il mangiare non costa poco, ma il bere è più eclatante. Un thé non lo paghi meno di 4€, cosi' come un succo di frutta in bottiglia. Della birra e dell'acqua in bottiglia poi meglio non parlare.

- La maleducazione e la scontrosità di molti baristi, ristoratori e commessi.
Di questo ho già parlato lungamente qui

- La lentezza esasperante di molti baristi, ristoratori e commessi.
Anche questo argomento è stato da me già trattato nel post di cui sopra, e mi piacere constatare che non sono il solo a notarlo (seguirà link non appena lo recupero).

- La ridotta presenza di zone pedonali.
Non capisco per quale motivo in Francia non riescano a chiudere le vie al traffico, tranne pochissime eccezioni. Anche in quartieri parigini che per loro natura sarebbero perfetti per una passeggiata a piedi, ci trovi sempre le auto. Per esempio nel Marais, dove i marciapiedi e le vie sono minuscole, stai li' a passeggiare e ti devi scostare perché deve passare l'auto di turno o lo scooter.
Ad un servizio su France 5 questa sera hanno parlato di Parigi come Ville voiture e non come Ville Lumiere: sono in parte d'accordo.

- Gli scooter truccati.
Il problema è molto più evidente in periferia (dove è rarissimo trovare uno scooter o una moto non truccato), ma anche a Parigi non si scherza: scooter truccatissimi, che al loro passaggio ti infrangono i timpani con un rumore da enormi zanzare e con una puzza da olio bruciato non indifferente.

- Gli autobus rumorosi.
Non ho statistiche alla mano, ma ad occhio mi pare che il parco autobus di Parigi sia vecchio. Quindi autobus rumorosi e puzzosi.

- La zona attorno Les Halles.
Non c'è bisogno di spendere molte parole su questa triste zona di Parigi: basta farsi un giro e ci si rende conto di quanto sia brutta e squallida.

- Alcune vie di Belleville.
Belleville, quartiere tra il popolare e il borghese trendy, ha alcune zone sporche e decadenti, con palazzi ridotti molto male. Peccato perché sarebbe un quartiere affascinante.

- Le enormi torri del quartiere asiatico, nel 13esimo arrondisment.
Brutte ed antiestetiche, non c'è altro da dire.

- I battelli che solcano la Senna tutto il giorno, scorazzando orde di turisti muniti di macchina fotografica o equivalente apparecchio atto ad immortalare il vissuto.

Per chi non lo sapesse, i battelli hanno fari molto potenti per illuminare tutto cio' che è nel raggio di qualche centinaio di kilometri. Morale: mentre ti fai la tua bella passeggiata lungo la Senna, passa il battello con i suoi fari e toglie qualsiasi poesia alla tua passeggiata.

- Le poche strutture per gli handicappati.
C'è molto da fare, davvero tanto. A partire dai bar e ristoranti che hanno le toilette al primo piano o al piano interrato, alle stazioni di metro e RER, spesso sprovviste di ascensori per handicappati.

- I prezzi assurdi dell'immobiliare, soprattutto rapportati alla qualità delle abitazioni.

- L'avenue degli Champs Elysées.
A me gli Champs Elysées non piacciono affatto, non riesco a trovare nulla di affascinante in questo enorme stradone a più corsie per senso di marcia. I francesi, incuranti del mio giudizio, continuano a ritenere che si tratti della "Avenue più bella del mondo".

- I barboni che dormono sotto i ponti della Senna.
Non mi lancio in analisi sociologiche-politiche-sociali per le quali non ho né strumenti né dati, pero' in una città ricca come Parigi mi fa una certa impressione vedere poveri cristi che hanno fatto di un sottoponte la loro casa.

