Aggiornamento al 10 novembre: lo studio dell'INRIX citato riguarda Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo e non tutta l'Europa come indicato in un primo tempo.
Chi abita a Parigi intra-muros probabilmente non se ne accorge perché il problema si sente di meno, a parte in qualche occasione. In città, infatti, c'è una buona rete di metropolitane, autobus e, da un paio d'anni, di tram. Insomma, a Parigi non hai alcuna necessità di avere un mezzo di trasporto privato a combustione perché puoi girare con i mezzi pubblici o anche in bicicletta - le tanto famose Vélib - se le distanze e il clima lo consentono.
Il problema nasce non appena si varca il périphérique - la tangenziale di Parigi - che separa fisicamente e simbolicamente il 75 - il dipartimento di Parigi - dai comuni limitrofi, dove abitano i banlieusards, la gente di periferia. Li' inizia il casino: il périph stesso è un continuo ingorgo a tutte le ore del giorno, tutti i giorni della settimana.
Cosi' ed anche peggio sono anche la seconda tangenziale, la A86 - 15km da Parigi - e quella ancora più esterna, la Francilienne - 30km circa da Parigi.
I collegamenti da periferia a periferia con i mezzi pubblici sono spesso disastrosi per il semplice motivo che la rete dei treni regionali (RER) che collegano Parigi con la periferia è sviluppata in modo radiale, cioè tutti i treni RER passano tutti da Parigi.
In pratica, per andare da una periferia all'altra in treno devi passare da Parigi in ogni caso, il che rende il tragitto particolarmente lungo e a volte stupido. Ecco il motivo per cui i banlieusards spesso per gli spostamenti tra periferia e periferia prendono l'auto.
Non è difficile immaginare cio' che succede quando la periferia (circa 9 milioni di abitanti senza Parigi), una delle zone più densamente popolate d'Europa, si muove con i mezzi propri: ingorghi, file mostruose, puzza di smog, incidenti. Questo in condizioni normali, perché quando ci sono dei lavori o un autoveicolo si ferma in mezzo alla strada per una panne, i chilometri di coda si allungano all'infinito.
Idem per quando si ritorna dai week end fuori Parigi: io l'ho fatto solo una volta, in Vespa: dopo due bellissime giornate in Normandia sotto il sole, il rientro a Parigi mi ha fatto dimenticare il sole e la spiaggia in un sol colpo.
Nonostante la Vespa sia un mezzo dotato di due ruote, ho patito ugualmente gli spaventosi ingorghi dei parigini che tornavano dal week end al mare, proprio come me. E il fatto di avere un mezzo agile nel traffico mi ha aiutato ben poco perché la strada era talmente stretta che non mi era possibile passare tra le file di macchine, il vero divertimento di ogni scooterista che si rispetti.
Da quel di' mi sono detto che i week end fuori Parigi è meglio farli in treno, se proprio si vuole assecondare questa stupida mania dei week end fuori città.
Questa sera sono caduto nei risultati statistici sul traffico stradale nei paesi analizzati (Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo) della società di raccolta dati INRIX, secondo la quale a Parigi e nella regione parigina c'è la più alta concentrazione di ingorghi di tutti paesi esaminati: addirittura tra le prime 10 zone peggiori dal punto di vista degli ingorghi, 8 sono occupate dalla regione parigina.
La INRIX concorda con me quando affermo che il problema non riguarda tanto Parigi città, ma l'accesso a Parigi e la rete stradale attorno alla ville lumière. La zona più ingorgata di Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo è infatti un tratto del périph, il sopraccitato pezzo di strada che separa la Parigi dei Vélib e degli affollati cafés parisiens dalle banlieues dormitorio.
Al di là della piccola soddisfazione di aver trovato conferma delle mie impressioni stradali nei risultati dello studio di una grossa società di raccolta dati, passo ad una domanda alla quale non sono mai riuscito a trovare risposta: perché molte città italiane, decisamente meno trafficate di Parigi e meno piccole, ogni tanto devono chiudere il traffico ai mezzi privati per non beccarsi le multe della comunità europea sull'inquinamento mentre a Parigi questo non accade mai?
Da 6 anni e mezzo a Parigi e periferia non ho mai visto nessuna strada chiusa al traffico per motivi di inquinamento. Neanche un cortile, una corte interna. Qualche settimana fa l'agenzia che monitora l'aria a Parigi e regione prevedeva un picco di non ricordo più quale elemento inquinante e tutto cio' che si limitava a dire era di 'Praticare attività tranquille'.
Cioè, Bologna, Milano, Torino, Parma, Roma....devono chiudere il centro al traffico e a Parigi ti consigliano di non affaticarti? C'è qualcosa che non mi quadra.
Le mie ipotesi sono 4, non necessariamente mutualmente esclusive:
1. Le condizioni climatiche di Parigi e periferia fanno si' che anche in presenza di un traffico mostruoso l'aria sia migliore delle piccole città italiane, dove il traffico è di certo meno importante.
2. Il fatto che in Francia i riscaldamenti funzionano ad elettricità (le centrali nucleari devono pur lavorare) rende l'aria di Parigi e periferia meno inquinata di quella delle città italiane.
3. L'aria di Parigi non è sottoposta a controlli da parte della comunità europea.
3. L'aria di Parigi è inquinata come o più di quella delle città italiane, pero' il comune di Parigi paga le multe senza dire niente per due motivi:
a) Non allertare la popolazione (in linea con quanto fatto dalle autorità francesi nell'86, quando dissero ai cittadini che potevano consumare qualsiasi cibo perché la nube radiattiva di Chernobyl si era fermata alla frontiera. Risultato a distanza di più di 20 anni: molti cittadini stanno portando avanti delle cause perché si sono ammalati).
b) Non rovinare l'immagine turistica della città, la capitale dell'amore, della moda e culinaria per eccellenza.
