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domenica 15 gennaio 2012

Evasione fiscale a Parigi

Di evasione fiscale si parla molto poco in Francia. Si parla molto poco anche di altre cose, per esempio i morti sul lavoro, la violenza sulle donne. Se guardi un tg francese ti sembra che il mondo è meraviglioso: ti parlano dell'agricoltore del sud, delle ostriche della Bretagna, dei problemi economici degli altri paesi europei e tante altre cose brutte che pero' capitano solo in altre nazioni.

Eppure sono convinto che l'evasione fiscale in alcuni settori sia molto alta. Per esempio nelle consumazioni al bar al bancone. Oggi sono andato a fare una passeggiata con la Francese e abbiamo fatto sosta in più locali:

- abbiamo preso un felafel da portare via, per approfittare di un magnifico sole di gennaio. Di scontrino fiscale neanche l'ombra;

- abbiamo poi comprato una bottiglietta d'acqua in un bar. Vedi sopra;

- in un negozietto abbiamo comprato un aggeggio da 7.5€. Niente di nulla;

- infine abbiamo preso un gelato dal famoso Berthillon. La tizia che ci ha servito il gelato ha battuto qualcosa sulla cassa, ma non ci ha rilasciato nulla. Non so quanto lei ha battuto sulla macchinetta elettronica abbia qualche fine fiscale o meno, quindi su quest'ultimo caso non mi esprimo.

Insomma, su 4 posti 3 (o addirittura 4) non ci hanno fatto lo scontrino.

Diverso è il caso di consumazione al tavolo nei bar/ristoranti: in quel caso, bisogna essere sinceri, lo scontrino c'è in un un'alta percentuale di casi.

domenica 6 giugno 2010

Cartolina: RER A Vincennes --> Val d'Europe

Non ho statistiche alla mano, ma sono certo che negli ultimi anni l'uso delle cartoline è diminuito del mondo, a causa della democratizzazione dei nuovi mezzi di comunicazione (sms, mms, internet, connessione internet dai cellulari. O anche per semplice pigrizia).

Inizio una nuova rubrica del blog (che si chiama per l'appunto 'Cartolina'), con un paio di foto dalla RER A che ho preso stamattina da Vincennes in direzione Val d'Europe. Il vagone in cui sono capitato era particolarmente disgustoso - fazzoletti sporchi, bottiglie di plastica, cartacce, quindi degno di essere fotografato.
 

domenica 1 novembre 2009

Inciviltà parigina.

Al tg italiano di regime TG1 di questa sera il corrispondente di Parigi ha spiegato di come tra gli utilizzatori del servizio Vélib, le biciclette messe a disposizione dai comuni di Parigi e banlieues, regni l'inciviltà: biciclette rubate, danneggiate, buttate nella Senna. Ed in effetti quando passo davanti ad una qualsiasi stazione di Vélib, è triste constatare come almeno il 50% delle biciclette non sia in buono stato, e quindi inutilizzabile.

Qui un articolo in italiano sull'argomento delle Vélib distrutte.

Ho sentito la notizia proprio mentre riflettevo su un'altra grande inciviltà con cui è facile scontrarsi a Parigi. Meno distruttiva, ma altrettanto fastidiosa e deprimente, per lo meno per me.

Negli ultimi due fine settimana sono uscito spesso con i mezzi pubblici in quanto avevo ospiti e mi sono accorto di una cosa a cui non avevo prestato molta attenzione nel passato: l'impressionante numero di persone che prende i mezzi pubblici, metro e RER, senza pagare il biglietto.

Non tanto a Parigi, dove già non è raro vedere ragazzi più o meno agili che scavalcano i tornelli o che ti si incollano dietro per passare con te nel tornello all'uscita o all'entrata della stazione, ma in periferia, dove il numero dei non paganti aumenta in modo esponenziale in funzione della distanza da Parigi.

Abitando a Vincennes, le mie osservazioni si riferiscono principalmente alle entrate/uscite della RER di questa città.

Ebbene, oggi ho accompagnato il mio amico Iena alla stazione della RER A della mia città: più precisamente ad un'entrata secondaria della stazione, più vicina a casa mia rispetto a quella principale.
Tra 6 persone che sono uscite dalla stazione, ho contato solo una donnina che è passata regolarmente con il suo abbonamento. Una persona su sei! Capisco che il campione è troppo piccolo per essere significativo e quindi a livello statistico non dice una mazza, pero' colpisce ugualmente.