- La scarsa qualità (in media) dei ristoranti.
A Parigi puoi mangiare anche bene senza spendere una fortuna, ma se vai a caso rischi di mangiare molto male.
Non sono mai entrato nelle cucine dei ristoranti, ma l'impressione generale è che nei locali pubblici l'igiene sia scarsa. Basta vedere i bar dove spesso sono esposti senza alcuna copertura i dolci per ore ed ore, bersaglio inconsapevole di chissà quanti sputi degli avventori del locale.

Seguirà un giorno post sulle cose che adoro di Parigi (e non sono poche).

martedì 18 novembre 2008

Il tonno rosso e Auchan


L'ultima volta che sono stato a fare la spesa all'Auchan, al reparto pesce ho trovato un cartello che informava i clienti che il gruppo non vende più il tonno rosso, dato che in Europa non sono rispettate le quote massime di pesca stabilite dall'UE.

Ho fatto delle ricerche in rete ed in effetti sembra essere cosi'. Per esempio, questa la notizia riportata da Le nouvel observateur, un buon settimanale francese.

Se non è una trovata pubblicitaria e se non ci sono cose strane dietro (purtroppo dalla grande alimentazione mi aspetto di tutto), i miei complimenti ad Auchan: questa è la strada da seguire. Sono convinto che il boicottaggio da parte dei singoli cittadini sia veramente difficile da attuare perché sia efficace, mentre quello della grande distribuzione puo' essere molto più incisivo.

venerdì 14 novembre 2008

Il venditore parigino.

Premetto che questo post è una generalizzazione e quindi, come tutte le generalizzazioni, lascia il tempo che trova.

Allora, in Italia esiste il detto "Il cliente è re". A Parigi te lo puoi scordare: il cliente non solo non è re, ma non si avvicina neanche lontanamente a questo grado.

La vetrina.
Partiamo dalle vetrine: a parte casi rari, le vetrine parigine non sono belle. Cioè, se passaggi per strada non ti viene quasi mai voglia di fermarti a vedere una vetrina, o addirittura ad entrare in un negozio dopo aver visto qualcosa di bello in vetrina. Spesso sono disordinate, c'è troppa roba e cio' che è esposto è poco valorizzato. Mancano di stile: mi riferisco in particolare modo alle vetrine dei negozi di abbigliamento e scarpe. Alcune vetrine sono anche sporche, e non attirano per nulla la tua attenzione.

A Parigi io compro solo quando ho realmente bisogno di qualcosa, raramente perché ho visto qualcosa in vetrina che mi ha fatto venire un istinto folle di acquistare.

Fanno eccezione alcune vetrine di abbigliamento nel quartiere del Marais e, in generale, le boulangerie (panetterie) o le patisserie (pasticcerie): queste si' che sono belle, curate, e ti danno voglia di entrare e mangiarti qualche kilo di dolci e baguette.

Il vendeur/la vendeuse
Una volta entrato nel negozio ti scontri con il vendeur (impiegato addetto alla vendita): il vendeur è in generale poco simpatico, poco preparato e poco portato per i rapporti sociali. Non sorride quando lo saluti, a volte non ti guarda negli occhi, risponde alle tue domande per monosillabi e non è mai propositivo. Il vendeur che ho in mente mentre scrivo questo post è quello della FNAC, avendo negli ultimi giorni fatto degli acquisti in questa catena.

Se per esempio al vendeur chiedi di consigliarti una macchina fotografica tra due modelli, lui si limita ad elencarti i dati delle macchine che trovi nelle brochure o su internet.
Io dal vendeur mi aspetto delle informazioni non presenti sulle brochure, per esempio la robustezza della macchina, la qualità della costruzione, il costo degli obiettivi, la qualità della garanzia in caso di guasto. Che una macchina ha 10 milioni di pixel e l'altra 11, questo lo posso guardare comodamente da internet da casa, pirla! Provi allora a spronarlo, a farlo parlare, ma niente: non si sbilancia, né ti propone altri modelli di sua iniziativa nella stessa fascia di prezzo.

