giovedì 5 febbraio 2009
Ristoranti e bar a Parigi: Le hangar
Come entrée è imperdibile la crème de lentilles au fois gras (crema di lenticchie al fois gras per i non francofoni), che è in assoluto una delle cose più buone che ho mai mangiato in Francia, mentre il mio piatto principale preferito è il filet stroganoff, della tenera carne con salsa, funghi e cipolle. Attorno al piatto, come contorno, delle palline di patate molto appetitose.
Come dolce ieri ho assaggiato per la prima volta un gateau aux amandes et citron (dolce alla mandorle e limone) buono ma non al livello dei piatti salati. Ho invece assaggiato un mi-cuit au chocolat di un amico e l'ho trovato molto buono. Sconsiglio invece il soufflé au Grand Marnier, che ho preso un paio di volte e non ho trovato buono (a proposito: il soufflé è abbondante, puo' bastare per due persone).
I piatti di pesce non li ho assaggiati, ma i miei amici che ieri li hanno presi sembravano contenti.
Costo: tra i 35-40€ a persona per un pasto completo e vino.
Il personale è cortese e il servizio veloce.
Non accettano carte di credito né tickets restaurant. Di sabato è consigliato prenotare.
Indirizzo: 12 impasse Berthaud, 75003 Paris.
lunedì 2 febbraio 2009
Computer HP: finalmente riparato.
Dunque, al mio computer sono state effettuate le seguenti operazioni:
1. Aggiornamento del bios. Ora la ventola si accende più raramente, mentre prima era un rumore costante. Penso abbiano dato anche una bella pulizia alla ventola stessa perché mi pare molto più silenziosa.
2. Scheda video sostituita
3. Schermo e dorso del pc sostituiti.
Unico problema: non so se è una questione di driver da aggiornare, ma se non imposto la massima risoluzione per lo schermo, la qualità è pessima. Mi ritrovo quindi una risoluzione di 1680x1050 su un 16.9 pollici. E' tutto cosi' infinitamente piccooooooooooooooolo sullo schermo.
Per la riparazione non ho speso nulla: un corriere è venuto a prendere il pc e l'ha riportato. Il pc è stato assente dalla mia casetta 4 settimane.
Prima di consegnarlo al corriere il supporto avrebbe dovuto inviarmi un codice di riparazione da allegare al pc: niente, mai ricevuto.
Il laboratorio avrebbe dovuto mandarmi due sms: uno alla ricezione del computer, l'altro il giorno prima della riconsegna. Sms mai ricevuti.
Un giorno pero' mi hanno chiamato per informarmi che non avevano i pezzi in magazzino e che hanno dovuto ordinarli.
Ciascuno tragga le proprie conclusioni: le mie sono di un supporto-servizio di riparazione un po' lento (da quando ho contattato il supporto per la prima volta sono passate circa 6 settimane o poco meno) e di mancanza di comunicazione tra il supporto e i laboratori di riparazione.
Il pc è a casa, per ora mi basta. Speriamo tiri avanti qualche altro tempo ancora.
domenica 1 febbraio 2009
Un film: The deer hunter.
In italiano: Il cacciatore.USA, 1978. Regia di Michael Cimino.
Visto in dvd, un pomeriggio di gennaio, durante i giorni della merla del 2009.
5 amici in Pennsylvania, operai: 3 di loro partono per la guerra del Vietnam.
Grande ennesimo film sulla guerra del Vietnam: interessante perché non si concentra solo sulla guerra, ma anche sugli effetti di questa sulla vita dei protagonisti, sul loro rientro a casa. Paradossalmente, la parte relativa alla guerra è più corta e sintetica delle altre.
Il principale difetto del film è l'eccessiva lunghezza della prima parte, che parla dei protagonisti prima della loro partenza e ci introduce nel loro ambiente: un'ora di film in cui succede poco, in cui tutto è dilatato (la caccia al cervo, le bevute tra amici, il matrimonio...) e ha poco interesse.
Tra gli attori spiccano un giovane Robert de Niro, un efficace Christophen Walken e una brava e bella Meryl Streep.
Non ho la certezza che sia cosi', ma mi piace immaginare The deer hunter alla base di alcune canzoni di Bruce Springsteen sulla guerra del Vietnam, come Shut out the light e Born in the USA.
