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sabato 23 agosto 2014

Ancora sulla patente italiana in Francia

Girovagando tra i blog di italiani a Parigi, continuo a leggere che dopo un anno (o 18 mesi, a seconda delle versioni) di residenza in Francia, è obbligatorio convertire la patente italiana in quella francese. Il tutto senza citare nessuna fonte. 

Ecco un paio di post in cui c'è scritto che è necessario convertire la patente (senza riportare la fonte):

http://www.vivaparigi.com/convertire-la-patente-italiana-in-quella-francese/
 

Si legge infatti:
Gli italiani che si stabiliscono in Francia e posseggono una patente di guida italiana, per non incorrere in contravvenzione, devono convertirla con quella francese. La data limite è di un anno a partire dal giorno in cui si determina la residenza in Francia (6 mesi dall’inizio del vostro soggiorno), quindi al massimo 18 mesi in totale dall’arrivo in Francia.

O ancora
http://www.italianipocket.com/come-ottenere-la-patente-francese/

Dove è scritto

PREMESSO che la patente italiana è valida in Francia e in tutto lo spazio economico europeo, non avrete bisogno di cambiarla se decidete di venire in Francia per massimo un anno.

Il problema si pone se decidete di risiedere in Francia per più di un anno o al momento dellascadenza della patente italiana: se abitate in Francia da almeno 6 mesi, ecco la procedura per poter ottenere una patente francese che, una volta fatta, durerà 15 anni.
Ora, lo scrivo per l'ennesima volta: se la vostra patente è stata rilasciata da uno stato membro dell'Unione Europea, non è necessario convertirla in quella francese.

Siccome quando affermo qualcosa mi piace citare le fonti, eccone un paio, piuttosto autorevoli:
Sito dell'AIRE (Associazione Residenti Italiani Estero).
Patenti di guida

Un cittadino italiano residente in Francia e in possesso di una patente di guida in corso di validità rilasciata dalla competente Autorità italiana, può liberamente circolare nel territorio francese ai sensi della Direttiva CEE 91/439 che riconosce, alle patenti di guida rilasciate da un Paese membro dell’Unione Europea, la validità in tutti i Paesi dell’U.E..

E’ comunque consigliabile per il cittadino italiano residente in Francia e iscritto all’A.I.R.E (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), chiedere la registrazione o la conversione della patente di guida italiana in quella francese (che, peraltro, non è soggetta a scadenza). Infatti, sulla base della normativa in vigore, in caso di furto o smarrimento, la Motorizzazione Civile non può rinnovare o duplicare la patente di guida ad un cittadino italiano iscritto all’A.I.R.E. ed anche i Consolati non sono più autorizzati a rinnovare le patenti di guida italiane scadute.
Préfecture de Police francese (e scusate se è poco)
Vous êtes titulaire d’un permis de conduire délivré par un Etat membre de l’Union Européenne ou de l’Espace Economique Européen.

Ce titre de conduite vous permet de circuler sur le territoire français. Il n’est pas nécessaire de l’échanger contre un permis de conduire national si :
il est en cours de validité
vous avez atteint l’âge minimal requis pour conduire sur le territoire français (18 ans)
vous ne faites pas l’objet dans le pays qui vous a délivré le permis d’une mesure de suspension ou de restriction ou d’annulation de vos droits à conduire
vous n’avez pas obtenu ce titre pendant une période d’interdiction de solliciter ou d’obtenir un permis de conduire en France
Attenzione, l'AIRE consiglia di convertire la patente italiana in quella francese, per motivi ben precisi e documentati, soprattutto se si è iscritti all'AIRE. Tuttavia non vuol dire che siamo obbligati a convertire la nostra patente: c'è una leggera differenza tra consigliare ed obbligare.

Sullo stesso tema consiglio un interessante post di una blogger italiana che sta a Lille.

domenica 23 giugno 2013

Come essere un turista felice a Parigi

Parigi non è di sicuro tra le città più accoglienti al mondo: sono molti i turisti che, pur avendo apprezzato enormemente la città, sono rimasti eternamente delusi dalla maleducazione del personale che si occupa dei turisti, in primis i camerieri.
Sono il primo a dire che nelle mie peregrinazioni turistiche nel mondo ho raramente trovato personale poco accogliente come quello parigino: quando ci vivi da tanto tempo ci fai il callo e non ci fai più caso, ma quando vai in altre città ti scontri piacevolmente con delle gentilezze e attenzioni che a Parigi sono rare. Per vostra informazione personale, il personale più maleducato io l'ho trovato a Bruges, orribile cittadina belga dove mi sono recato qualche anno fa in vacanza.

E' di questi giorni la notizia che la camera di commercio della Villa Lumière ha invitato il personale che tratta con i turisti ad essere più gentile, distribuendo degli opuscoli con le traduzioni delle frasi più comuni in molte lingue.

Ci sono però alcune regole non scritte che possono aiutare il turista a sentirsi a suo agio in questa città, regole che solo l'esperienza può insegnare. E siccome vivo in questa città da 9 anni, mi permetto di suggerirvene alcune.

1) Quando si entra in un posto dire sempre Bonjour o Bonsoir. E quando si esce accennare un Au revoir o Bonne journée/Soirée.
I francesi sono molto attaccati alla loro lingua, apprezzano lo sforzo da parte del turista di parlare il francese. E sono anche formali, per cui è sempre corretto salutare quando si entra e si esce dai locali.