Un vendeur automa, il cui unico scopo è elencarti le caratteristiche dei modelli e verificare la loro disponibilità.

Il cassiere/la cassiera
Una volta passato il vendeur, solitamente si va alla cassa: anche qui il cassiere/la cassiera spesso non brillano per simpatia, socievolezza né per delicatezza.

A proposito, c'è un'abitudine francese che mi ha sempre fatto sorridere: quando sei alla cassa se capita che il cassiere incroci il tuo sguardo mentre sta servendo un cliente precedente, non ti saluta. Ti saluterà solo una volta che sarà il tuo turno. Procedura e rigidezza: salutare il cliente solo quando è il suo turno. A volte mi sembra di essere in Brazil, il film di Terry Gilliam.
Ho sempre trovato quest'abitudine un po' ridicola, ma tant'è, ormai ci sono abituato.

Esasperante ai massimi livelli è il bradipismo di cui sembrano essere affetti tutti i cassieri di Parigi e dintorni. Ma di questo ho già parlato in un altro post, precisamente qui

Discorso del tutto analogo si puo' fare per i serveur/serveuse dei ristoranti e dei bar: maleducati, scontrosi, mancano del tutto di gentilezza e cortesia. Ricevere un sorriso da un serveur parigino o scambiarci quattro chiacchiere è un evento raro come l'apparizione della Madonna a Lourdes!

Quando ti porta le prelibate pietanze il serveur te le porge con noncuranza e strafottenza.

Una volta un serveur mi ha portato una forchetta sporchissima: io gliel'ho fatto notare e ne ho chiesto un'altra in cambio. Lui ha preso la mia forchetta sbruffando e ne ha portata una nuova pulita, il tutto senza chiedere minimamente scusa o per lo meno fare il viso dispiaciuto e imbarazzato per il fattaccio.

Un'altra volta ero con mia mamma, nella sua unica volta che è venuta a trovarmi, in un bar vicino la Tour Eiffel: il serveur, un uomo sulla 50ina, ad un certo punto, fortunatamente dopo averci servito, inizia a farsi la manicure con molta naturalezza. Per gli amanti dei particolari, si pulisce le unghie, con un oggetto appuntito da me non identificato. Vuoi vedere che è questo il motivo per cui mia mamma non è più venuta a Parigi?

L'eccezione.
Indovinate cosa fanno eccezione? Le boulangerie ancora una volta: in boulangerie tutto procede al doppio della velocità, il personale è spesso gentile e sorridente. Che la boulangerie sia la vera anima di Parigi, e il cuore dell'economia francese?


Tutte le caratteristiche negative che contraddistinguono il personale parigino che ha a che fare con il pubblico si possono estendere anche al personale che risponde ai call center: anche qui trovi personale poco simpatico, rigido ed indisponente. E spesso impreparato.

Un disastro? In parte si', anche se con l'abitudine riesci a passare sopra a questo modo di trattare le persone, per noi italiani cosi' inusuale. E poi, come detto all'inizio, non tutti sono maleducati e indisponenti. Per questo quando si trova un bar o un ristorante in cui il personale è gentile, bisogna tenerselo ben stretto e annotarselo.

lunedì 29 settembre 2008

Invito ai baristi, ristoratori e commercianti parigini

Passate un week end in Emilia Romagna e fate uno stage di sorriso e cortesia: non avete che da imparare.

lunedì 15 settembre 2008

Mal comune mezzo gaudio?


Anche in Francia il quotidiano più letto è un quotidiano sportivo, l'Equipe.

...
L'Equipe reste en tête (+10,6 % à 2,5 millions), suivi par Le Parisien-Aujourd'hui en France (+13,2 % à 2,2 millions), puis Le Monde (+1,8 % à 2 millions), Le Figaro (+7,4 % à 1,2 million).
...

Fonte: Le Monde

venerdì 13 giugno 2008

La pronuncia francese.