Quale o quali delle ipotesi saranno vere?
In ogni caso, cari romani che leggete il blog, smettetela di vantarvi che Roma è caotica e che è un gran casino. A quanto pare c'è chi sta peggio, seppur con una rete di trasporti pubblici migliore.
Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post
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domenica 7 novembre 2010
Il traffico a Parigi e regione parigina.
venerdì 9 luglio 2010
Decathlon: ambiente si', ambiente no.
L'ambiente è indubbiamente il più grande business del secolo. Nessuno compra più niente se non c'è attaccato sopra un adesivo di una label europea, o l'immagine di un delfino che salta allegro dall'acqua.
L'hanno capito bene i pubblicitari e i produttori, facendo leva sul nostro senso di colpa dovuto all'educazione cattolica. No, questo non c'entra niente, ma non mi andava di fare un post senza tirare fuori la religione.
Decathlon non fa eccezione: ho comprato un sacco a pelo la settimana scorsa presso il Decathlon di Bibliothèque. Nell'etichetta interna del sacco a pelo c'era scritto che una certa percentuale viene dal riciclaggio delle bottiglie di plastica. Ottimo: meglio riusare la plastica piuttosto che farla finire incenerita o peggio nell'ambiente.
Pero'...quel giorno fuori c'erano 36 gradi, dentro il negozio l'aria condizionata...e le porte del negozio tutte aperte.
L'hanno capito bene i pubblicitari e i produttori, facendo leva sul nostro senso di colpa dovuto all'educazione cattolica. No, questo non c'entra niente, ma non mi andava di fare un post senza tirare fuori la religione.
Decathlon non fa eccezione: ho comprato un sacco a pelo la settimana scorsa presso il Decathlon di Bibliothèque. Nell'etichetta interna del sacco a pelo c'era scritto che una certa percentuale viene dal riciclaggio delle bottiglie di plastica. Ottimo: meglio riusare la plastica piuttosto che farla finire incenerita o peggio nell'ambiente.
Pero'...quel giorno fuori c'erano 36 gradi, dentro il negozio l'aria condizionata...e le porte del negozio tutte aperte.
martedì 12 maggio 2009
Imballaggi
Ho l'impressione che le ditte francesi non facciano molto caso agli imballaggi e al loro peso sull'ambiente.
Negli ipermercati, per esempio, è difficile trovare delle ricariche dei detersivi: anche i detersivi che si definiscono ecologici, con tanto di marchio del WWF ed etichette europee in bella vista, non producono le ricariche e costringono il povero utente a portarsi ogni volta a casa della plastica inutile che poi finisce in spazzatura.
Oggi ho voluto fotografare dalla mia vita quotidiana due esempi di imballaggi inutili e spreconi.
1. Tonno surgelato Monoprix
La confezione contiene due steak di tonno: all'interno del cartone esterno troviamo una prima busta contenente al suo interno altre due buste, una per ogni steak (nella foto se ne vede solo una perché l'altra era in padella).
Ora, è proprio necessaria la busta esterna che racchiude le due più interne?
2. Camomilla Carrefour in sacchetti
Ogni sacchetto è contenuto in un bustina di plastica. A cosa serve?
Negli ipermercati, per esempio, è difficile trovare delle ricariche dei detersivi: anche i detersivi che si definiscono ecologici, con tanto di marchio del WWF ed etichette europee in bella vista, non producono le ricariche e costringono il povero utente a portarsi ogni volta a casa della plastica inutile che poi finisce in spazzatura.
Oggi ho voluto fotografare dalla mia vita quotidiana due esempi di imballaggi inutili e spreconi.
1. Tonno surgelato Monoprix
La confezione contiene due steak di tonno: all'interno del cartone esterno troviamo una prima busta contenente al suo interno altre due buste, una per ogni steak (nella foto se ne vede solo una perché l'altra era in padella).Ora, è proprio necessaria la busta esterna che racchiude le due più interne?
2. Camomilla Carrefour in sacchetti
Ogni sacchetto è contenuto in un bustina di plastica. A cosa serve?
lunedì 27 aprile 2009
Report e il frigo aperto.
Quando una delle mie trasmissioni preferite, Report, si pone la stessa domanda che mi sono posto un paio di anni fa in questo post, è buon motivo per essere orgogliosi.
Per la cronaca, la domanda era: perché nei supermercati la maggior parte dei frigo è senza sportelli, quindi sprecando una quantità considerevole di energia?
Per la cronaca, la domanda era: perché nei supermercati la maggior parte dei frigo è senza sportelli, quindi sprecando una quantità considerevole di energia?
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giovedì 4 dicembre 2008
Gioco letteraio.

"Prendete il delicato problema degli ammalati di sifilide. E' accertato che, con opportune misure preventive, il pericolo di contrarre la malattia puo' essere molto ridotto. I cristiani, pero', non vogliono che se ne parli. Per essi è giusto che i peccatori vengano puniti, anche se il castigo puo' colpire persone innocenti. Vi sono oggi migliaia di bimbi affetti da sifilide congenita, vittime di questi assurdi pregiudizi. Mi domando quale beneficio possa trarre la morale da queste dottrine cosi' crudeli."
