giovedì 30 agosto 2007

4 luni, 3 saptamini si 2 zile.

Titolo italiano: 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni.
Titolo francese: 4 mois, 3 semaines et 2 jours.
Romania, 2007. Regia: Christian Mungiu.

Film duro, distaccato, a volte difficile da sostenere, su una storia (immaginiamo come tante) della Romania della fine degli anni '80. Stile realista, con molta camera a mano (qualcuno ha scomodato i Dardenne: dal mio punto di vista non è un complimento...), senza giudizi morali.

Voto di Kurtz: più.

Velib: un'iniziativa lodevole.

(Osservazione: quello nella foto non sono io)

Finalmente questa sera ho potuto sfruttare il mio abbonamento Velib, arrivatomi da un sacco di tempo; martedi' per la precisione.

Velib è un nuovo modo per spostarsi a Parigi, messo in piedi dal comune di Parigi e da una società privata. A sua volta, Parigi ha copiato l'idea dalla città di Lione.

In pratica: fai l'abbonamento annuale via internet (29€) e nel giro di una decina di giorni ti arriva a casa una carta magnetica: in tutta Parigi sono installate decine di stazioni (borne) completamente informatizzate, sorta di parcheggio automatico dove prendere le bici.
Alla borne, niente di più semplice per prendere la bici: scegli il tuo velocipede, passi la tua tessera su un lettore magnetico e parti. Al massimo devi regolare la sella se non si confà alla tua statura.
Fai i tuoi bei giri in Parigi e poi la lasci in qualsiasi altra borne della città.

I costi: la prima mezz'ora è gratis, poi le mezzore costano sempre di più. I soldi sono scalati direttamente dal tuo conto, che puoi ricaricare su Internet o direttamente alle borne con la carta di credito. Velib è concepito come mezzo di spostamento più che come mezzo di piacere, è per questo che dopo mezz'ora si inizia a pagare; cosi', infatti, viene assicurato un ricircolo continuo delle bici. In realtà, attualmente dopo mezz'ora puoi depositare la tua bici, prenderne un'altra nella stessa borne e non paghi nulla.

Stasera sono andato al cinema, al cinema MK2 Bibliothèque, che mi viene particolarmente comodo. Il film era alle 19h50; arrivato con notevole anticipo, dopo aver fatto il biglietto alle 18h30 ho preso la mia bici alla borne più vicina, 200m dal cinema, e sono andato a Saint Michel: proprio di fronte al bar dove volevo andare a mangiare ho depositato la bici. Dopo aver mangiato il mio croque monsieur, ho preso un'altra bici, sono ritornato a Bibliothèque e ho visto il film. Fico, no?

Se non si vuole fare l'abbonamento annuale, si puo' fare l'abbonamento giornaliero, che costa 1€ (a cui aggiungere i costi di ogni singolo affitto, uguali a quelli nel caso di abbonamento annuale); l'abbonamento si puo' fare in tutte le borne, basta avere una carta di credito.
Penso che la bici sia un'ottima modo di visitare una città, ed infatti si vedono molti turisti in bicicletta.

Velib è stato un successo, tant'è che il comune continua ad installare delle borne dappertutto (già molto diffuse) e vuole aumentare il numero di bici da qui alla fine dell'anno.

Per evitare l'anarchia più totale, bici sui marciapiedi, semafori rossi bruciati, controsensi, il comune ha anche deciso di aumentare i controlli fatti ai ciclisti: un mio collega ha già preso una multa di 90€ per un semaforo bruciato.

A mio avviso Velib non ridurrà il traffico, o se lo ridurrà sarà in maniera poco significativa, pero' di certo contribuisce a rendere più piacevole una città e a sensibilizzare le persone.

Trovo l'idea di Velib geniale, e mi auguro vivamente che questa amministrazione continui a costruire piste ciclabili e spazi per pedoni e ciclisti come ha fatto finora: tanto è stato fatto, ma ancora c'è da fare. E comunque da quando sono a Parigi, 3 anni in questi giorni, mi pare che il numero di ciclisti per le strade sia aumentato notevolmente.