C'è un aspetto che sembra accomunare alcuni francesi: l'essere estremamente pedanti e sfottenti quando uno straniero non pronuncia perfettamente le loro parole.

In queste situazioni hanno un'aria di superiorità veramente detestabile.

L'altro giorno prendevamo il caffè in ufficio e il mio neo collega italiano, che ancora non parla francese, si è lanciato nella sua prima frase in francese in pubblico, chiedendo se la Francia giocasse oggi contro i Paesi Bassi (*).

Errore degli errori, orrore degli orrori, non lo avesse mai fatto: ha pronunciato Pays Bas precisamente come è scritto e non 'Pei ba', come si dovrebbe pronunciare; uno dei miei colleghi francesi, solitamente un bravo guaglione, lo ha corretto (e fin qui ci sta) e l'ha un po' preso per i fondelli.

Ora, vi posso assicurare per esperienza personale che se uno è un po' timido e si fa condizionare, questo è il modo migliore per bloccarlo nel parlare in pubblico nella idioma francese.

(*): 4-1

domenica 8 giugno 2008

Rifiuti ingombranti.


Nella città francese dove abito, Nogent sur Marne, cosi' come in molte altre città, c'è la possibilità di liberarsi dei rifiuti ingombranti (mobili, materassi, oggetti che non si usano più e che non potrebbero essere buttati nella normale spazzatura perché troppo grandi) una volta al mese semplicemente portando fuori casa gli oggetti e depositandoli sul marciapiede.

Una volta al mese, a seconda della zona in cui abiti, infatti, passa un camion che carica tutto e porta alla discarica o nei centri di riciclaggio i rifiuti ingombranti; il tutto senza pagare nulla.

Ora, il vantaggio di un'organizzazione simile sono molteplici:

1. Permettere anche a chi non ha la macchina di liberarsi di oggetti che non si usano più.

2. Permettere che alcuni di questi oggetti possano essere recuperati. Alcuni oggetti sono infatti recuperati, prima del passaggio del camion del comune, dai tizi che vendono nelle fiere o mercatini di antiquariato. C'è gente che fa proprio questo mestiere: recupera oggetti non più usati nelle varie città, li risistema, li personalizza e poi li rivende; e cosi' molte cose possono avere una seconda vita.

Un paio di mesi fa ho buttato un letto Ikea in ottimo stato perché non avevo più spazio per tenerlo: dopo un paio d'ore ho visto un tizio con un camioncino che se l'è recuperato. Mi piace sapere che in quel letto ora ci dorme qualcuno piuttosto di saperlo in una discarica, incenerito o distrutto per essere recuperato in minima parte.

Anche a me capita ogni tanto di fare un giro di fronte le case il giorno della raccolta degli oggetti ingombranti ogni tanto per vedere se c'è qualcosa che puo' servirmi.

Ovviamente la giornata della raccolta degli oggetti ingombranti è conosciuta mese per mese all'inizio dell'anno.

3. Evitare che la gente possa buttare a caso e n'import où i propri oggetti non più usati, sporcando e rendendo più difficile il lavoro di chi deve tenere pulita la città.

domenica 10 febbraio 2008

35 ore.

E rieccomi, dopo il trasloco, i lavori in casa, le pratiche burocratiche relative al cambio di indirizzo e di banca, dopo le serate all'Ikea a scegliere i mobili; rieccomi, dopo una settimana a casa senza internet.

Ho finalmente scoperto, dopo 3 anni e mezzo, perché i francesi hanno la legge sulla durata lavorativa settimanale di 35 ore: perché se lavorassero di più non avrebbero il tempo di fare nulla. Ai francesi piace stare in coda, non c'è altra spiegazione. Penso che sia l'unico popolo al mondo capace di aspettare 10-15 mn in panetteria per acquistare una baguette; oppure stare 20mn al ristorante senza neanche aver ordinato.