2) Quando entrate in un bar/brasserie/ristorante non sedetevi di vostra iniziativa: aspettate che il cameriere venga verso di voi, vi chieda se volete mangiare o solo prendere un bicchiere, e poi accomodatevi dove lui vi indica, anche se la sua scelta può apparirvi del tutto illogica (perché con tutto il locale vuoto mi ha messo nel posto più sfigato?).

3) Acqua. Molti turisti, soprattutto italiani, rimangono colpiti dal prezzo esorbitante dell'acqua. In zone centrali capita di pagare mezzo litro di San Pellegrino anche 5-6€. Il turista però non sa che è suo diritto chiedere una caraffa di acqua del rubinetto e che questa è gratis: lo impone la legge. Chiedete quindi sempre una caraffe d'eau (pronuncia: " iun caraf d'o ") e vedrete che il vostro conto al bar/ristorante sarà sensibilmente più basso.

4) Merci, pardon. Il popolo francese è mediamente formale. Se qualcuno vi pesta un piede per strada, chiedete pardon: anche il calpestatore farà lo stesso. In ascensore fate sempre uscire l'altra persona, che farà lo stesso con voi, causando quindi un deadlock, la cui conseguenza è che passerete il resto dei vostri giorni in ascensore.
Quando vi portano il piatto che avete chiesto, dite Merci. Quando vi portano il conto dite Merci, anche se dentro di voi starete bestemmiando.

5) Scale mobili della metro. Come scritto più volte, i parigini sembrano girare a 33 giri mentre il resto del mondo gira a 78: le file al supermercato, per esempio, sono particolarmente snervanti, così come quelle alla panetteria. Snervanti per noi, per loro sono un rito irrinunciabile che accettano con rassegnazione fatalista.

Eppure ci sono delle situazioni in cui il parigino sembra avere una fretta del diavolo e che da un secondo perso possa dipendere la sorte del mondo intero: parlo in particolar modo delle scale mobili che permettono di accedere alle metro o alle RER (treni interregionali che servono Parigi e la periferia. A proposito, RER si pronuncia più o meno così: er o er). Dunque, la regola d'oro sulle scale mobili è di tenere la vostra destra in modo da lasciar passare sulla sinistra quelli che hanno più fretta di voi, praticamente tutti.
Questa regola è indispensabile se volete non ricevere insulti ogni 30
secondi.

NB. Metro in francese è maschile, così come la RER (ma anche la Coca Cola, la Nutella, la vagina e tante altre cose. I differenti generi tra le due lingue mi porterebbero però fuori tema).

6) RER o metro? Se per andare da A a B potete scegliere la metro o la RER, scegliete senza indugiare la metro. Di solito i treni della metro sono più puliti (pardon, volevo dire meno sporchi) e in generale le stazioni sono meno tristi. Alcune stazioni della RER sono davvero squallide, per esempio quelle di Nation, di Auber e di Châtelet Les Halles. Quando possibile evitate le RER e le sue stazioni: me ne sarete grati.

Detto questo, buona vacanza a Parigi e cercate di non rovinarvi la vacanza o farvi una brutta impressione dei francesi tout-court per una cattiva esperienza con uno o più camerieri.

mercoledì 6 marzo 2013

Differenze di informazione


Questa sera ho visto il TG delle 20 su France2. Poi ho visto il TG delle 20h30 di Rai2.

Uno dei due ha fatto un servizio di 10mn in cui si parlava con molta naturalezza sull'aborto in Francia: i diritti delle donne, le difficoltà pratiche incontrate da molte donne (mancanza di strutture, medici obiettori, ...), interviste con donne che hanno subito questo trauma, con donne che lavorano in centro di sostegno.

L'altro dei due TG ha fatto un servizio di 15mn in cui si parlava con molta naturalezza del conclave che si tiene in questi giorni a Roma: previsioni sul prossimo papa, interviste a cardinali, ad opinionisti.

Vi lascio scoprire quale era il TG che ha parlato dell'aborto e quale del conclave.


sabato 5 gennaio 2013

La mer blanche francese

Pays de la Loire: in questa zona quando il mare è agitato, la schiuma sembra del cappuccino.


domenica 15 gennaio 2012

Evasione fiscale a Parigi

Di evasione fiscale si parla molto poco in Francia. Si parla molto poco anche di altre cose, per esempio i morti sul lavoro, la violenza sulle donne. Se guardi un tg francese ti sembra che il mondo è meraviglioso: ti parlano dell'agricoltore del sud, delle ostriche della Bretagna, dei problemi economici degli altri paesi europei e tante altre cose brutte che pero' capitano solo in altre nazioni.

Eppure sono convinto che l'evasione fiscale in alcuni settori sia molto alta. Per esempio nelle consumazioni al bar al bancone. Oggi sono andato a fare una passeggiata con la Francese e abbiamo fatto sosta in più locali:

- abbiamo preso un felafel da portare via, per approfittare di un magnifico sole di gennaio. Di scontrino fiscale neanche l'ombra;

- abbiamo poi comprato una bottiglietta d'acqua in un bar. Vedi sopra;

- in un negozietto abbiamo comprato un aggeggio da 7.5€. Niente di nulla;

- infine abbiamo preso un gelato dal famoso Berthillon. La tizia che ci ha servito il gelato ha battuto qualcosa sulla cassa, ma non ci ha rilasciato nulla. Non so quanto lei ha battuto sulla macchinetta elettronica abbia qualche fine fiscale o meno, quindi su quest'ultimo caso non mi esprimo.

Insomma, su 4 posti 3 (o addirittura 4) non ci hanno fatto lo scontrino.