Bertrand Russel, da Perché non sono cristiano (1930).
Sostituire la parola sifilide con AIDS e ditemi se il pezzo non è ancora attuale.
venerdì 21 novembre 2008
Cartelloni pubblicitari.
Tratto dal libro No logo, di Naomi Klein.
"In qualità di privato cittadino ho sempre amato il paesaggio. Non mi è mai capitato di vederne uno che guadagnasse in bellezza con un cartellone stradale. Ovunque la natura offra una veduta piacevole, è un delitto rovinarla con un cartellone. Quando mi decidero' a dire addio alla Madison Avenue, fondero' una società segreta di vigilantes mascherati che si metteranno a viaggiare per il mondo in sella ad una motocicletta silenziosa e che, col favore delle tenebre, smantelleranno un cartellone dietro l'altro. Quanti giudici sarebbero disposti a dichiararci colpevoli se venissimo colti in flagrante mentre siamo intenti a compiere degli atti di alto significato sociale?"
David Ogilvy, fondatore dell'agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather, in Confessioni di un pubblicitario.
martedì 18 novembre 2008
Il tonno rosso e Auchan

L'ultima volta che sono stato a fare la spesa all'Auchan, al reparto pesce ho trovato un cartello che informava i clienti che il gruppo non vende più il tonno rosso, dato che in Europa non sono rispettate le quote massime di pesca stabilite dall'UE.
Ho fatto delle ricerche in rete ed in effetti sembra essere cosi'. Per esempio, questa la notizia riportata da Le nouvel observateur, un buon settimanale francese.
Se non è una trovata pubblicitaria e se non ci sono cose strane dietro (purtroppo dalla grande alimentazione mi aspetto di tutto), i miei complimenti ad Auchan: questa è la strada da seguire. Sono convinto che il boicottaggio da parte dei singoli cittadini sia veramente difficile da attuare perché sia efficace, mentre quello della grande distribuzione puo' essere molto più incisivo.
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domenica 8 giugno 2008
Rifiuti ingombranti.

Nella città francese dove abito, Nogent sur Marne, cosi' come in molte altre città, c'è la possibilità di liberarsi dei rifiuti ingombranti (mobili, materassi, oggetti che non si usano più e che non potrebbero essere buttati nella normale spazzatura perché troppo grandi) una volta al mese semplicemente portando fuori casa gli oggetti e depositandoli sul marciapiede.
Una volta al mese, a seconda della zona in cui abiti, infatti, passa un camion che carica tutto e porta alla discarica o nei centri di riciclaggio i rifiuti ingombranti; il tutto senza pagare nulla.
Ora, il vantaggio di un'organizzazione simile sono molteplici:
1. Permettere anche a chi non ha la macchina di liberarsi di oggetti che non si usano più.
2. Permettere che alcuni di questi oggetti possano essere recuperati. Alcuni oggetti sono infatti recuperati, prima del passaggio del camion del comune, dai tizi che vendono nelle fiere o mercatini di antiquariato. C'è gente che fa proprio questo mestiere: recupera oggetti non più usati nelle varie città, li risistema, li personalizza e poi li rivende; e cosi' molte cose possono avere una seconda vita.
Un paio di mesi fa ho buttato un letto Ikea in ottimo stato perché non avevo più spazio per tenerlo: dopo un paio d'ore ho visto un tizio con un camioncino che se l'è recuperato. Mi piace sapere che in quel letto ora ci dorme qualcuno piuttosto di saperlo in una discarica, incenerito o distrutto per essere recuperato in minima parte.
Anche a me capita ogni tanto di fare un giro di fronte le case il giorno della raccolta degli oggetti ingombranti ogni tanto per vedere se c'è qualcosa che puo' servirmi.
Ovviamente la giornata della raccolta degli oggetti ingombranti è conosciuta mese per mese all'inizio dell'anno.
3. Evitare che la gente possa buttare a caso e n'import où i propri oggetti non più usati, sporcando e rendendo più difficile il lavoro di chi deve tenere pulita la città.
lunedì 5 maggio 2008
Un film: Le seigneur de la mer.
Titolo originale: Sharkwater.
2007, Rob Stewart.
Aprile 2008, Parigi: non ricordo più dove l'ho visto.
Non è male questo documentario, che ci fa capire come il più terribile predatore dei mari, lo squalo, sia in realtà una delle tante vittime dell'ingordigia umana. Ogni anno sono infatti uccisi milioni di squali in tutto il mondo, soprattutto per le proprietà miracolose delle sue pinne. Secondo il documentario, il commercio delle pinne di squalo fa girare più soldi del commercio della droga. Sarà, ma io ho qualche dubbio....
Secondo l'autore, la riduzione degli squali nelle acque del mondo, porterà presto a disastrosi effetti ecologici, essendo lo squalo al vertice della catena alimentare marina: la sua riduzione, o addirittura scomparsa, porterebbe al proliferare di alcuni pesci che si nutrono di alghe e piante marine: le alghe e le piante hanno il nobile scopo di assorbire la CO2 prodotta dall'inquinamento umano. La riduzione degli squali porterebbe indirittamente ad un aumento di CO2 nell'atmosfera.
Il documentario è interessante, ma ha un grande difetto: troppo incentrato sulla figura e sulle gesta (a fianco di un gruppo di militanti di Greenpeace) dell'autore, un giovane fighetto biondo evidentemente narcisista.