Fateci caso la prossima volta che venite a Parigi: il personale che lavora nei bar ristoranti è sottodimensionato, e di conseguenza il servizio lento, a volte fino all'esasperazione. Quello che pero' mi colpisce non è la lentezza del servizio, ma il fatto che i francesi non si lamentano; non guardano continuamente l'orologio borbottando, non si lamentano con il cameriere, non si ripremottono di non mettere più piede in quel posto.

Qualche mese fa mi è capitato di aspettare 50mn per un croque monsieur, che, detto tra noi, non è un piatto molto complicato o lungo da fare. E dire che nel locale saremo stati in 4. Quando la serveuse mi ha servito il croque, neanche mi ha chiesto scusa per l'attesa, neanche ha pensato di offrirmi una birra per scusarsi. Niente, la cosa più naturale del mondo aspettare 50mn del mondo per un croque.

Al semaforo: se il primo della fila è distratto allo scattare del verde e lascia passare del tempo prima di partire, nessuno osa suonare con il clacson. In Italia se non sei ripartito con scatto alla Alboreto ti trovi una colonna di decine di auto che ti manda a quel paese a suon di clacson.

Le cassiere all'ipermercato sono un esempio di inefficacia e lentezza: una volta che finiscono di passare gli articoli di un cliente alla cassa, e una volta che questo ha pagato (il tutto con molta flemma), prima di iniziare a servire il cliente successivo aspettano che quello precedente abbia messo tutte le sue belle cose nelle buste. In Italia, ma suppongo anche negli altri paesi che non procedono al rallentatore, la cassiera inizia a servire il cliente successivo mentre il precedente imbusta le sue cose, separando gli articoli dell'uno e dell'altro con una sorta di separé di plastica.

Quando sono in fila al supermercato mi guardo attorno e mi rendo conto che sono l'unico ad essere impaziente, a lamentarmi tra me e me, a tirar fuori continuamente il cellulare dalla tasca per guardare l'orario. Gli altri sereni, aspettano, con uno zen incredibile.

Io immagino i discorsi a cena tra una coppia di francesi dopo una giornata di lavoro:
Lui: -...Si', e poi sono andato con i colleghi a mangiare una entrecôte. Pero', porca miseria, abbiamo aspettato solo 15 minuti prima di ordinare.
Lei: -Che sfortunati! A noi è andata meglio; ne abbiamo aspettato 20 di minuti prima di ordinare e altri 15 tra la carne e il dolce. E con i semafori come è andata la tua giornata? Io oggi ho totalizzato 46mn di coda ai semafori.
Lui: Eh no, cara, qui ti batto: oggi ben 58mn in coda ai semafori. Sono stato fortunato perché davanti a me ad un certo punto c'era una macchina guidata da un vecchio che ad un semaforo è ripartito al sesto verde. 58mn: è per questo che stasera mi sento sereno e in forma. Andiamo a fare l'amore?

Il francese trova la sua realizzazione in coda.

Sono convinto che la rivoluzione francese è nata dalle discussioni durante delle code.

P.S.: questo post non vuol dire che apprezzo quando al ristorante ti prendono il piatto mentre stai ancora mangiando e ti chiedono, una volta con il piatto in mano: 'Ha finito, vero'?

domenica 28 ottobre 2007

Lo sportello chiude à 20h30.

Questa sera sono andato a fare la nuova tessera per il cinema MK2/UGC: dopo aver visto gli orari e i luoghi sul sito MK2, ho deciso di andare a MK2 Bibliothèque. Orari ufficiali dello stand per la domenica: 11h-20h30.

Sono arrivato alle 18.41 (1 ora e 49mn prima delle 20h30) a MK2 Bibliotèque e c'era una discreta fila allo stand della tessera: la fila era pero' chiusa e c'era un cartello che diceva più o meno cosi': "Lo sportello chiude alle 20h30, ma non potete mettervi in fila perché abbiamo calcolato che con la gente attualmente in fila e con il tempo medio per ogni tessera sarete esclusi, visto che lo sportello chiude alle 20h30". Ho chiesto spiegazioni alla signorina MK2 che di tanto in tanto passava e lei mi ha detto più o meno la stessa cosa: lei si puo' mettere in coda, ma alle 20h30 precise lo sportello chiude, quindi è a suo rischio e pericolo se poi non riesce ad arrivare allo sportello per le 20h30.