Dovete sapere che in molte stazioni della metro/RER subito dopo i tornelli ci sono anche delle porte molto alte che si aprono quando il cittadino inserisce il suo biglietto nel lettore: in teoria queste porte dovrebbero scoraggiare chi viaggia senza biglietto, in quanto sono difficili da scavalcare a causa della loro altezza.

Qualcosa più o meno del tipo: 



Difficile, ho scritto, ma non impossibile: molti ragazzi infatti si arrampicano come scimmie, con le quali condividono il quoziente intellettivo e la capacità di esprimersi, e scavalcano tornello e porta.

Ieri la scena più triste: stavo entrando alla stazione quando un tizio, che invece dalla stazione usciva, mi ha chiesto se la porta in vetro, che solitamente è usata da donne con passeggino o handicappati, fosse chiusa. Io gli ho risposto di si' e lui mi ha ribattuto che 'non è un problema'. Con una forte spallata ha aperto la porta e a momenti la buttava giù del tutto. Poi mi ha sorriso per sottolineare quanto il suo gesto fosse intelligente e furbo e per cercare un po' di complicità nel mio sguardo, che spero invece gli abbia trasmesso il mio senso di schifo.
Con lui una donna che rideva e rideva della scena come un'ebete ripetendo a voce alta 'la porta chiusa, non è un problema, ahahahahahha'.

Non so cosa ne pensate, ma io trovo questo genere di spettacolo molto triste: quando viene a mancare il rispetto per tutto cio' che è pubblico e usato anche dagli altri, a me prende una sorta di sfiducia nel genere umano. Lo so che nel mondo ci sono cose di molto peggiori, lo so che posso sembrare moralista a chi non mi conosce, pero' questo era il mio pensiero di oggi e l'ho espresso senza filtri.

domenica 19 agosto 2007

Il TGV e commenti sui viaggiatori.


Il TGV è un grande vanto della Francia, si sa: a ragione, aggiungo io.

Sono rientrato questa sera da un week end in Bretagna: partito venerdi' tardo pomeriggio per Le Croisic, sono rientrato stasera: facile immaginare che si tratta di uno dei week end di maggiore affollamento di agosto, e per di più ho viaggiato nelle ore di punta; 3 ore e 15 mn di viaggio all'andata e altrettante al ritorno.

Venerdi pomeriggio il treno è partito da Parigi in perfetto orario ed è arrivato a destinazione con 7 minuti di ritardo.
Oggi è partito da Le Croisic in perfetto orario, ed è arrivato a Parigi con 2 minuti di anticipo.

Mi spiazza sempre un po' prendere un treno che parte in orario e arriva in orario, abituato ancora ai treni italiani. Non riesco a capire come un treno possa arrivare in orario: c'è della magia nera, dei riti woodoo?

Quando chiami qualcuno per venirti a prendere alla stazione in Italia dici sempre: "DOVREI arrivare alle..."; qui dici: "ARRIVO alle ...".
Si parla sempre al condizionale in Italia quando si ha a che fare con i treni: è una bella forma il condizionale, ma a volte sarebbe simpatico non doverlo utilizzare.
Anche linguisticamente le frasi sarebbero più semplici in Italia se i treni fossero in orario.

Si spenderebbe meno in chiamata dai cellulari ("ti chiamo di nuovo per dirti che abbiamo accumulato un'altra ora di ritardo...Siamo fermi in mezzo alla campagna, non si sa perché, non si sa quando ripartiamo: ti chiamo dopo..." ) se i treni fossero in orario.
Che ci sia la mano lunga delle compagnie telefoniche dietro i ritardi dei treni?
Un tempo la leggenda narrava che la rete ferrioviaria in Italia è sempre stata trascurata per favorire lo sviluppo di quella stradale e di conseguenza l'industria automobilistica (leggi: la Fiat).
Vuoi vedere che ora dietro il ritardo dei treni c'è la Vodafone o la Tim?

Un servizio ferriovario scadente rappresenta un grosso handicap per un paese industrializzato: mi sembra una banalità cosi' banale che mi sento banale ad averla ripetuta.