Curiosità: il regista dice di odiare Spielberg perché ha contribuito, con la sua serie di film sugli squali, al mito dello squalo assassino. In realtà, il documentario chiarisce che le morti per squalo ogni anno sono dell'ordine di poche unità (circa 5), niente a che vedere con le morti che causano altri animali, quali gli alligatori e gli elefanti. Il regista di fa riprendere mentre accarezza uno squalo e ci gioca, senza alcun tipo di protezione.
Bello, cio' non toglie che io uno squalo come animale di compagnia non lo vorrei mai.
Voto di Kurtz: più.
2007, Rob Stewart.Aprile 2008, Parigi: non ricordo più dove l'ho visto.
Non è male questo documentario, che ci fa capire come il più terribile predatore dei mari, lo squalo, sia in realtà una delle tante vittime dell'ingordigia umana. Ogni anno sono infatti uccisi milioni di squali in tutto il mondo, soprattutto per le proprietà miracolose delle sue pinne. Secondo il documentario, il commercio delle pinne di squalo fa girare più soldi del commercio della droga. Sarà, ma io ho qualche dubbio....
Secondo l'autore, la riduzione degli squali nelle acque del mondo, porterà presto a disastrosi effetti ecologici, essendo lo squalo al vertice della catena alimentare marina: la sua riduzione, o addirittura scomparsa, porterebbe al proliferare di alcuni pesci che si nutrono di alghe e piante marine: le alghe e le piante hanno il nobile scopo di assorbire la CO2 prodotta dall'inquinamento umano. La riduzione degli squali porterebbe indirittamente ad un aumento di CO2 nell'atmosfera.
Il documentario è interessante, ma ha un grande difetto: troppo incentrato sulla figura e sulle gesta (a fianco di un gruppo di militanti di Greenpeace) dell'autore, un giovane fighetto biondo evidentemente narcisista.
Curiosità: il regista dice di odiare Spielberg perché ha contribuito, con la sua serie di film sugli squali, al mito dello squalo assassino. In realtà, il documentario chiarisce che le morti per squalo ogni anno sono dell'ordine di poche unità (circa 5), niente a che vedere con le morti che causano altri animali, quali gli alligatori e gli elefanti. Il regista di fa riprendere mentre accarezza uno squalo e ci gioca, senza alcun tipo di protezione.
Bello, cio' non toglie che io uno squalo come animale di compagnia non lo vorrei mai.
Voto di Kurtz: più.
L'elettronica applicata ai cessi.
A me l'elettronica piace. C'è tuttavia un settore dove ritengo non bisognerebbe mai
applicarla: quella dei cessi.
(Fonte della foto: http://prisonbreak24.forumup.com/about1335-0-asc-0-prisonbreak24.html)
A Linate ci sono i bagni con il sensore elettronico per lo scarico dell'acqua: non so quale sia il principio di funzionamento, so solo che teoricamente dovrebbero scaricare l'acqua quando l'essere umano ha finito le sue funzioni fisiologiche o subito prima che vada via.
Ieri c'erano almeno 2 water che continuavano a scaricare acqua continuamente, anche se nel bagno non c'era nessuno.
Perché questo spreco di acqua, quando da tutte le parti ci sentiamo dire che quella dell'acqua sarà la prima causa di tutte le guerre tra qualche decennio? A che serve il sensore elettronico in questo caso? Troppa fatica tirare l'acqua manualmente dopo aver fatto le proprie cose? Quanti litri di acqua vengono sprecati da un water che 24 ore su 24 scarica acqua? E la riparazione di un cesso che perde acqua, se la fa una ditta esterna, dopo quanti giorni viene fatta?
Sicuramente i motivi che hanno indotto ad installare dei cessi con sensore sono:
1. Il fatto di trovare il bagno sempre pulito: con lo scarico automatico, infatti, il bagno dovrebbe essere pulito anche quello che mi precede è maleducato e non ha l'abitudine di tirare l'acqua.
2. Motivi igienici: uno evita di toccare il pulsante di scarico.
Nobili motivi, pero' evidentemente queste apparecchiature hanno bisogno di manutenzione, altrimenti danno solo fastidi.
Poi sono andato a lavarmi le mani e c'erano i lavandini con il sensore elettronico che attivava l'acqua: un lavandino non funzionava anche se passavi la mano più volte di seguito, quello a fianco continuava ad emettere acqua all'infinito...
applicarla: quella dei cessi.
(Fonte della foto: http://prisonbreak24.forumup.com/about1335-0-asc-0-prisonbreak24.html)A Linate ci sono i bagni con il sensore elettronico per lo scarico dell'acqua: non so quale sia il principio di funzionamento, so solo che teoricamente dovrebbero scaricare l'acqua quando l'essere umano ha finito le sue funzioni fisiologiche o subito prima che vada via.
Ieri c'erano almeno 2 water che continuavano a scaricare acqua continuamente, anche se nel bagno non c'era nessuno.
Perché questo spreco di acqua, quando da tutte le parti ci sentiamo dire che quella dell'acqua sarà la prima causa di tutte le guerre tra qualche decennio? A che serve il sensore elettronico in questo caso? Troppa fatica tirare l'acqua manualmente dopo aver fatto le proprie cose? Quanti litri di acqua vengono sprecati da un water che 24 ore su 24 scarica acqua? E la riparazione di un cesso che perde acqua, se la fa una ditta esterna, dopo quanti giorni viene fatta?
Sicuramente i motivi che hanno indotto ad installare dei cessi con sensore sono:
1. Il fatto di trovare il bagno sempre pulito: con lo scarico automatico, infatti, il bagno dovrebbe essere pulito anche quello che mi precede è maleducato e non ha l'abitudine di tirare l'acqua.