A me questa mi sembra una grande stronzata. Quando si pubblica un orario dev'essere quello della fine di accettazione in fila, non quello di chiusura dello sportello!

Vi immaginate che alle 20 precise vi sbattano fuori dal supermercato senza la spesa perché le casse hanno chiuso mentre voi facevate la vostra spesa?

Da casa io come faccio a sapere se partendo alle 18h15 per andare allo sportello trovo in fila una quantità di gente tale per cui io saro' escluso?

A dire il vero il metodo c'è e si chiama "statistica": prima di partire da casa avrei dovuto farmi dare i dati di affluenza agli sportelli per la tessera delle domeniche scorse in funzione dell'orario, tenere in considerazione eventuali scostamenti dovute per esempio al fatto che oggi è cambiato l'orario e altri fattori aleatori. Poi rispolverare i libri di statistica dell'università, fare qualche calcolo e decidere a che ora partire da casa.

La stupidità e la rigidità formano un'accoppiata micidiale.

P.S.: Ovviamente mi sono messo in coda lo stesso e ho avuto la mia tessera. Oltre ad essere stupidi gli omarini MK2 hanno anche calcolato male i tempi; alle 19h42, infatti, avevo la mia tessera in mano. Secondo loro il mio turno sarebbe arrivato oltre le 20h30. CRETINI.

P.S.: Visto che Blogspot non è molto evoluto e non consente di mettere della musica in sottofondo, sappiate che questo messaggio è stato scritto con il sottofondo musicale dell'album Funeral, degli Arcade Fire. Consigliatissimo.

martedì 23 ottobre 2007

Ode alla boulangerie.

La boulangerie è la panetteria: in realtà la boulangerie propone anche dolci, quindi è una panetteria in senso esteso.

(Foto di una boulangerie qualsiasi trovata in rete. Quella nella foto non sono io).

La boulangerie in Francia è un'istituzione, dappertutto, a Parigi come in periferia, al nord come al sud: c'è una quantità sterminata di boulangerie sparse nel territorio francese e spesso la qualità è alta. La classica baguette, tipo di pane che dev'essere consumato fresco, viene sfornata più volte al giorno, a diversi orari.

La baguette a colazione con il burro è un'altra istutuzione per i francesi, che tengono molto a questo momento della giornata, in cui tutto è permesso: è un piacere uscire la domenica mattina e vedere la gente che fa la coda fuori dalla buone boulangerie per comprare la sognata baguette e magari qualche dolce per il pranzo.

La boulangerie rilassa l'animo dei francesi: non ho mai visto gente nervosa in coda per il pane. No, stanno in fila, anche al freddo, ordinatissimi e hanno dei visi rilassati e contenti.

Secondo me chi va spesso in boulangerie scopa meglio.

Se è vero che la baguette è sicuramente il pane francese più famoso, è anche vero che non è l'unico: la fantasia non manca ai 'nostri cugini transalpini' (da notare che loro ci chiamano allo stesso modo). Pane ai cereali, ai fichi, all'uva, al papavero...Il pane ai fichi si mangia nel periodo natalizio con il fois gras.

Ultimamente ho scoperto il pain sportif, il pane sportivo: è un pane dal peso specifico incredibile. Un piccolo innocuo pezzo di pain sportif pesa centinaia di kg e ti dà energie per decine di anni.