Voto di Kurtz: cuoricino.
SHUT OUT THE LIGHT
The runway rushed up at him
as he felt the wheels touch down
He stood out on the back top
and took a taxi into town
He got out down on Main Street
and went into a local bar
He bought a drink and found a seat
in a corner off the dark
Well she called up her mama
to make sure the kids were out of the house
She checked herself out in the dining room mirror
And undid an extra button on her blouse
He felt her lying next to him,
the clock said 4:00 am
He was staring at the ceiling
He couldn't move his hands
CHORUS
Oh mama mama mama don't go away
I've got the shakes and I'm gonna be sick
Throw your arms around me in the cold dark night
Hey now mama don't shut out the light
Don't you shut out the light
Don't you shut out the light
Don't you shut out the light
Don't you shut out the light
Well on his porch they stretched a banner
that said "Johnny Welcome Home"
Bobby pulled his Ford out of the garage
and they polished up the chrome
His mama said "Johnny oh Johnny,
I'm so glad to have you back with me"
His pa said he was sure they'd give him his job back
down at the factory
CHORUS
Well deep in a dark forest,
a forest filled with rain
Beyond a stretch of Maryland pines
there's a river without a name
In the cold black water
Al Johnson out here stands
He stares across the lights of the city
and dreams of where he's been
CHORUS
SPEGNI LA LUCE
La pista d'atterraggio gli correva d'avanti
Mentre sentiva le ruote toccare terra
Rimase in piedi sul nero asfalto
E prese un taxi per la città
Scese in Main Street
Ed entrò in un bar locale
Comprò da bere e si trovò una sedia
In un angolo al buio
Lei chiamò sua madre
Per assicurarsi che i bambini fossero fuori casa
Controllò il suo aspetto nello specchio della sala da pranzo
E sbottonò un altro bottone della sua camicetta
Lui la sentì sdraiarsi al suo fianco
L'orologio segnava le 4:00 am
Lui fissava il soffitto
Senza riuscire a muovere le sue mani
CORO
Oh mamma mamma non andar via
Sto tremando e mi ammalerò
Getta le tue braccia intorno a me in questa notte fredda e buia
Hey mamma non spegnere la luce
Non spegnere la luce
Non spegnere la luce
Non spegnere la luce
Non spegnere la luce
Sul suo porticato misero uno striscione
Che diceva"Johnny bentornato a casa"
Bobby tirò fuori dal garage la sua Ford
E pulì le parti cromate
Sua mamma disse "Johnny oh Johnny
Sono così felice di averti qui con me"
Suo padre gli disse che era sicuro che gli avrebbero ridato il suo lavoro
Giù alla fabbrica
CORO
Nel mezzo della scura foresta,
Una foresta riempita di pioggia
Dietro una fila di pini del Maryland
C'è un fiume senza nome
Nell'acqua scura e fredda
Al Johnson là fuori è in piedi
E fissa le luci della città
E sogna dove è stato
CORO
Ristoranti e bar a Parigi: Lao-Thai.
In pieno quartiere asiatico, questo ristorante è uno dei miei punti di riferimento nella villa lumière, avendo iniziato a frequentarlo fin dai miei primi giorni di vita francese, ormai 4 anni e mezzo fa, grazie ad un amico innamorato della Thailandia e della sua cucina.
Oltre quella thailandese, propongono anche cucina del Laos: la qualità è buona e i prezzi ottimi. Facendo attenzione con 20€ si riesce a prendere una entrée, un piatto e anche un dolce (o frutto).
I miei piatti preferiti sono la salade Yam Sapparod (ananas, cipolla, noce di cocco grigliata, noccioline e gamberetti - anche se gli accostamenti possono sembrare brutali il risultato finale è ottimo) da mangiare con del riso gluant, l'immancabile Pad Thai (sorta di spaghetti con gamberetti, uovo e carne di maiale) e ultimamente ho scoperto anche un ottimo piatto di salmone fritto.
L'ambiente è molto spartano ed essenziale. Il personale non è il massimo come cortesia ed efficienza, ma ci si abitua se ci si va spesso.
Accettano i ticket restaurant anche il week end.
lunedì 26 gennaio 2009
La lingua francese e il resto del mondo.