2. Motivi igienici: uno evita di toccare il pulsante di scarico.
Nobili motivi, pero' evidentemente queste apparecchiature hanno bisogno di manutenzione, altrimenti danno solo fastidi.
Poi sono andato a lavarmi le mani e c'erano i lavandini con il sensore elettronico che attivava l'acqua: un lavandino non funzionava anche se passavi la mano più volte di seguito, quello a fianco continuava ad emettere acqua all'infinito...
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mercoledì 12 dicembre 2007
L'uccisione di Babbo Natale (i due si dividono il fungo).

Durante le mie giornate mi capita spesso di notare delle cose insensate, per lo meno dal mio modesto punto di vista di osservatore e non di esperto.
Per esempio:
1. Le stufe "a fungo": riscaldano le persone sedute ai tavoli dei bar fuori in inverno.
Ora, non c'è bisogno di essere ingegneri e né di avere dati tecnici a disposizione per immaginare lo spreco di questi aggeggi, che producono calore all'aperto, dove il calore si disperde subito.
2. Le porte aperte dei negozi: l'abitudine di molti negozi di tenere le porte aperte sia d'inverno che d'estate e l'impianto di condizionamento acceso all'interno è stupida.
Durante l'estate scorsa si è parlato tanto dell'iniziativa dell'ENI di non far portare la giacca e la cravatta ai dipendenti per poter tenere la temperatura degli uffici di 1-2 gradi più alta durante i mesi caldi, risparmiando cosi' nei costi dell'aria condizionata (e relativo inquinamento), eppure non si parla di questa pessima abitudine che si diffonde a macchia d'olio.
3. I banconi frigo e congelatori "aperti": cioè i banconi senza sportelli, molto diffusi nei supermercati.
Cosa ci vuole a mettere degli sportelli a questi banconi, che tratterrebbero cosi' molto meglio il freddo prodotto invece di disperderlo in tutto il supermercato?
Sono convinto che se chiedessi a una grande catena di distribuzione perché i banconi frigo sono senza sportelli mi risponderebbero che se mettessero le porte ai banconi le vendite dei prodotti freschi diminuirebbero perché la gente dovrebbe fare un gesto in più per afferrare la desiderata mozzarella o il desiderato merluzzo surgelato.
Quindi, vediamo quello che accade in un supermercato d'inverno, quando fuori fa freddo e l'impianto di riscaldamento è acceso:
- l'impianto di riscaldamento riscalda l'aria
- il frigorifero raffredda la stessa aria riscaldata dal riscaldamento
Intelligente, no?
E i consumi? Provate a casa vostra a tenere aperta la porta del vostro frigo 24 ore al giorno e a fine mese parliamo della vostra bolletta dell'elettricità.
Magari lasciate anche le porte di casa aperte mentre all'interno il riscaldamento è acceso (e il frigo con le porte aperte).
E se proprio volete esagerare, nello stesso tempo mettete in giardino una stufo a fungo per poter prendere l'aperitivo fuori con gli amici.
P.S.: dei punti 1. e 2. ne ha parlato Luca Mercalli durante la trasmissione Che tempo che fa, ma sono pronto a giurare su Apocalypse Now che sono riflessioni che mi passano per la testa da molti mesi e di cui avrei voluto scrivere da tempo.
PPS.: tutt'e tre le abitudini sono diffusissime sia in Italia che in Francia.
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sabato 1 dicembre 2007
Il cellophane dell'Espresso.
Ieri ero in Italia e ho comprato l'Espresso, quello semplice, senza alcun allegato.Molti articoli sono dedicati all'ambiente; c'è un saggio dell'immancabile Nobel di turno e ovviamente i consigli su come possiamo ridurre nel nostro piccolo l'inquinamento con i piccoli gesti quotidiani (repetita iuvant, è vero, ma oramai sono dappertutto).
Per ringraziare l'Espresso dei suoi consigli sull'ambiente, gliene do' io uno: non incellophanare la rivista. E' plastica completamente inutile e inquinante.
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giovedì 13 settembre 2007
L'inquinamento è pericoloso?
Avevo tempo fa segnalato qui un articolo italiano secondo cui non esisterebbe alcuna relazione tra l'inquinamento atmosferico e diminuzione della vita media.
Girovagando su internet oggi mi sono imbattuto in un'altra notizia, riportata dall'interessante sito del Nouvel Observateur: secondo un articolo redatto da l'Académie des sciences, de médecine, le Centre international de recherche sur les cancers (OMS, Lyon) et la Fédération nationale des centres de lutte contre le cancer, sembrerebbe che l'influenza dell'inquinamento ambientale sull'insorgenza dei tumori sia irrilevante; più in particolare, sembra che l'inquinamento ambientale causi meno dell'1% dei tumori.
Niente a che vedere con la percentuale dei tumori dovuti al tabacco, 33.5% per gli uomini, o dell'alcool, 10.8% per gli uomini.
Tra le altre cause dei tumori, tutte più rilevanti dell'inquinamento ambientale, l'esposizione ai prodotti tossici nella vita professionale, i trattamenti ormonali della menopausa per le donne, l'eccesso di peso e la mancanza di attività fisica.
Una buona percentuale della cause dei tumori rimane sconosciuta.