Diverso è il caso di consumazione al tavolo nei bar/ristoranti: in quel caso, bisogna essere sinceri, lo scontrino c'è in un un'alta percentuale di casi.

martedì 25 ottobre 2011

L'omeopatia non funziona

Non so se qualcuno se n'è mai accorto, ma tra i blog che linko a partire da Storie Inutili ce ne sono almeno 3-4 di stampo scientifico-razionalista.

Non ci posso fare niente: sono razionale per natura, ho fatto degli studi che hanno acuito la mia razionalità, faccio un lavoro dove la razionalità è essenziale, e sono anche un po' diffidente di natura: non nei confronti dell'essere umano, in cui ho una discreta fiducia, ma di quanto ci viene proposto quotidianamente con assunzioni spesso cementificate dal luogo comune e dalla diceria.

Insomma, tutto questo per dire che non credo alle religioni, anzi non lo sopporto proprio, non credo ai pranoterapeuti filippini, non credo che l'11 settembre sia un complotto organizzato dagli USA, non credo ai vari dottori, come il dr. Hamer, che hanno delle teorie piuttosto fantasiose sulla natura del cancro, altrettanto fantasione come le cure proposte. E che purtroppo hanno anche qualche morto sulla coscienza.

Tra le mie battaglie quotidiane che porto avanti, dedico particolare energia all'omeopatia, che mi sta antipatica per l'aurea di cui gode.

Purtroppo mi duole constatare che in territorio francese, terra dei lumi, di Cartesio, della razionalità, di grandi matematici, l'omeopatia è assai diffusa (forse per la presenza di importanti case omeopatiche, come la Boiron): la sua efficacità è raramente messa in discussione dall'uomo comune (terribile espressione, ma efficace), cosi' come sono presi come oro colato tutti i luoghi comuni attorno all'omeopatia, del tipo "E' roba naturale, male non fa". A proposito di questo, chiedete a Socrate se le piante possono fare male, e sentiamo cosa vi risponde. Oppure, provate a non curarvi qualcosa di grave con l'omeopatia lasciando perdere le cure tradizionali e poi sappiatemi dire.

O ancora, provato a ingurgitare un kg di sterco di vacca, vediamo se fa male: è roba naturale, come puo' fare male?

In ogni caso, non sta a me spiegare scientificamente perché l'omeopatia non funziona. L'ha fatto Piero Angela, che nel 2004 si è beccato un'accusa di diffamazione per aver affermato in tv che l'omeopatia non serve a nulla, lo fanno tante riviste, tanti siti a cui partecipano delle persone con un bagaglio di conoscenze scientifiche superiore al mio.

Da canto mio posso consigliarvi il blog MedBunker, che con un lungo e approfondito post ci informa che uno dei rimedi omeopatici più diffusi, l'Oscillococcinum, prodotto dalla francese Boiron, non è altro che zucchero. Si', zucchero, come quello che si mette nel caffè e che al supermercato costa attorno ad 1€/kg. E che purtroppo in farmacia è venduto molto più caro, spacciato come rimedio contro i mali invernali.

Ancora a proposito dell'Oscillococcinum, non posso non rimandarvi a questo post di Blog (0), in cui il brillante proprietario del blog spiega come una sua pubblicazione sul blog abbia fortemente disturbato la casa francese Boiron, che ha addirittura minacciato di querelare l'autore dell'articolo.

Buona lettura.

Anche io pero' voglio dare il mio contributo scientifico alla dimostrazione dell'inefficacia dell'omeopatia. Guardate bene le due foto qui sotto, scattate da me stesso:


 
Trattasi della tomba di Hanhemann, il fondatore dell'omeopatia, sepolto al cimitero parigino di Père Lachaise, a 10mn da casa mia, luogo dove mi promeno sovente il sabato mattina (sapete, mi piace pensare al futuro).

Ebbene, le foto dimostrano che l'omeopatia non funziona: se funzionasse il tizio non sarebbe mai morto e sarebbe ancora tra noi.

lunedì 10 ottobre 2011

Lourdes, i miracoli e un'idea business

Premessa: come tutti quelli che si avvicinano alla 40ina, sono alla ricerca di un'idea che mi permetta di lavorare poco e guadagnare molto, per poter non fare nulla tutto il giorno e comprare un sacco utilissime, quali macchine sportive, una villa à la Tony Montana (con tanto di tigre nel giardino), sigari da 3000€ al pezzo e cosi' via.


Premessa finita, parliamo d'altro. Di miracoli.

Non mi sono mai interessato al fenomeno Lourdes: nelle mie discussioni con i timorati di Dio, alle loro obiezioni del tipo "Ma perché non credi ai miracoli, eppure la Chiesa ne ha certificati tanti?" ho sempre risposto con tono saccente cose del tipo "Si', d'accordo, ma le commissioni sicuramente sono composte tutte da uomini di chiesa e altrettanto sicuramente è bandita la presenza di uomini di scienza".

Ebbene, ieri sono capitato su un interessante articolo in lingua francese sui miracoli di Lourdes, che riassumo in alcuni punti chiave:

1. Le commissioni che certificano i miracoli sono composte da uomini di scienza e da dottori. Secondo l'articolo, la commissione è composta da 10 000 dottori di 75 paesi diversi (un intero palazzetto dello sport pieno di dottori che certificano miracoli. Che brutta immagine :-)

2. Le commissioni non sono sempre state composte da uomini di scienza. Fino al 1920, infatti, nessuna traccia di dottori nelle commissioni.