Siccome sono un uomo statistico, cerchero' al più presto dei dati sull'incremento del traffico dei ciclisti.

(Osservazione: quella nella foto non sono io)




giovedì 23 agosto 2007

Un film: Two days in Paris

Film francese tedesco, 2007. Regia: Julie Delpy

Mediocre questa commediola senza capo né coda. La regista ha voluto troppo giocare sui cliché e ne è rimasta imprigionata.

Qualche situazione simpatica in cui si sorride ma niente più.

Voto di Kurtz: indifferente.

domenica 19 agosto 2007

Il TGV e commenti sui viaggiatori.


Il TGV è un grande vanto della Francia, si sa: a ragione, aggiungo io.

Sono rientrato questa sera da un week end in Bretagna: partito venerdi' tardo pomeriggio per Le Croisic, sono rientrato stasera: facile immaginare che si tratta di uno dei week end di maggiore affollamento di agosto, e per di più ho viaggiato nelle ore di punta; 3 ore e 15 mn di viaggio all'andata e altrettante al ritorno.

Venerdi pomeriggio il treno è partito da Parigi in perfetto orario ed è arrivato a destinazione con 7 minuti di ritardo.
Oggi è partito da Le Croisic in perfetto orario, ed è arrivato a Parigi con 2 minuti di anticipo.

Mi spiazza sempre un po' prendere un treno che parte in orario e arriva in orario, abituato ancora ai treni italiani. Non riesco a capire come un treno possa arrivare in orario: c'è della magia nera, dei riti woodoo?

Quando chiami qualcuno per venirti a prendere alla stazione in Italia dici sempre: "DOVREI arrivare alle..."; qui dici: "ARRIVO alle ...".
Si parla sempre al condizionale in Italia quando si ha a che fare con i treni: è una bella forma il condizionale, ma a volte sarebbe simpatico non doverlo utilizzare.
Anche linguisticamente le frasi sarebbero più semplici in Italia se i treni fossero in orario.

Si spenderebbe meno in chiamata dai cellulari ("ti chiamo di nuovo per dirti che abbiamo accumulato un'altra ora di ritardo...Siamo fermi in mezzo alla campagna, non si sa perché, non si sa quando ripartiamo: ti chiamo dopo..." ) se i treni fossero in orario.
Che ci sia la mano lunga delle compagnie telefoniche dietro i ritardi dei treni?
Un tempo la leggenda narrava che la rete ferrioviaria in Italia è sempre stata trascurata per favorire lo sviluppo di quella stradale e di conseguenza l'industria automobilistica (leggi: la Fiat).
Vuoi vedere che ora dietro il ritardo dei treni c'è la Vodafone o la Tim?

Un servizio ferriovario scadente rappresenta un grosso handicap per un paese industrializzato: mi sembra una banalità cosi' banale che mi sento banale ad averla ripetuta.

Come si puo' pensare che la gente lasci a casa l'auto quando un servizio essenziale come quello ferroviario non funziona bene? Forse se i servizi comuni funzionassero bene avremmo meno difficoltà ad usare quelli personali. I TGV in Francia sono sempre pieni e sono un'alternativa valida agli aerei e all'auto. Per andare a Le Croisic in auto ci metti circa 5 ore, in treno 3 ore e 15, senza ritardi o imprevisti supplementari, senza la noia di dover guidare, di fermarti per riposarti e di arrivare stanco, senza la paura di trovare degli ingorghi rientrando a Parigi la domenica pomeriggio. Allora si' che conviene prendere il treno, a meno che non ci siano esigenze particolari: mi sembra un discorso molto logico e banale.

A parte questo, la cosa che mi colpisce molto quando viaggio in TGV in Francia è il piacere del viaggio: i francesi in treno sono particolarmente educati e discreti. Durante il viaggio di oggi, più di 3 ore, ho sentito solo due telefoni squillare, a suoneria molto bassa per di più (e parlo di carrozze "open", non divise in scompartimenti chiusi da 6 posti).
Il primo ha scambiato qualche parola a voce molto bassa e ha messo giù, l'altro dopo aver risposto si è spostato in corridoio per parlare (dove 'è l'adesivo che indica che si puo' parlare al cellulare).
I francesi parlano a voce molto bassa al cellulare in treno, ma anche quando parlano tra loro: è molto difficile essere disturbati dalla conversazione di quelli che siedono dietro di te, perché hai difficoltà a sentirli.