C'entra poco con i tumori, ma un po' con una corretta igiene alimentare: da qualche mese a questa parte in Francia quando passano alla télé o al cinéma le pubblicità di merendine, di bevande zuccherate e altro, ci sono delle scritte scorrevoli che danno dei consigli di igiene alimentare (fare molto sport, evitare di mangiare tra i pasti, limitare il consumo di prodotti troppo zuccherati); inoltre, alla fine della scritta viene pubblicizzato il sito http://www.mangerbouger.fr
gestito dal ministero della salute, su cui sono riportati degli avvertimenti sull'alimentazione e sulla forma fisica.
Non so se serve a qualcosa, ma in ogni caso trovo sia una cosa molto civile.
Tra l'altro in Francia tutte le pubblicità di alcolici, e forse anche le bottiglie, ma non ne sono sicuro e ora non ho voglia di alzarmi per guardare la Leffe in frigo, devono riportare dei messaggi che ricordano di bere con moderazione e che l'abuso di alcool è pericoloso per la salute; trovo anche questa una cosa molto civile, soprattutto tenendo conto dell'altissima percentuale di incidenti stradali causati dall'alcool.
Girovagando su internet oggi mi sono imbattuto in un'altra notizia, riportata dall'interessante sito del Nouvel Observateur: secondo un articolo redatto da l'Académie des sciences, de médecine, le Centre international de recherche sur les cancers (OMS, Lyon) et la Fédération nationale des centres de lutte contre le cancer, sembrerebbe che l'influenza dell'inquinamento ambientale sull'insorgenza dei tumori sia irrilevante; più in particolare, sembra che l'inquinamento ambientale causi meno dell'1% dei tumori.
Niente a che vedere con la percentuale dei tumori dovuti al tabacco, 33.5% per gli uomini, o dell'alcool, 10.8% per gli uomini.
Tra le altre cause dei tumori, tutte più rilevanti dell'inquinamento ambientale, l'esposizione ai prodotti tossici nella vita professionale, i trattamenti ormonali della menopausa per le donne, l'eccesso di peso e la mancanza di attività fisica.
Una buona percentuale della cause dei tumori rimane sconosciuta.
C'entra poco con i tumori, ma un po' con una corretta igiene alimentare: da qualche mese a questa parte in Francia quando passano alla télé o al cinéma le pubblicità di merendine, di bevande zuccherate e altro, ci sono delle scritte scorrevoli che danno dei consigli di igiene alimentare (fare molto sport, evitare di mangiare tra i pasti, limitare il consumo di prodotti troppo zuccherati); inoltre, alla fine della scritta viene pubblicizzato il sito http://www.mangerbouger.fr
gestito dal ministero della salute, su cui sono riportati degli avvertimenti sull'alimentazione e sulla forma fisica.
Non so se serve a qualcosa, ma in ogni caso trovo sia una cosa molto civile.
Tra l'altro in Francia tutte le pubblicità di alcolici, e forse anche le bottiglie, ma non ne sono sicuro e ora non ho voglia di alzarmi per guardare la Leffe in frigo, devono riportare dei messaggi che ricordano di bere con moderazione e che l'abuso di alcool è pericoloso per la salute; trovo anche questa una cosa molto civile, soprattutto tenendo conto dell'altissima percentuale di incidenti stradali causati dall'alcool.
giovedì 30 agosto 2007
Velib: un'iniziativa lodevole.
(Osservazione: quello nella foto non sono io)Finalmente questa sera ho potuto sfruttare il mio abbonamento Velib, arrivatomi da un sacco di tempo; martedi' per la precisione.
Velib è un nuovo modo per spostarsi a Parigi, messo in piedi dal comune di Parigi e da una società privata. A sua volta, Parigi ha copiato l'idea dalla città di Lione.
In pratica: fai l'abbonamento annuale via internet (29€) e nel giro di una decina di giorni ti arriva a casa una carta magnetica: in tutta Parigi sono installate decine di stazioni (borne) completamente informatizzate, sorta di parcheggio automatico dove prendere le bici.
Alla borne, niente di più semplice per prendere la bici: scegli il tuo velocipede, passi la tua tessera su un lettore magnetico e parti. Al massimo devi regolare la sella se non si confà alla tua statura.
Fai i tuoi bei giri in Parigi e poi la lasci in qualsiasi altra borne della città.
I costi: la prima mezz'ora è gratis, poi le mezzore costano sempre di più. I soldi sono scalati direttamente dal tuo conto, che puoi ricaricare su Internet o direttamente alle borne con la carta di credito. Velib è concepito come mezzo di spostamento più che come mezzo di piacere, è per questo che dopo mezz'ora si inizia a pagare; cosi', infatti, viene assicurato un ricircolo continuo delle bici. In realtà, attualmente dopo mezz'ora puoi depositare la tua bici, prenderne un'altra nella stessa borne e non paghi nulla.
Stasera sono andato al cinema, al cinema MK2 Bibliothèque, che mi viene particolarmente comodo. Il film era alle 19h50; arrivato con notevole anticipo, dopo aver fatto il biglietto alle 18h30 ho preso la mia bici alla borne più vicina, 200m dal cinema, e sono andato a Saint Michel: proprio di fronte al bar dove volevo andare a mangiare ho depositato la bici. Dopo aver mangiato il mio croque monsieur, ho preso un'altra bici, sono ritornato a Bibliothèque e ho visto il film. Fico, no?
Se non si vuole fare l'abbonamento annuale, si puo' fare l'abbonamento giornaliero, che costa 1€ (a cui aggiungere i costi di ogni singolo affitto, uguali a quelli nel caso di abbonamento annuale); l'abbonamento si puo' fare in tutte le borne, basta avere una carta di credito.