3. Dal 1920 in poi il numero di miracolati certificati è diminuito brutalmente. Forse a causa del fatto che a certificare i miracoli siano dei dottori? Maligno che è l'articolista...

4. Anno dopo anno, il numero di miracolati certificati ISO diminuisce. Forse perché la medicina riesce a spiegare sempre più fenomeni che prima invece erano ignoti?

5. In 150 anni che il fenomeno è studiato, sono stati certificati circa 70 miracoli.
Quindi in effetti ci sono state delle guarigioni che la scienza non è riuscita a spiegare.

6. Analizzando il rapporto tra il numero di aspiranti futuri miracolati che si reca a Lourdes (parliamo di milioni di persone) e la percentuale di guariti si evince che...è la stessa percentuale di guarigioni spontanee a cui la scienza non sa dare una spiegazione che si riscontra negli ospedali.

Ecco spiegati i miracoli di Lourdes.

Ma ritorniamo a me, che sono sicuramente un soggetto più interessante. La crisi dei 40 anni che si avvicinano, il lavoro che fa guadagnare bene e tutto il resto - si starà domandare il fido lettore - cosa c'entra con Lourdes?

C'entra perché voglio mettere su un business e ho bisogno della collaborazione di qualcuno. Siccome non ho amici a causa di un grave problema di sudorazione ascellare eccessiva, faccio appello ai miei lettori.

Il tutto è molto semplice: si sceglie un posto lontano isolato da paesi e città, pero' vicino ad uno svincolo autostradale. Assolutamente richiesta la vicinanza ad una grotta dove ci sia dell'acqua.
 
In questa zona mandiamo 2-3 bambini a fare una passeggiata (ovviamente tenuti a controllo a distanza per evitare che gli capiti qualsiasi cosa) e al loro ritorno gli facciamo affermare di fronte al prete del più vicino villaggio di aver visto la Madonna. Specifichiamo bene ai bambini che la descrizione non dev'essere quella della popstar, ma della Vergine.



Non è difficile, sapete, convincere i bambini: agli infanti basta che prometti una confezione di Playmobil con i draghi dentro e una fornitura di un anno di merendine, e loro direbbero qualsiasi cosa. Sono peggio degli adulti quelli...

La stampa amplifica la notizia, i primi fedeli iniziano ad arrivare in pellegrinaggio per immergersi nell'acqua, che intanto il prete locale avrà benedetto, e li' scatta il business: parcheggi a pagamento, bed and breakfast, linee di pullman, ristoranti, souvenir.

Ho già in mente qualche nome: b&b "Da Dio", autolinee "I 3 cammelli", ristorante "Da i 40 ladroni", tavola calda "Il miracolato" e cosi' via...

Accetto candidature per sviluppare il business. Astenersi perditempo e agenzie immobiliari.


PS. Dalla settimana scorsa, da quando Steve Jobs è morto, sembra che le Alte Sfere siano tutte dotate di IPhone e perennementi connesse ad internet. Sappiate che se cliccate sul pulsante "Mi piace", sarete tenuti sotto controllo e probabilmente un giorno andrete all'inferno.

lunedì 12 settembre 2011

Oggi incidente nucleare in Francia

Esplode un forno in un sito nucleare al sud della Francia (qui la notizia in italiano): muore un uomo.  I politici francesi e la stampa francese minimizzano, dicendo che non c'è nessun pericolo. Alle 22.49, cioè neanche 12 ore dopo la notizia, sul sito de Le Monde la notizia è molto in basso e in piccolo.

Sarà da fidarsi? Certo, a me mancano gli elementi per sapere se ci sono realmente dei pericoli, come probabilmente a molti di voi. Pero', se mi baso sul passato, in particolare all'incidente di Chernobyl, alla reazione della Francia ai tempi e della giustizia francese ai giorni nostri, qualche dubbio mi viene...

Riporto dal blog FranciaEuropa:

1986-2011: per la giustizia la nube di Chernobyl non è mai arrivata in Francia
Non luogo per la corte d’appello di Parigi rispetto alla denuncia di 53 persone, che hanno contratto un cancro della tiroide in seguito all’incidente di Chernobyl.
L’unico imputato, l’allora capo del servizio per la protezione contro le irradiazioni, il professor Pierre Pellerin, ha ottenuto un “non luogo”: per la giustizia francese è impossibile stabilire un legame tra Chernobyl e il cancro che si è diffuso in Francia in modo anormale in certe zone di confine. 25 anni dopo, la Francia conferma che la nube di Chernobyl “si è fermata alle frontiere”.
In tutti i paesi confinanti, in Italia del nord per esempio, ci sono stati effetti dell’incidente nucleare ucraino. In Francia no. Nell’86, il ministero dell’agricoltura francese aveva affermato ufficialmente che “il territorio francese è stato totalmente  risparmiato” dalla nube. Eppure, una percentuale anormale di cesio era stata reperita. Nel timo, per esempio, in Provenza. Ma il prof. Pellerin aveva detto che “non si beve una tisana di timo come si beve del latte, non è certo un’infusione di timo, anche se altamente radioattiva, che puo’ far male, è derisorio”. Nell’ottobre dell’86, pero’, era stato consigliato agli agricoltori di “mischiare” il fieno per gli animali, per evitare conseguenze. Nell’87, erano state constate delle contaminazioni nei funghi nelle Alpi Marittime e nella Drôme. Nel 2006, un rapporto allarmante dell’Istituto nazionale di veglia sanitaria dell’est della Francia aveva rilevato vari casi di cancro della tiroide.