Come si puo' pensare che la gente lasci a casa l'auto quando un servizio essenziale come quello ferroviario non funziona bene? Forse se i servizi comuni funzionassero bene avremmo meno difficoltà ad usare quelli personali. I TGV in Francia sono sempre pieni e sono un'alternativa valida agli aerei e all'auto. Per andare a Le Croisic in auto ci metti circa 5 ore, in treno 3 ore e 15, senza ritardi o imprevisti supplementari, senza la noia di dover guidare, di fermarti per riposarti e di arrivare stanco, senza la paura di trovare degli ingorghi rientrando a Parigi la domenica pomeriggio. Allora si' che conviene prendere il treno, a meno che non ci siano esigenze particolari: mi sembra un discorso molto logico e banale.

A parte questo, la cosa che mi colpisce molto quando viaggio in TGV in Francia è il piacere del viaggio: i francesi in treno sono particolarmente educati e discreti. Durante il viaggio di oggi, più di 3 ore, ho sentito solo due telefoni squillare, a suoneria molto bassa per di più (e parlo di carrozze "open", non divise in scompartimenti chiusi da 6 posti).
Il primo ha scambiato qualche parola a voce molto bassa e ha messo giù, l'altro dopo aver risposto si è spostato in corridoio per parlare (dove 'è l'adesivo che indica che si puo' parlare al cellulare).
I francesi parlano a voce molto bassa al cellulare in treno, ma anche quando parlano tra loro: è molto difficile essere disturbati dalla conversazione di quelli che siedono dietro di te, perché hai difficoltà a sentirli.

Socializzano poco, non si lanciano in discussioni sul tempo o sul week end appena trascorso con il proprio vicino; so che alcuni trovano questo molto triste e grigio. Io no.
E' vero che ogni tanto capita di fare qualche conoscenza interessante in treno, pero' è vero che spesso sono chiacchiere al vento, parole inutili "celebrative del nulla" di cui non io non sento l'esigenza.

Preferisco fare un viaggio di 3 ore con una persona a fianco di cui non so niente piuttosto che non poter fare nulla in treno (leggere, ascoltare della musica, guardare il paesaggio o semplicemente riposare) perché c'è gente che gioca a carte urlando, che parla a voce alta, che urla al cellulare, o, peggio, che sperimenta tutte le suonerie del suo cellulare in cerca della migliore.

E' vero che ci puo' essere una via di mezzo, magari anche piacevole, pero' tra i due esempi estremi che mi sono sempre capitati, preferisco l'estremo francese.

Altra osservazione: perché molte persone, soprattutto in Italia, tengono la suoneria del cellulare al massimo volume in treno? Cazzo, posso capire quando sei in scooter, quando sei in mezzo al traffico che hai necessità di mettere il volume massimo, pero' una volta arrivato in treno si puo' anche abbassare la suoneria e metterla ad un volume più basso. Posso capire la vecchina di 96 anni che non sa come regolare la suoneria, pero' ci sono giovani che con il cellulare sanno fare anche la pasta di casa e per contro sembrano non conoscere quel meraviglioso menu che consente loro di abbassare il volume della suoneria.
Che esigenza c'è di svegliare chi riposa o disturbare chi legge ogni volta che ricevi un sms o una chiamata? Ed è proprio necessario far sapere i cazzi tuoi mentre parli a voce alta al cellulare beatamente dal tuo posto senza avere l'accortezza di andare nel corridoio?

I francesi in treno leggono molto: le carrozze dei TGV a volte sembrano delle vere sale di lettura, non delle carrozze di treno. Leggono soprattutto romanzi, poca informazione o giornali. E leggono, leggono, non si fermano mai.

Anche i bambini francesi parlano a bassa voce sui treni. A parte il fatto di avere l'esempio dei genitori che parlano a bassa voce, forse qualcuno ha anche spiegato loro che se urlano PUO' capitare di disturbare gli altri. Molto bambini italiani invece questo concetto non lo conoscono: se vedi in un aeroporto internazionale un bambino che urla, che parla a voce alta, hai buone probabilità che sia italiano. In Italia il bambino è il re della famiglia, comanda lui. A lui tutto è autorizzato.

Ma dell'educazione dei bambini parlero' in altro post perché è un tema su cui mi capita di riflettere molto da quando abito in Francia e da quando mi sono reso conto che essere "madre" non vuol dire necessariamente essere "madre nevrotica".