Socializzano poco, non si lanciano in discussioni sul tempo o sul week end appena trascorso con il proprio vicino; so che alcuni trovano questo molto triste e grigio. Io no.
E' vero che ogni tanto capita di fare qualche conoscenza interessante in treno, pero' è vero che spesso sono chiacchiere al vento, parole inutili "celebrative del nulla" di cui non io non sento l'esigenza.

Preferisco fare un viaggio di 3 ore con una persona a fianco di cui non so niente piuttosto che non poter fare nulla in treno (leggere, ascoltare della musica, guardare il paesaggio o semplicemente riposare) perché c'è gente che gioca a carte urlando, che parla a voce alta, che urla al cellulare, o, peggio, che sperimenta tutte le suonerie del suo cellulare in cerca della migliore.

E' vero che ci puo' essere una via di mezzo, magari anche piacevole, pero' tra i due esempi estremi che mi sono sempre capitati, preferisco l'estremo francese.

Altra osservazione: perché molte persone, soprattutto in Italia, tengono la suoneria del cellulare al massimo volume in treno? Cazzo, posso capire quando sei in scooter, quando sei in mezzo al traffico che hai necessità di mettere il volume massimo, pero' una volta arrivato in treno si puo' anche abbassare la suoneria e metterla ad un volume più basso. Posso capire la vecchina di 96 anni che non sa come regolare la suoneria, pero' ci sono giovani che con il cellulare sanno fare anche la pasta di casa e per contro sembrano non conoscere quel meraviglioso menu che consente loro di abbassare il volume della suoneria.
Che esigenza c'è di svegliare chi riposa o disturbare chi legge ogni volta che ricevi un sms o una chiamata? Ed è proprio necessario far sapere i cazzi tuoi mentre parli a voce alta al cellulare beatamente dal tuo posto senza avere l'accortezza di andare nel corridoio?

I francesi in treno leggono molto: le carrozze dei TGV a volte sembrano delle vere sale di lettura, non delle carrozze di treno. Leggono soprattutto romanzi, poca informazione o giornali. E leggono, leggono, non si fermano mai.

Anche i bambini francesi parlano a bassa voce sui treni. A parte il fatto di avere l'esempio dei genitori che parlano a bassa voce, forse qualcuno ha anche spiegato loro che se urlano PUO' capitare di disturbare gli altri. Molto bambini italiani invece questo concetto non lo conoscono: se vedi in un aeroporto internazionale un bambino che urla, che parla a voce alta, hai buone probabilità che sia italiano. In Italia il bambino è il re della famiglia, comanda lui. A lui tutto è autorizzato.

Ma dell'educazione dei bambini parlero' in altro post perché è un tema su cui mi capita di riflettere molto da quando abito in Francia e da quando mi sono reso conto che essere "madre" non vuol dire necessariamente essere "madre nevrotica".

Ovviamente seguirà anche il post sulla Bretagna, regione che mi affascina moltissimo.

Strage di Ferragosto.

A volte mi vergogno delle mie origini calabresi.

giovedì 16 agosto 2007

Magic: ecco l'annuncio ufficiale!!!



Ecco finalmente l'annuncio ufficiale dell'album di Bruce Springsteen, di cui si parla da mesi in maniera non ufficiale. Si chiamerà Magic e, da quanto dice Jon Landau, manager da sempre di Bruce, sembra essere molto elettrico e molto rock.

http://www.brucespringsteen.net/news/index.html

E ora, come dopo ogni disco, si riparte in tour. Dal 1992 non ho mai mancato un tour, compreso il tour acustico del 1996-97 per il quale era difficilissimo trovare i biglietti.

Una data sembra già ufficiale per il tour europeo, al Bercy di Parigi il 17 dicembre. Non male: sono 8km da casa mia!

Un film: Casino.



USA, 1996. Regia: Martin Scorsese.