Ma oggi la giustizia ha chiuso la pagina. Proteste dei Verdi e di tutti gli ecologisti. La Francia è uno dei paesi più nucleari al mondo, con 58 reattori, che forniscono i tre quarti dell’energia elettrica. La Francia tenta in questo periodo di vendere all’estero l’Erp, il reattore di ultima generazione (uno è in costruzione in Finlandia, un altro in Francia).

sabato 18 giugno 2011

Posso votare anch'io.

Negli ultimi anni della mia vita non ho votato. Durante la mia vita studentesca a Bologna non ho mai trasferito la residenza nella città felsinea, e recarmi in Calabria per le votazioni era complicato e costoso.

Trasferendomi a Parigi, poi ancora peggio. La cosa pero' non mi pesava: in fin dei conti, pensavo, sono uno dei tanti che non si sente rappresentato da nessuno, come va di moda affermare.

L'estate scorsa, pero', ho deciso che era ora di partecipare più attivamente alla vita del mio paese, anche se non lo abito da tempo: sopratutto, mi sono detto, se ci sono le elezioni, non posso permettere che la destra italiana ritorni al potere. Potete parlare male della sinistra, ne avete tutti i diritti, ma io penso che un governo di sinistra non sia mai sceso a tali livelli di bassezza civile e morale come l'ultimo governo Berlusconi.

E cosi' a settembre mi sono iscritto all'AIRE presso il consolato italiano di Parigi, come ogni italiano che abita all'estero dovrebbe fare secondo le leggi.

Ecco cosa ho ricevuto oggi.


Posso votare oggi per il referendum...del 12-13 giugno. FANTASTICO!!!

Precisazione: la colpa in questo caso non è del consolato italiano, che ha spedito il plico il 23 maggio, quindi con perfetto tempismo.
Avendo traslocato a inizio maggio, mia moglie ed io (questo è il mio primo post da sposato) abbiamo attivato il servizio di Réexpédition de courrier della posta francese: tutta la corrispondenza spedita al tuo vecchio indirizzo viene automaticamente rispedita al nuovo indirizzo. Il tutto per un modico costo di 22€ per 6 mesi: grazie a questo servizio, si puo' traslocare tranquillamente senza paura di perdere della corrispondenza importante, e poi comunicare con calma ai vari enti/associazioni/amici il nuovo indirizzo.

Ho fatto 6 traslochi da quando sono in Francia, e ho sempre attivato il servizio di rispedizione della posta, che ha sempre funzionato bene. Tramite, per l'appunto l'ultima volta :-( Oggi mi sono arrivate delle lettere che mi sono state spedite al vecchio indirizzo a metà maggio circa.

Era da tanto che non mi lamentavo di un disservizio francese, per cui mi sembrava corretto farlo al più presto per rassicurare gli italiani che mi leggono che non sempre hanno l'esclusivo del peggio :-)

lunedì 13 dicembre 2010

A part la police ici la vie n'est pas mal (*)

A Marsiglia oggi è morto un uomo ricoverato in ospedale perché era stato colpito dal flashball, un'arma in dotazione alla polizia francese che spara proiettili di gomma non perforanti.


Nemmeno due settimane fa a Colombes un uomo è morto dopo che la polizia lo ha colpito con una pistola Taser due volte, un arma in dotazione alla polizia francese che emette scariche elettriche molto alte.


(*) Monsieur Dupont, Federico Sirianni.

mercoledì 8 dicembre 2010

Sarkozy e il sindacalista dell'Auvergne

Sarkozy si reca in visita a Mayet-de-Montagne, nell'Auvergne.

Un sindacalista 42enne del luogo, il pericoloso Frédéric Le Marrec, non puo' né incontrare il presidente per stringergli la mano, né manifestare.

La notte prima, infatti, aveva affisso dei manifesti del partito anticapitalista francese e cosi' il giorno della visita del presidente si è visto arrivare 2 gendarmi  che l'hanno condotto in caserma.

Sbrigato in poco tempo l'affare del manifesto affisso, il sindacalista prepara le sue cose per andarsene, ma gli viene impedito. Potrà lasciare la caserma solo dopo 5 ore, quando l'elicottero di Sarkozy è partito.

La notizia da Le Monde.

PS.Intanto Carla Bruni prega in India per avere un altro figlio: io spero tanto che il suo desiderio di maternità sia soddisfatto, ma spero anche nella non trasmissione dei geni maschili.