E' buono il pain sportif: l'ho scoperto in Bretagna, quando prima di prendere il treno sono passato da una boulangerie e ne ho preso un paio di pezzi. In treno ho avuto l'illuminazione assaporandolo e mi sono ritenuto un uomo fortunato. I grandi piaceri spesso derivano dai piccoli piaceri. In poche parole, è del pane con dei piccoli prezzi di frutta, secca e non. Non lo so perché è cosi' buono, cosa ci mettano dentro.

L'odore del pane fresco che viene dalle boulangerie mentre passeggi sicuramente contribuisce al fascino della capitale. Parigi senza boulangerie non sarebbe altrettanto bella.

E' un vero peccato che in Italia si sia persa completamente la tradizione del pane: ci vorrebbe un piano politico avente lo scopo di riprendere questa nobile e nello stesso tempo popolare tradizione
del pane buono, fresco, cosi' differente dagli schifosissimi pani industriali che si trovano nei supermercati.

Giuro che se un giorno saro' presidente del consiglio in Italia faro' fruttare i miei anni francesi.

P.S.: secondo quanto leggo in rete, questa è la migliore boulangerie di Parigi 2006.

domenica 19 agosto 2007

Il TGV e commenti sui viaggiatori.


Il TGV è un grande vanto della Francia, si sa: a ragione, aggiungo io.

Sono rientrato questa sera da un week end in Bretagna: partito venerdi' tardo pomeriggio per Le Croisic, sono rientrato stasera: facile immaginare che si tratta di uno dei week end di maggiore affollamento di agosto, e per di più ho viaggiato nelle ore di punta; 3 ore e 15 mn di viaggio all'andata e altrettante al ritorno.

Venerdi pomeriggio il treno è partito da Parigi in perfetto orario ed è arrivato a destinazione con 7 minuti di ritardo.
Oggi è partito da Le Croisic in perfetto orario, ed è arrivato a Parigi con 2 minuti di anticipo.

Mi spiazza sempre un po' prendere un treno che parte in orario e arriva in orario, abituato ancora ai treni italiani. Non riesco a capire come un treno possa arrivare in orario: c'è della magia nera, dei riti woodoo?

Quando chiami qualcuno per venirti a prendere alla stazione in Italia dici sempre: "DOVREI arrivare alle..."; qui dici: "ARRIVO alle ...".
Si parla sempre al condizionale in Italia quando si ha a che fare con i treni: è una bella forma il condizionale, ma a volte sarebbe simpatico non doverlo utilizzare.
Anche linguisticamente le frasi sarebbero più semplici in Italia se i treni fossero in orario.

Si spenderebbe meno in chiamata dai cellulari ("ti chiamo di nuovo per dirti che abbiamo accumulato un'altra ora di ritardo...Siamo fermi in mezzo alla campagna, non si sa perché, non si sa quando ripartiamo: ti chiamo dopo..." ) se i treni fossero in orario.
Che ci sia la mano lunga delle compagnie telefoniche dietro i ritardi dei treni?
Un tempo la leggenda narrava che la rete ferrioviaria in Italia è sempre stata trascurata per favorire lo sviluppo di quella stradale e di conseguenza l'industria automobilistica (leggi: la Fiat).
Vuoi vedere che ora dietro il ritardo dei treni c'è la Vodafone o la Tim?

Un servizio ferriovario scadente rappresenta un grosso handicap per un paese industrializzato: mi sembra una banalità cosi' banale che mi sento banale ad averla ripetuta.

Come si puo' pensare che la gente lasci a casa l'auto quando un servizio essenziale come quello ferroviario non funziona bene? Forse se i servizi comuni funzionassero bene avremmo meno difficoltà ad usare quelli personali. I TGV in Francia sono sempre pieni e sono un'alternativa valida agli aerei e all'auto. Per andare a Le Croisic in auto ci metti circa 5 ore, in treno 3 ore e 15, senza ritardi o imprevisti supplementari, senza la noia di dover guidare, di fermarti per riposarti e di arrivare stanco, senza la paura di trovare degli ingorghi rientrando a Parigi la domenica pomeriggio. Allora si' che conviene prendere il treno, a meno che non ci siano esigenze particolari: mi sembra un discorso molto logico e banale.