Pochi commenti per questo capolavoro di Martin Scorsese, a mio avviso insieme a David Lynch tra i più grandi registi dei nostri tempi.

Come sempre in un film di Scorsese, risaltano l'eleganza registica, la bravura degli attori (il trio dei protagonisti principali - Robert De Niro, Joe Pesci, Sharon Stone - è straordinario), la cura degli ambienti e della ricostruzione storica, la colonna sonora (mi ha colpito che il film si chiuda con il motivo di Le Mépris, già citata qui), come sempre molto variegata e curata.
E tante altre cose, tra cui Sharon Stone, probabilmente all'apice del suo splendore e della sua bravura, in un ruolo molto sottile e difficile.

C'è qualcosa, pero', che non gli fa meritare il doppio cuoricino. Forse il fatto di averlo visto in dvd, mentre un film di questo calibro merita sicuramente una sala cinematografica e la sua magia. Forse la presenza a volte ingombranti delle voci off. O forse qualcosa d'altro che non riesco a razionalizzare.

A questo link un'interessante intervista a Martin Scorsese.

Voto di Kurtz: cuoricino.

lunedì 13 agosto 2007

Un film: Intolérance.


Inghilterra, Germania, 2007. Regia: Phil Mulloy.

Ho trovato molto insignificante e spesso noioso questo cartone (in realtà sono 3 cartoni realizzati in anni differenti). Si', alla base qualche idea simpatica c'è, pero' non basta.

Molto apprezzato dalla stampa francese, ancora devo capire cosa ci hanno trovato in questo film.

Voto di Kurtz: meno.

Un film: Saraband.

Svezia, 2003. Regia di Ingmar Bergman.

Ho veramente poche parole per questo ultimo film di Bergman, che risale al 2003 (ricordo che a quei tempi non usci' al cinema e passo' sui RaiTre alle 3 del mattino...).

Io l'ho trovato meraviglioso, commovente. 4 personaggi, due donne e due uomini, spazi chiusi, il passato che non è passato, una fotografia freddissima. Il lato oscuro di ognuno dei personaggi, il dramma che si portano dietro.
Gli attori lasciano senza parole, soprattutto le due donne: oltre la sempre eccezionale Liv Ullman, segnalo una giovane e promettente Julia Dufvenius, un vero affascinante talento nordico che fa impallidire moltissime attricette da 4 soldi che vanno molto di moda.

Voto di Kurtz: Stendhal.


(Bergman con Liv Ullman e Julia Dufvenius)


giovedì 9 agosto 2007

A proposito di cuoricini.

Qualcuno si starà chiedendo quale è la scala dei voti che assegno ai film di cui parlo brevemente nel blog.

La scala di giudizio in uso deriva al 90% su quella nata circa 9-10 anni fa, quando andavo al cinema non meno di un paio di volte a settimana (più o meno come ora a dire il vero, ma fa sempre figo parlare del passato aggiungendo un po' di mitologia...) con amiche più o meno bionde e con amici più o meno iene.

Il cinema era spesso il Lumiere di Bologna, a quei tempi dotato di una sola sala e sito in Via Pietralata, piccola via tra San Felice e il Pratello: il posto a sedere era nella quarta o terza fila (a seconda del formato della pellicola) e il posto quello centrale.
Gli ultimi tempi il posto, quando mi sono convinto di avere una leggera forma di claustrofobia (fa figo avere almeno una fobia nella vita. Invidio quelli che sono agorafobici, aracnefobici, claustrofobici, idrofobici, omofobi. I migliori sono i fobofobici, quelli che hanno paura di avere una paura. Ahahaha, come sono forte!!) il posto prescelto divenne quello laterale destro.

Una volta tornato a casa, magari dopo un paio di birre rosse al Pratello da Sante, scrivevo su dei fogli il nome del film, il regista, il cinema dove ho visto il film, la data, le persone con cui sono andato al cinema e il famoso voto. Una sorta di blog cartaceo prima del blog? Ancora ho qualcuno di quei fogli. Qualche giorno lo ricopio in questo blog.