Qui un estratto dell'articolo.
Un précédent suffisamment marquant pour mettre les forces de l'ordre de l'Allier sur les dents : au Mayet-de-Montagne, une commune de moins de 2 000 habitants, 300 à 400 représentants de la force publique sont mobilisés. Face à eux, un petit groupe d'une quinzaine de personnes a prévu de manifester son hostilité au chef de l'Etat et à la réforme des retraites. L'un d'eux n'en aura pas l'occasion : Frédéric Le Marrec, un militant du syndicat SUD de 42 ans, passera les cinq heures de la visite de Nicolas Sarkozy dans les locaux de la gendarmerie.
Son récit au Monde.fr est confirmé par des sources proches de la gendarmerie, qui ont souhaité rester anonymes mais entendent dénoncer "des méthodes d'un autre âge". Frédéric Le Marrec a par ailleurs porté plainte contre X... pour "arrestation arbitraire", le 6 décembre, auprès du commissariat de Vichy, qui dément avoir enregistré une telle plainte.
"LES GENDARMES N'AVAIENT PAS GRAND-CHOSE À ME DIRE"
Educateur spécialisé dans un foyer pour adolescents du Mayet-de-Montagne, Frédéric Le Marrec prend son poste à 6 h 30, ce 25 novembre. A 9 h 30, il quitte le foyer en compagnie d'un autre militant pour rejoindre ses amis manifestants. Devant son lieu de travail, deux gendarmes l'attendent, qui le prient de les accompagner à la gendarmerie. Là, il est interrogé par deux fonctionnaires venus de Moulins au sujet d'un collage d'affiches en faveur du Nouveau Parti anticapitaliste, la nuit précédente. D'ordinaire, explique un policier consulté à ce sujet, "ce genre de dossiers, qui débouche au pire sur une contravention, est traité en moins d'une demi-heure".
Très vite, une fois réglée cette affaire de collage, "les gendarmes n'avaient plus grand-chose à me dire, raconte Frédéric Le Marrec. Et comme je n'étais pas officiellement en garde à vue, j'ai voulu m'en aller. Lorsque j'ai commencé à rassembler mes affaires, ils m'ont dit : 'On vous déconseille de partir'". Voulant "éviter tout incident", le militant prend son mal en patience. Au bout d'un moment, il reçoit cette mystérieuse confidence : "Le préfet vous en veut." Peu après 14 heures, Frédéric Le Marrec quitte la gendarmerie. L'hélicoptère de Nicolas Sarkozy a décollé quelques minutes auparavant.

Cartoline: la neve a Nogent sur Marne









La neve a Nogent sur Marne vista dall'ufficio.

Dopo quasi 3 ore si è visto un camioncino con l'impiegato che spargeva del sale in alcuni tratti della strada. La via fotografata è una grossa arteria che porta alla A4 e alla A86, due autostrade importanti dell'est parigino.

Di spazzaneve neanche l'ombra. Di sale nei marciapiedi o accanto ai binari del treno men che meno.

Traffico paralizzato: alle 18 in tutta la Ile de France c'erano più di 400km di ingorghi. I bus di Parigi e periferia non circolavano, cosi' come alcune linee di metro.

Molti ritardi anche sui treni da Parigi a periferia.

lunedì 22 novembre 2010

Vecchie auto e vecchie celebrità: Citroën D Spécial e Michou.

La Citroën DS, oltre ad essere una delle più belle macchine mai prodotte, è anche motivo di orgoglio per il popolo francese (1). Gli Champs Elysées, l'avenue più bella del mondo secondo i francesi, non mi piace nella stessa misura, ma sono anch'essi un simbolo della Francia.

Vedere una Citroën D Spécial a spasso in una grigissima domenica di novembre per gli Champs Elysées, fa un certo effetto:



Ero già soddisfatto della mia passeggiata pomeridiana, nonostante una pioggerellina poco piacevole, ma non sapevo cosa mi avrebbe riservato il destino da li' a pochi minuti.

La DS fa inversione sui Campi Elisi, parcheggia a pochi metri da me e chi scende dal sedile del passeggero dell'auto? Niente popo' di meno che Michou, un'icona del cabaret francese.



Michou è famoso anche perché nel suo locale, a Montmartre, la grande Dalida ha festeggiato i suoi 50 anni, nel 1983.

Ricordiamo la cantante con la malinconica Bang bang, canzone che ho scoperto qualche mese fa grazie al film Les amour imaginaires



(1) Non vi dico la faccia del mio collega francese quando gli ho detto che la DS è stata disegnata da un italiano, Bertoni. Ovviamente non mi ha creduto, poi si è fiondato al pc e ha furiosamente cercato la smentita alla notizia.

Nota in calce: qualcuno si chiederà perché io abbia ripreso a scrivere di vecchie macchine in questo blog e non nel blog gemello all'uopo creato. La risposta, come sempre, soffia nel vento.

domenica 21 novembre 2010

Il Papa, le prostitute e i prostituti?

Mentre tutto il mondo si felicita per questa apertura del papa, io mi pongo qualche dubbio esistenziale.

Innanzitutto, perché la stampa italiana parla dell'uso del preservativo nel caso di prostitute






mentre la stampa francese di prostituti?


Nel caso fosse vera la versione francese, come sembrano confermare in molti in rete, mi chiedo perché, immagino come molti, un uomo che si prostituisce possa usare il preservativo per proteggersi e una donna no. Qualcuno ha una risposta?

E poi, era proprio necessario dire che il preservativo è il primo passo verso la moralizzazione e la presa di coscienza che non tutto è permesso?

Perché infierire su persone che sono prostitute/prostituti nella maggior parte non per libera scelta ma perché obbligati? Nessuna parola sui clienti delle prostitute/prostituti, che al contrario, non sono obbligati da nessuno e che alimentano il mercato?

Aveva forse paura di una denuncia da parte di Marrazzo?

domenica 7 novembre 2010

Il traffico a Parigi e regione parigina.

Aggiornamento al 10 novembre: lo studio dell'INRIX citato riguarda Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo e non tutta l'Europa come indicato in un primo tempo. 

Chi abita a Parigi intra-muros probabilmente non se ne accorge perché il problema si sente di meno, a parte in qualche occasione. In città, infatti, c'è una buona rete di metropolitane, autobus e, da un paio d'anni, di tram. Insomma, a Parigi non hai alcuna necessità di avere un mezzo di trasporto privato a combustione perché puoi girare con i mezzi pubblici o anche in bicicletta - le tanto famose Vélib - se le distanze e il clima lo consentono.