Ovviamente seguirà anche il post sulla Bretagna, regione che mi affascina moltissimo.

giovedì 2 agosto 2007

Moto d'acqua.


Il buon vecchio Gaber diceva che per praticare alcuni tipi di sport, per esempio il golf, il cricket..., essere stupidi non è necessario, pero' aiuta.
Agli sport menzionati da Gaber io aggiungo la moto d'acqua.

Ogni volta che sono al mare e vedo un pirla passare a tutta velocità con la moto ad acqua mi dico che alla stupidità e alla coglionaggine umana non c'è mai fine.
La cosa che mi fa ridere è che questi elementi si sentono molto fighi mentre passano con il loro mezzo a pochi metri dalla costa, mentre in spiaggia il commento è sempre lo stesso ed unanime: "Ma guarda 'sto coglione!"
Ovviamente la cosa non mi fa solo ridere, ma anche incazzare per il semplice motivo che spesso questi "coglioni" (definizione dei bagnanti. Io non sono cosi' volgare) se ne fottono altamente del codice del mare, e arrivano a pochi metri dalla riva a tutta velocità, mettendo a rischio la vita di chi, facendo la sua pacifica nuotatina di 10m, spera di smaltire tutto il cibo ingurgitato la sera prima. Purtroppo non sono rischi immaginari perché ogni estate sentiamo al tg la notizia di qualche nuotatore o sub che ci ha lasciato le penne grazie ai motociclisti del mare.
Da non trascurare anche il disturbo derivante dal rumore e dall'inquinamento prodotto da questi obbrobbi della tecnologia moderna. Già abbiamo il traffico delle nostre città e paesi: se anche al mare dobbiamo sentirci in pericolo e respirare puzza di benzina bruciata...

giovedì 26 luglio 2007

Qualche domanda per i fumatori (non tutti).


Durante queste vacanze mi sto ponendo qualche domanda, che giro ai fumatori che mi leggono.

1. Perché dopo aver fumato in spiaggia buttate i mozziconi sulla sabbia?
E' vero che è noioso cercare un cestino della spazzatura oppure mettere il mozzicone in borsa e buttarlo successivamente, pero' è altrettanto noioso per me camminare tra i sassi, la sabbia e i mozziconi.

2. Perché se siete in auto buttate i mozziconi dal finestrino? Lasciando da parte il rischio incendi, non indifferente, non mi sembra una cosa molto bella e civile.

3. Perché dopo aver finito il pacchetto di sigarette lo buttate dal finestrino della vostra auto o a terra se siete a piedi?

venerdì 8 giugno 2007

Civiltà e parcheggio.


Questa sera sono stato al centro commerciale Auchan di Val de Fontenay.

Un ipermercato triste, come molti ipermercati della periferia francese.

Ma questo forse lo sapete già.

Quando sono arrivato ho parcheggiato la mia Vespa vicino a 4 parcheggi riservati agli handicappati. Mentre parcheggio arriva una Tipo con a bordo due signore abbastanza volgarotte e parcheggiano in uno dei 4 posti riservati agli handicappati. Scendono, e mi accorgo che non erano handicappate. Sul parabrezza c'era l'adesivo che solitamente si trova nelle macchine dei disabili.

Quando ritorno dalla spesa le signore stavano appena andando via. Intanto gli altri posti per gli handicappati erano stati occupati, tranne uno.

Arriva un'altra auto in cui davanti ci sono marito e moglie, entrambi sulla 30ina. Tra tutt'e due direi un paio di quintali. Dietro, i vitelli..scusate...volevo dire i bambini. Bene, senza spegnere l'auto (diesel) il marito scende dalla macchina e si dirige verso il tabaccaio. Non era handicappato.

Dopo circa 10 minuti (io intanto caricavo le buste della spesa e portavo al suo posto il carrello, il tutto con molta calma) torna il tizio, con dei biglietti di Euromillions in mano, e rientra in macchina. Che a momenti si cappottava. In questi 10 minuti il motore dell'auto è rimasto inutilmente acceso.

Ora, per quale motivo il tizio non ha spento e riacceso il suo quadrupede mezzo di locomozione?

a. Perché pensava di impiegare molto meno dal tabaccaio?
b. Perché la sua famiglia aveva caldo e quindi aveva bisogno dell'aria condizionata?

E, soprattutto, visto che tanto handicappato non era, perché non ha scelto un altro parcheggio?