A parte questo, la cosa che mi colpisce molto quando viaggio in TGV in Francia è il piacere del viaggio: i francesi in treno sono particolarmente educati e discreti. Durante il viaggio di oggi, più di 3 ore, ho sentito solo due telefoni squillare, a suoneria molto bassa per di più (e parlo di carrozze "open", non divise in scompartimenti chiusi da 6 posti).
Il primo ha scambiato qualche parola a voce molto bassa e ha messo giù, l'altro dopo aver risposto si è spostato in corridoio per parlare (dove 'è l'adesivo che indica che si puo' parlare al cellulare).
I francesi parlano a voce molto bassa al cellulare in treno, ma anche quando parlano tra loro: è molto difficile essere disturbati dalla conversazione di quelli che siedono dietro di te, perché hai difficoltà a sentirli.

Socializzano poco, non si lanciano in discussioni sul tempo o sul week end appena trascorso con il proprio vicino; so che alcuni trovano questo molto triste e grigio. Io no.
E' vero che ogni tanto capita di fare qualche conoscenza interessante in treno, pero' è vero che spesso sono chiacchiere al vento, parole inutili "celebrative del nulla" di cui non io non sento l'esigenza.

Preferisco fare un viaggio di 3 ore con una persona a fianco di cui non so niente piuttosto che non poter fare nulla in treno (leggere, ascoltare della musica, guardare il paesaggio o semplicemente riposare) perché c'è gente che gioca a carte urlando, che parla a voce alta, che urla al cellulare, o, peggio, che sperimenta tutte le suonerie del suo cellulare in cerca della migliore.

E' vero che ci puo' essere una via di mezzo, magari anche piacevole, pero' tra i due esempi estremi che mi sono sempre capitati, preferisco l'estremo francese.

Altra osservazione: perché molte persone, soprattutto in Italia, tengono la suoneria del cellulare al massimo volume in treno? Cazzo, posso capire quando sei in scooter, quando sei in mezzo al traffico che hai necessità di mettere il volume massimo, pero' una volta arrivato in treno si puo' anche abbassare la suoneria e metterla ad un volume più basso. Posso capire la vecchina di 96 anni che non sa come regolare la suoneria, pero' ci sono giovani che con il cellulare sanno fare anche la pasta di casa e per contro sembrano non conoscere quel meraviglioso menu che consente loro di abbassare il volume della suoneria.
Che esigenza c'è di svegliare chi riposa o disturbare chi legge ogni volta che ricevi un sms o una chiamata? Ed è proprio necessario far sapere i cazzi tuoi mentre parli a voce alta al cellulare beatamente dal tuo posto senza avere l'accortezza di andare nel corridoio?

I francesi in treno leggono molto: le carrozze dei TGV a volte sembrano delle vere sale di lettura, non delle carrozze di treno. Leggono soprattutto romanzi, poca informazione o giornali. E leggono, leggono, non si fermano mai.

Anche i bambini francesi parlano a bassa voce sui treni. A parte il fatto di avere l'esempio dei genitori che parlano a bassa voce, forse qualcuno ha anche spiegato loro che se urlano PUO' capitare di disturbare gli altri. Molto bambini italiani invece questo concetto non lo conoscono: se vedi in un aeroporto internazionale un bambino che urla, che parla a voce alta, hai buone probabilità che sia italiano. In Italia il bambino è il re della famiglia, comanda lui. A lui tutto è autorizzato.

Ma dell'educazione dei bambini parlero' in altro post perché è un tema su cui mi capita di riflettere molto da quando abito in Francia e da quando mi sono reso conto che essere "madre" non vuol dire necessariamente essere "madre nevrotica".

Ovviamente seguirà anche il post sulla Bretagna, regione che mi affascina moltissimo.