Il problema nasce non appena si varca il périphérique - la tangenziale di Parigi - che separa fisicamente e simbolicamente il 75 - il dipartimento di Parigi - dai comuni limitrofi, dove abitano i banlieusards, la gente di periferia. Li' inizia il casino: il périph stesso è un continuo ingorgo a tutte le ore del giorno, tutti i giorni della settimana.

Cosi' ed anche peggio sono anche la seconda tangenziale, la A86 - 15km da Parigi - e quella ancora più esterna, la Francilienne - 30km circa da Parigi.

I collegamenti da periferia a periferia con i mezzi pubblici sono spesso disastrosi per il semplice motivo che la rete dei treni regionali (RER) che collegano Parigi con la periferia è sviluppata in modo radiale, cioè tutti i treni RER passano tutti da Parigi.
In pratica, per andare da una periferia all'altra in treno devi passare da Parigi in ogni caso, il che rende il tragitto particolarmente lungo e a volte stupido. Ecco il motivo per cui i banlieusards spesso per gli spostamenti tra periferia e periferia prendono l'auto.

Non è difficile immaginare cio' che succede quando la periferia (circa 9 milioni di abitanti senza Parigi), una delle zone più densamente popolate d'Europa, si muove con i mezzi propri: ingorghi, file mostruose, puzza di smog, incidenti. Questo in condizioni normali, perché quando ci sono dei lavori o un autoveicolo si ferma in mezzo alla strada per una panne, i chilometri di coda si allungano all'infinito.

Idem per quando si ritorna dai week end fuori Parigi: io l'ho fatto solo una volta, in Vespa: dopo due bellissime giornate in Normandia sotto il sole, il rientro a Parigi mi ha fatto dimenticare il sole e la spiaggia in un sol colpo.
Nonostante la Vespa sia un mezzo dotato di due ruote, ho patito ugualmente gli spaventosi ingorghi dei parigini che tornavano dal week end al mare, proprio come me. E il fatto di avere un mezzo agile nel traffico mi ha aiutato ben poco perché la strada era talmente stretta che non mi era possibile passare tra le file di macchine, il vero divertimento di ogni scooterista che si rispetti.

Da quel di' mi sono detto che i week end fuori Parigi è meglio farli in treno, se proprio si vuole assecondare questa stupida mania dei week end fuori città.

Questa sera sono caduto nei risultati statistici sul traffico stradale nei paesi analizzati (Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo) della società di raccolta dati INRIX, secondo la quale a Parigi e nella regione parigina c'è la più alta concentrazione di ingorghi di tutti paesi esaminati: addirittura tra le prime 10 zone peggiori dal punto di vista degli ingorghi, 8 sono occupate dalla regione parigina.

La INRIX concorda con me quando affermo che il problema non riguarda tanto Parigi città, ma l'accesso a Parigi e la rete stradale attorno alla ville lumière. La zona più ingorgata di Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo è infatti un tratto del périph, il sopraccitato pezzo di strada che separa la Parigi dei Vélib e degli affollati cafés parisiens dalle banlieues dormitorio.

Al di là della piccola soddisfazione di aver trovato conferma delle mie impressioni stradali nei risultati dello studio di una grossa società di raccolta dati, passo ad una domanda alla quale non sono mai riuscito a trovare risposta: perché molte città italiane, decisamente meno trafficate di Parigi e meno piccole, ogni tanto devono chiudere il traffico ai mezzi privati per non beccarsi le multe della comunità europea sull'inquinamento mentre a Parigi questo non accade mai?

Da 6 anni e mezzo a Parigi e periferia non ho mai visto nessuna strada chiusa al traffico per motivi di inquinamento. Neanche un cortile, una corte interna. Qualche settimana fa l'agenzia che monitora l'aria a Parigi e regione prevedeva un picco di non ricordo più quale elemento inquinante e tutto cio' che si limitava a dire era di 'Praticare attività tranquille'.

Cioè, Bologna, Milano, Torino, Parma, Roma....devono chiudere il centro al traffico e a Parigi ti consigliano di non affaticarti? C'è qualcosa che non mi quadra.

Le mie ipotesi sono 4, non necessariamente mutualmente esclusive:

1. Le condizioni climatiche di Parigi e periferia fanno si' che anche in presenza di un traffico mostruoso l'aria sia migliore delle piccole città italiane, dove il traffico è di certo meno importante.

2. Il fatto che in Francia i riscaldamenti funzionano ad elettricità (le centrali nucleari devono pur lavorare) rende l'aria di Parigi e periferia meno inquinata di quella delle città italiane.

3. L'aria di Parigi non è sottoposta a controlli da parte della comunità europea.

3. L'aria di Parigi è inquinata come o più di quella delle città italiane, pero' il comune di Parigi paga le multe senza dire niente per due motivi:

a) Non allertare la popolazione (in linea con quanto fatto dalle autorità francesi nell'86, quando dissero ai cittadini che potevano consumare qualsiasi cibo perché la nube radiattiva di Chernobyl si era fermata alla frontiera. Risultato a distanza di più di 20 anni: molti cittadini stanno portando avanti delle cause perché si sono ammalati).
b) Non rovinare l'immagine turistica della città, la capitale dell'amore, della moda e culinaria per eccellenza.

Quale o quali delle ipotesi saranno vere?