La scala di giudizi, elaborata durante le prime settimane di frequentazione assidue dei cinema, è la seguente:

Fucile: se incontro il regista per la strada non so cosa gli faccio...
Meno: il film mi ha colpito in negativo.
Indifferente: il film mi ha lasciato del tutto indifferente.
Più: il film mi ha colpito.
Cuoricino: lo amo.
Doppio cuoricino: amo molto questo film.
Triplo cuoricino: il film mi ha lasciato senza parole.

Il triplo cuoricino si poteva assegnare una sola volta durante un'intera stagione cinematografica (da settembre a luglio), pero' era mobile; cioè, se oggi vedo un film e decido di assegnarli il triplo cuoricino, devo toglierlo al film che l'aveva prima, che si ritrovava con un doppio cuoricino.

Oggi, 09 agosto 2007, decido ufficialmente di modificare gli estremi della mia scala.

"Il Fucile" diventa "Un ceffone". Questo perché sono diventato non violento in questi 9-10 anni.

"Il triplo cuoricino" diventa "Sindrome di Stendhal". Vuol dire che il film mi ha causato cio' che un'opera d'arte puo' causare negli animi più sensibili e che va sotto il nome di Sindrome di Stendhal.

Ricapitolando, la scala valida da oggi è:

Un ceffone: se dovessi incontrare il regista per la strada gli tirerei un ceffone.
Meno: il film mi ha colpito in negativo.
Indifferente: il film mi ha lasciato del tutto indifferente.
Più: il film mi ha colpito.
Cuoricino: lo amo.
Doppio cuoricino: amo molto questo film.
Sindrome di Stendhal: il film mi ha causato una crisi da sindrome Stendhal.

E questo è quanto!

Un film: La noche de los girasoles


Spagna, Francia, Portogallo, 2006. Jorge Sanchez-Cabezudo
Titolo francese: La nuit des tournesols.
Titolo italiano (è uscito in Italia?): Delitto al villaggio abbandonato.

Molto interessante questo noir-thriller, ambientato in un affascinante entroterra abbandonato e isolato della Spagna. Il film è lungo, 2h30, ma la tensione è crescente e non ti abbandona mai.
La storia è ben costruita, la sceneggiatura forte, gli interpreti bravi (soprattutto il vecchio sergente, Amedeo) e l'uso dello sgranato contribuisce al fascino di questa pellicola. Piacevoli e ben abbinate alle immaginni le musiche.

Voto di Kurtz: doppio cuoricino.

Due link tra i pochissimi che ho trovato in italiano sul film:
http://www.cinemavvenire.it/articoli.asp?IDartic=5107
http://www.spietati.it/in-primo-piano/Venezia/Venezia-63/venezia63_giornate_autori.htm

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P.S. Colonna sonora di questo post: Davanti ad un distributore automatico di fiori, di Lucio Battisti. Sicuramente uno dei titoli di canzoni più strani che conosca.

mercoledì 8 agosto 2007

Viaggio in Sicilia: Stromboli.

Stromboli è uno dei posti più affascinanti che abbia mai visto. Non che sia un grande viaggiatore, ma questo non importa. Del mio viaggio in Sicilia di quest'estate è sicuramente il posto che più mi ha colpito.

Sarà che ho visto per la prima volta la sabbia nera-grigia, cosi' come le pietre della spiaggia.


Sarà perché non ci sono auto né pullman né camion, ma solo Api Piaggio e mini auto elettriche.


Di sera, dopo un'ottima cena, abbiamo fatto una passeggiata: meraviglia delle meraviglie, la maggior parte delle strade non sono illuminate. E' quindi obbligatorio camminare con una torcia per vedere qualcosa: cio' significa che il cielo che si vede a Stromboli è di un nero veramente intenso.

Per quanto riguarda la cena, non posso che consigliarvi il ristorante Punta Lena: non troppo costoso (sui 30€ a persona), personale gentile e soprattutto vista stupenda se chiedete i tavoli più esterni. Caroline ed io siamo arrivati all'ora del tramonto e siamo rimasti a bocca aperta per il panorama che ci si presentava di fronte.
(vista dal tavolo del ristorante Punta Lena)

Bellissime anche le spiagge di Stromboli. Purtroppo nei giorni in cui siamo stati noi il vulcano era inattivo, altrimenti penso che mi sarebbe piaciuta ancora di più questa magnifica isola. In ogni caso, il vulcano è li', imponente e anche un po' minaccioso. Impossibile ignorarlo.