Penso che la bici sia un'ottima modo di visitare una città, ed infatti si vedono molti turisti in bicicletta.
Velib è stato un successo, tant'è che il comune continua ad installare delle borne dappertutto (già molto diffuse) e vuole aumentare il numero di bici da qui alla fine dell'anno.
Per evitare l'anarchia più totale, bici sui marciapiedi, semafori rossi bruciati, controsensi, il comune ha anche deciso di aumentare i controlli fatti ai ciclisti: un mio collega ha già preso una multa di 90€ per un semaforo bruciato.
A mio avviso Velib non ridurrà il traffico, o se lo ridurrà sarà in maniera poco significativa, pero' di certo contribuisce a rendere più piacevole una città e a sensibilizzare le persone.
Trovo l'idea di Velib geniale, e mi auguro vivamente che questa amministrazione continui a costruire piste ciclabili e spazi per pedoni e ciclisti come ha fatto finora: tanto è stato fatto, ma ancora c'è da fare. E comunque da quando sono a Parigi, 3 anni in questi giorni, mi pare che il numero di ciclisti per le strade sia aumentato notevolmente.
Siccome sono un uomo statistico, cerchero' al più presto dei dati sull'incremento del traffico dei ciclisti.
giovedì 2 agosto 2007
Moto d'acqua.

Il buon vecchio Gaber diceva che per praticare alcuni tipi di sport, per esempio il golf, il cricket..., essere stupidi non è necessario, pero' aiuta.
Agli sport menzionati da Gaber io aggiungo la moto d'acqua.
Ogni volta che sono al mare e vedo un pirla passare a tutta velocità con la moto ad acqua mi dico che alla stupidità e alla coglionaggine umana non c'è mai fine.
La cosa che mi fa ridere è che questi elementi si sentono molto fighi mentre passano con il loro mezzo a pochi metri dalla costa, mentre in spiaggia il commento è sempre lo stesso ed unanime: "Ma guarda 'sto coglione!"
Ovviamente la cosa non mi fa solo ridere, ma anche incazzare per il semplice motivo che spesso questi "coglioni" (definizione dei bagnanti. Io non sono cosi' volgare) se ne fottono altamente del codice del mare, e arrivano a pochi metri dalla riva a tutta velocità, mettendo a rischio la vita di chi, facendo la sua pacifica nuotatina di 10m, spera di smaltire tutto il cibo ingurgitato la sera prima. Purtroppo non sono rischi immaginari perché ogni estate sentiamo al tg la notizia di qualche nuotatore o sub che ci ha lasciato le penne grazie ai motociclisti del mare.
Da non trascurare anche il disturbo derivante dal rumore e dall'inquinamento prodotto da questi obbrobbi della tecnologia moderna. Già abbiamo il traffico delle nostre città e paesi: se anche al mare dobbiamo sentirci in pericolo e respirare puzza di benzina bruciata...
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giovedì 26 luglio 2007
Qualche domanda per i fumatori (non tutti).
Durante queste vacanze mi sto ponendo qualche domanda, che giro ai fumatori che mi leggono.
1. Perché dopo aver fumato in spiaggia buttate i mozziconi sulla sabbia?
E' vero che è noioso cercare un cestino della spazzatura oppure mettere il mozzicone in borsa e buttarlo successivamente, pero' è altrettanto noioso per me camminare tra i sassi, la sabbia e i mozziconi.
2. Perché se siete in auto buttate i mozziconi dal finestrino? Lasciando da parte il rischio incendi, non indifferente, non mi sembra una cosa molto bella e civile.
3. Perché dopo aver finito il pacchetto di sigarette lo buttate dal finestrino della vostra auto o a terra se siete a piedi?
lunedì 2 luglio 2007
Energia elettrica: risparmiare si puo'?

In Francia la EDF, società dell'elettricità francese, fa pagare l'energia in base ad una stima calcolata sul consumo dei mesi precedenti. (*)Il bonhomme (omarino) EDF, infatti, passa solo un paio di volte all'anno a leggere i contatori.
Nel Febbraio 2006 ho cambiato appartamento: in base ai consumi del periodo Febbraio 2006-Giugno 2006, la EDF ha stimato i miei consumi di elettricità pari a 45€ al mese, specificando che nel Giugno 2007 sarebbe passato di nuovo il bonhomme per leggere i contatori e che ci sarebbe stato il conguaglio.
Preciso che il palazzo dove abito io è sprovvisto di gas (come molti in Francia).
Vediamo cosa è successo tra il Giugno 2006 e il Giugno 2007 nel mio piccolo studio (monolocale) da un punto di vista energetico:
1. Ho cambiato pc. Ho portato in garage il vecchio pc fisso con monitor 19 pollici e ho preso un meno vorace portatile.
2. Ho abbassato la temperatura del boiler scaldacqua (ballon). Il ballon è un contenitore di 100-150l di acqua che di notte si accende automaticamente (quando la tariffa è più bassa) e riscalda l'acqua in esso contenuta.
Il precedente inquilino aveva messa la temperatura al massimo: io ho portato la manopola della temperatura a metà.
3. Ho comprato una presa multipla con interruttore; cio' mi consente di staccare di notte dall'alimentazione: dvd, stereo, televisore.
4. Ho comprato una nuova pentola per la pasta. Grazie alla nuova pentola l'acqua arriva ad ebollizione prima, e non di poco. Inoltre, per mantenere l'ebollizione non ho bisogno di mettere la massima temperatura della piastra. Come se non bastasse, durante l'ultimo minuto/minuto e mezzo di cottura spengo la piastra elettrica: ho notato che l'acqua continua a bollire ugualmente.