In ogni caso, cari romani che leggete il blog, smettetela di vantarvi che Roma è caotica e che è un gran casino. A quanto pare c'è chi sta peggio, seppur con una rete di trasporti pubblici migliore.

mercoledì 13 ottobre 2010

Sarkozy, il Papa ed internet

In Francia il problema della libertà di stampa sembra essere meno sentito che in Italia, dove se ne fa un bel parlare e dove ci si indigna.

Eppure la mia impressione da italiano che vive in Francia e segue un po' anche quello che accade nello stivale, è che la Gallia non se la passi tanto meglio della penisola. Anzi, forse peggio, perché il tutto è più mascherato e sommerso.
La mia impressione, che ho avuto fin da pochi mesi il mio arrivo nell'Esagono, è confermata dalla classifica dei Reporters sans Frontièrs, che vede la Francia al 43esimo posto al mondo nella classifica dei paesi con la stampa più libera, non troppo distante dal poco onorevole 49esimo posto italiano.

Qualche anno fa avevo scritto delle mie impressioni sulla stampa e la tv francese, forse un po' superficiali e rigide, ma che mi sembrano ancora attuali.

E' di oggi la notizia, tra i siti francesi che sfoglio ogni giorno ripresa solo da Le Nouvel Observateur, di Sarkozy che in visita dal Papa la settimana scorsa fa intendere che la troppa libertà del mezzo internet non gli garba troppo. Certo, non l'ha detto chiaramente cosi', ma il senso è quello e nasconde dietro tanti giri di parole un concetto semplice ed antico: censura.
Censura che nasce dalla paura di un mezzo che per sua definizione è poco controllabile dai poteri alti (anche se con i tacchi), al contrario di tv e stampa tradizionale, e che permette a chiunque sappia scrivere o disegnare di esprimere un proprio concetto, una propria idea su qualsiasi cosa, banale o interessante che sia. Un mezzo che permette per i pochi soldi mensili che costa un abbonamento al provider, di informarsi al di fuori dei canali ufficiali, dei tg di regime, dei giornali di destra e sinistra troppo spesso simili nel calcare lo stesso tipo di notizie e fare gli stessi abbinamenti e strumentalizzazioni.

Sarkozy non è nuovo a queste uscite liberticide: ricordiamo che poco tempo dopo il suo arrivo al potere come presidente della Repubblica, ha fatto rimuovere lo storico giornalista Patrick Poivre d'Arvor dal TG delle 20 della tv privata TF1, per mettere Laurence Ferrari, che sembra essere più compiacente nei confronti della politica sarkoziana.
Come ha fatto? Semplice, se il proprietario di TF1 è Martin Bouygues, potente industriale e amico personale di Sarkozy, nonché compagno di vacanze.

Inoltre, anche se ammetto di non aver seguito troppo la vicenda ai tempi, mi pare anche che ora il presidente della Repubblica francese possa eleggere direttamente la direzione della tv pubblica.

domenica 4 luglio 2010

Marsiglia: preso un pericoloso malfattore

Quando arrestano un pericoloso malvivente io mi sento più tranquillo e dormo meglio. Certo, se qualcuno arrestasse anche le zanzare di Vincennes i miei sogni sarebbero ancora più placidi.

Le Parisien ci informa che a Marsiglia è stato arrestato un ragazzo di 13 anni perché era in strada con un monopattino non omologato.

Non mi stupisce che dei poliziotti impediscano ad un mezzo non omologato di non circolare sulla strada pubblica (*), ma il fatto che il ragazzino - 13 anni, ripeto - sia stato ammanettato, portato al commissariato e interrogato. Il tutto senza neanche la presenza di un genitore: sembra infatti che il ragazzo abbia rivisto il padre solo dopo qualche ora.

13 anni ammanettato per un monopattino!



(*) mi piacerebbe che tanto rigore fosse applicato agli scooter e alle moto truccate - ad occhio il 70% - che circolano a Parigi e banlieue. Truccare un mezzo di locomozione, infatti, lo rende automaticamente non omologato, secondo le mie conoscenze.
Oltre al pericolo in questo caso si aggiunge il disturbo sonoro non indifferente.

sabato 26 giugno 2010

C'è chi mette il bavaglio e chi schiaffeggia i giornalisti.

Un giornalista di France 3, tv pubblica francese, si trova in una periferia parigina per fare un'inchiesta su un traffico di droga.

Sbarca Sarkozy, per una visita a sorpresa nella città. Un ragazzo del luogo insulta il presidente, il servizio d'ordine di Nicolas ammanetta e arresta il ragazzo, sembra in maniera piuttosto violenta.

Lo scaltro giornalista di France 3 filma il tutto. Un uomo del servizio d'ordine del presidente si avvicina al giornalista pubblico, gli intima di non filmare e gli dà uno schiaffo.

Link Le Monde e Le nouvel observateur.

Secondo Reporters sans frontières, Italia e Francia sono piazzate male come libertà di stampa: nel 2009 erano rispettivamente al 49esimo e al 43esimo posto nella classifica mondiale.


A quando gli schiaffeggiatori di blogger?

sabato 19 giugno 2010

Previsione

Stamattina ho letto i fondi del caffè: prevedo che l'allenatore dei Blues, Raymond Domenech, finirà presto ghigliottinato nella piazza dell'Hôtel de Ville di Parigi.


Se qualcuno vuole disfarsi del luogo comune dei francesi arroganti, venga in Francia in questo periodo e parli della squadra francese con gli indigeni: non è difficile rendersi conto della delusione e del pessimismo (questo ancora prima dell'inizio del mondiale) che serpeggia tra i Galli.

Tutto il contrario del 2006, quando si sentivano la vittoria in tasca.