Un commento sul residence dove abbiamo pernottato: Residence Aquilone. Posizione ottima (2 mn a piedi dalla piazza principale, 5mn dal piedi), purtroppo pero' abbiamo trovato una camera in pessime condizioni: sporca (classico scarafaggio nella doccia compreso), tenuta molto male, soprattutto il bagno, un lenzuolo strappato, personale non particolarmente simpatico né gentile.

Nonostante fosse presente nella Guide du Routard 2007 della Sicilia, il Residence Aquilone non me la sento di consigliarlo a nessuno. A proposito della Guide du Routard, devo dire che a parte qualche piccola cosa, l'abbiamo trovata molto affidabile.

(Attenzione: questa non è una foto del Residence Aquilone)

Un commento sul costo di ricarica.

Il successo più grande di questo governo è stata probabilmente l'abolizione del costo di ricarica delle ricariche dei cellulari.

Più volte ho sentito parlare del costo di ricarica come di "un'anomalia tutta italiana". Ho sentito dire, anche dal promotore della lodevole iniziativa (in ogni caso è un ottimo esempio di democrazia), che il costo delle telefonate fatte con il cellulare in Italia è più caro che negli altri paesi.

Nel mio piccolo vorrei spiegare che quello della ricarica non è un'anomalia solo italiana.

In pratica, cosa comportava per l'utente italiano il costo di ricarica? Comportava che gli sms e le telefonate costavano di più quanto più basso era il taglio della ricarica.

Facciamo due esempi della vecchia situazione italiana, considerando il costo effettivo degli sms per due tagli di ricarica. Discorso del tutto analogo si puo' fare per le telefonate.

Esempio numero 1. Ricarica di un operatore italiano da 10€ prima dell'abolizione del costo di ricarica.
Ricarica di 10€
8€ effettivi di traffico.
Al costo ufficiale di 15 cent ciascuno, con 8€ puoi inviare 54 sms
Gli 8€ tu pero' li hai pagati 10€, quindi ogni sms ti è costato 18 centesimi e non 15.

Esempio numero 2. Ricarica di un operatore italiano da 100€ prima dell'abolizione del costo di ricarica.
Ricarica da 100€.
Traffico effettivo 90€
Al costo ufficiale di 15 cent ciascuno, con 90€ invii 600 sms.
I 90€ tu pero' li hai pagati 100€, quindi ogni sms ti è costato 16 centesimi e non 15.

Morale per la vecchia situazione italiana: più alto era il taglio della ricarica e meno ti costava un singolo sms.

Vediamo ora come si presenta la situazione in Francia, dove il costo di ricarica non esiste per nessun operatore: prendiamo come esempio l'operatore Orange.

Orange prevede una gamma di ricariche che va dai 5€ ai 100€, senza costi di ricarica: i tagli più alti hanno del traffico offerto.
Non conosco i prezzi degli sms e non ho voglia di cercarli sul sito della Orange, per cui per i miei due esempi utilizzero' la stessa cifra del caso italiano, cioè 15 centesimi. Il concetto conta, al di là delle cifre, e il concetto non cambia se l'sms costa 15 o 12 centesimi.

Situazione numero 1. Ricarica Orange da 5€.
Ricarica da 5€.
Traffico effettivo 5€.
Al costo ufficiale di 15 centesimi, con 5€ invii 33 sms.
Hai pagato effettivamente 15 centesimi ogni sms.

Situazione numero 2. Ricarica Orange da 100€
Ricarica da 100€.
Traffico effettivo: 150€.
Con 150€ invii 1000 sms.
I 150€ tu pero' li hai pagati 100€, quindi ogni sms ti è costato 10 centesimi e non 15.

Morale per la situazione francese: più alto è il taglio della ricarica e meno ti costa un singolo sms.