5. Ho sostituito il vecchio frigo presente nell'appartamento con un frigo di mia proprietà di classe A, che avevo nel garage inutilizzato.
Risultato: la EDF nelle prossime due settimana verserà sul mio conto 259.99€. Cio' vuol dire che nell'anno Giugno 2006-Giugno 2007 ho speso solo il 52% di quanto aveva stimato la EDF.
Sicuramente ha contribuito l'inverno molto mite ad abbassare i consumi di elettricità, pero', essendo il mio un palazzo abbastanza recente e ottimamente isolato (in tutto l'inverno ho acceso il riscaldamento per circa 30 minuti in totale! e non sono mai morto assiderato né ho patito il freddo), sono convinto che questo fattore non ha avuto un peso molto determinante.
Risparmiare? Si', si puo'.
Note.
(*) In realtà si puo' scegliere di pagare il reale consumo ogni due mesi, ma questo comporta che ogni due mesi bisogna inviare all'EDF, via posto o via Internet, il consumo che si puo' leggere sul contatore. Io ho scelto per il consumo stimato.
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martedì 5 giugno 2007
Inquinamento e vita media.
Che in materia ambientale ci sia molta informazione terroristica probabilmente è vero: tutti noi inorridiamo quando sentiamo parlare di PM 10, PM 2.5, anche se pochi di noi probabilmente sanno cosa sano e come agiscono nell'organismo.Girovagando in rete mi sono imbattuto in questo documento molto interessante, redatto dall'Istituto Bruno Leoni. Consiglio la lettura del documento, essendo anche molto breve e comprensibile.
In sintesi per i pigri: la maggior parte delle emissioni 'nocive' in ambiente urbano continua a diminuire negli ultimi anni, grazie soprattutto ai miglioramenti tecnologici dei mezzi di trasporto, dei processi industriali, dei riscaldamenti, e non è stata ancora dimostrata alcuna relazione tra inquinamento urbano e diminuzione della vita media.
Non ho gli elementi per valutare quanto riportato, pero' devo dire che qualche dubbio me lo sono sempre posto anch'io sugli effetti dell'inquinamento: possibile che se viviamo in autentiche camere a gas come le nostre città la vita media media continua ad aumentare? Certo, ci sono i progressi della medicina, dell'alimentazione industriale (pur con tutti i suoi difetti, ma anche con la sua maggiore igiene), delle migliori condizioni igieniche in generale, pero' da quello che si legge in giro dovremmo morire tutti nel giro di pochissimo tempo a causa dell'inquinamento, o addirittura essere già morti da un bel po'.
Mi ha sempre colpito l'attacco da parte di molti a Veronesi quando ha dichiarato che dovremmo preoccuparci molto più di quello che mangiamo rispetto a quello che respiriamo. Non voglio prendere a tutti i costi le difese di Veronesi: è probabile che abbia detto una minchiata, come è probabile di no.
Pero', quanti tra coloro che hanno attaccato Veronesi (Grillo in testa, con la sua a volte facile demagogia) hanno gli elementi scientifici per affermare che l'oncologo ha detto una cazzata?
Non mi piace l'informazione ufficiale urlata, terroristica, che ti fa sempre vivere con la paura e con il senso di colpa.
Nello stesso tempo non mi piace la controinformazione, quando controinformazione fa rima con guerra-di-religione cieca e irrazionale.
Non mi piace insomma l'informazione senza un minimo di approfondimento scientifico.
Ritengo di essere molto delicato.
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giovedì 24 maggio 2007
Gli scooter inquinano?
Una domanda che mi pongo spesso è: gli scooter inquinano molto? Inquinano più delle auto?Purtroppo non ho mai trovato informazioni certe a riguardo: più di qualcuno dice che lo scooter inquina mediamente più di un'auto, ma senza fornire dati.
Com'è possibile che un motorino che pesa 100kg possa inquinare più di un'auto che ne pesa mediamente 1000, mi sono sempre chiesto ?
Finalmente un interessante articolo su Le Monde mi ha chiarito il dubbio: l'agenzia Agence de l'environnement et de la maîtrise de l'énergie (Ademe) ha analizzato le sostanze inquinanti emesse da alcuni scooter 125 Euro 3 (se non sbaglio è la più recente) e confrontate con quelle di un auto Euro 4.
Ebbene, a parità di tragitto percorso, lo scooter emette una quantità di monossido di carbonio (CO) dieci volte superiore a quelle dell'auto. Stessa cosa per gli idrocarburi. Va un po' meglio per gli scooter e le moto di cilindrata superiore a 125cm: in tal caso il monossido di carbonio emesso è 'solo' 2-3 volte superiore a quello di un'auto.
Secondo un ingegnere dell'agenzia, il problema nasce dal fatto che le norme anti inquinamento applicate ai mezzi ai due ruote, in particolare ai 125cm, sono molto meno restrittive di quelle imposte alle auto. Sembra che le norme Euro 3 applicate agli scooter corrispondano a quelle applicate alla metà degli anni 90 alle auto.
Che la tecnologia possa aiutare è certo: l'inquinamento da ossido da azoto lungo il périphérique di Parigi (una sorta di grossa tangenziale che circonda la città e la delimita dalla periferia) è diminuito del 32% in 5 anni a fronte di una diminuzione del traffico del solo 2%. (fonte: un articolo di Le Monde letto qualche mese fa che non ritrovo in rete)
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