Al di là di come vengono presentate commercialmente le varie offerte, a me sembra che il risultato sia simile tra la vecchia situazione italiana e quella francese.

Tariffe.
Per quanto riguarda invece le tariffe, il confronto si fa più difficile perché la maggior parte dei piani tariffari in Italia presenta il costo dello scatto alla risposta, mentre tutti i piani tariffari francesi non lo hanno.
Qualche mese fa avevo fatto un confronto tra un piano Vodafone senza scatto alla risposta ed uno dell'operatore Bouygues, mio vecchio operatore, e avevo constatato che un minuto di conversazione fatto con l'operatore francese costava circa il 40% di più rispetto all'operatore italiano.

Durata del credito.
Un altro piccolo commento sulla durata del credito: in Italia avevi un anno di tempo per consumare il credito appena comprato, indipendentemente dal taglio. Ora mi sembra addirittura che il credito non abbia una scadenza.

Riferendoci sempre alle ricariche Orange, si scopre che:
Hai tempo una settimana per consumare la tua ricarica di 5€.
Hai tempo un mese per la tua ricarica da 15€
......
Hai tempo 5 mesi per consumare la tua ricarica da 100€


Quindi, cari italiani, non tutto è catastrofico e "anomalo" come spesso sembra.

P.S. Per amor di completezza, bisogna dire che in Francia le ricariche sono molto poco diffuse, mentre lo sono molto di più gli abbonamenti.
Devo ancora capire se le ricariche sono poco interessanti perché gli abbonamenti sono più diffusi e interessanti o se gli abbonamenti sono cosi' diffusi e interessanti perché le ricariche sono poco interessanti. Ma penso sia più facile scoprire se è nata prima la gallina o l'uovo.







martedì 7 agosto 2007

La foto di Kurtz: Matrimonio all'italiana.

Noto (Siracusa), Luglio 2007.

Quo vadis?

Salina, Luglio 2007.

Un film: Interview.

Usa Olanda. Regia: Steve Buscemi. 2007

Ho sempre avuto un debole per Steve Buscemi, che trovo brutto come la peste ma tanto tanto bravo. Il suo primo film, Mosche da bar, l'ho visto e rivisto e ogni volta mi sono fatto delle risate spaventose.

Interview è delizioso, dissacrante, cattivo, simpatico, intelligente.
Buscemi è un ottimo attore, oltre che un buon regista, e riesce a non annoiare in un film ambientato al 95% in una sola stanza.

Voto di Kurtz: doppio cuoricino.

giovedì 2 agosto 2007

Moto d'acqua.


Il buon vecchio Gaber diceva che per praticare alcuni tipi di sport, per esempio il golf, il cricket..., essere stupidi non è necessario, pero' aiuta.
Agli sport menzionati da Gaber io aggiungo la moto d'acqua.

Ogni volta che sono al mare e vedo un pirla passare a tutta velocità con la moto ad acqua mi dico che alla stupidità e alla coglionaggine umana non c'è mai fine.
La cosa che mi fa ridere è che questi elementi si sentono molto fighi mentre passano con il loro mezzo a pochi metri dalla costa, mentre in spiaggia il commento è sempre lo stesso ed unanime: "Ma guarda 'sto coglione!"
Ovviamente la cosa non mi fa solo ridere, ma anche incazzare per il semplice motivo che spesso questi "coglioni" (definizione dei bagnanti. Io non sono cosi' volgare) se ne fottono altamente del codice del mare, e arrivano a pochi metri dalla riva a tutta velocità, mettendo a rischio la vita di chi, facendo la sua pacifica nuotatina di 10m, spera di smaltire tutto il cibo ingurgitato la sera prima. Purtroppo non sono rischi immaginari perché ogni estate sentiamo al tg la notizia di qualche nuotatore o sub che ci ha lasciato le penne grazie ai motociclisti del mare.
Da non trascurare anche il disturbo derivante dal rumore e dall'inquinamento prodotto da questi obbrobbi della tecnologia moderna. Già abbiamo il traffico delle nostre città e paesi: se anche al mare dobbiamo sentirci in pericolo e respirare puzza di benzina bruciata...