In Francia si accetta mal volentieri che il mondo evolve verso una lingua unica che faccia da substrato e unica lingua di comunicazione tra tutti i popoli della terra: ed è accettato ancora meno volentieri il fatto che purtroppo questa lingua non è il francese ma l'inglese.
Oggi ne ho avuto l'ennesima prova: ho letto un articolo su Le Monde on line (pardon...en ligne) in cui si parla di un'agenzia (Irena) tra 50 paesi di tutto il mondo sulle energie rinnovabili. In particolare il giornalista spiega che la Francia non ha ancora aderito all'agenzia. Perché? Eccolo spiegato (segue traduzione per i non francofoni):
La signature de la France était encore incertaine lundi matin, malgré la volonté du ministre de l'écologie, Jean-Louis Borloo, d'engager Paris dans l'aventure de la première agence mondiale exclusivement consacrée à ces énergies. L'hostilité du ministère des affaires étrangères était forte, notamment en raison du choix de l'anglais comme seule langue de travail de l'Irena, et l'Elysée n'était pas enthousiaste.
(Questo il link all'articolo completo)
Tradotto alla meno peggio:
L'adesione della Francia era ancora incerta lunedi' mattina, nonostante la volontà del ministro dell'ecologia Jean-Louis Borloo di coinvolgere Parigi nell'avventura della prima agenzia mondiale consacrata esclusivamente a queste energie. L'ostilità del ministro degli affari stranieri è forte, soprattutto a causa della scelta dell'inglese come sola lingua dell'agenzia, e l'Eliseo non era entusiasta.
Ritengo che in Italia il problema sia quello opposto: eccesso di termini stranieri, anche quando non necessario, e nessun attaccamento alla nostra bella lingua. Basti pensare che nella penisola esiste un ministero del welfare, mentre in Francia non si sognerebbero mai di chiamare un ministero con un nome straniero. Non solo, ma Sarkozy ha introdotto nel 2007 il ministero dell'immigrazione e dell'identità nazionale.
E se si trovasse una via di mezzo tra uno stato che per legge impone alle radio di far passare una certa percentuale di canzoni francesi ed un altro che non si cura affatto della propria lingua?
venerdì 23 gennaio 2009
Ristoranti e bar a Parigi: Pizzeria Gambino.
La pizza è veramente buona e i prezzi sono nella media del centro di Parigi, cioè 11-12€ per le pizze più semplici e 14-15€ per quelle più ricche. Gli ingredienti mi sono parsi di buona qualità e freschi.
I dolci: io ho preso una delicata Delizia di castagne con gelato e ho assaggiato il Tiramisù di un amico. Giudizio: entrambi molto buoni. Prezzo sugli 8€.
E poi c'è la birra Moretti, che finora non avevo mai visto a Parigi, e che è una delle birre che meglio si sposa con pizza.
Fanno anche dei primi, ma non li ho assaggiati.
Insomma, un indirizzo da tenere a mente: Pizzeria Gambino, 6 rue Gomboust, 75001.
martedì 20 gennaio 2009
Ristoranti e bar a Parigi: Coffee parisienne
Ristorante americano dall'ambiente informale e servizio veloce.
Hamburger, cheesburger e baconcheesburger con contorni di patate sono ottimi.
L'unico dolce che abbiamo assaggiato, il cheescake, invece, non ci è piaciuto.
Nota dolente, i prezzi: 12.5€ un hambuger, 14.5€ il baconcheesburger, 8.5€ cheescake. Per non parlare dei 4.5€ di una normalissima birra piccola (nota: le birre sono molto care a Parigi un po' dappertutto).
lunedì 12 gennaio 2009
Ristoranti e bar a Parigi: Le Nemrod
Ci siamo stati sabato sera e non c'era molta gente: c'è da dire che era il primo sabato dei saldi, e dopo un pomeriggio caotico a Parigi, di sera la sera la città era quasi deserta.
Io ho preso un ottimo contre filet con gratin al cantal: la porzione era abbondante e la qualità alta. Come dolce la classica tarte tatin con gelato alla vaniglia: buona.
Il ragazzo che ci ha servito era gentile e scherzoso, anche se in generale il servizio non mi è parso particolarmente veloce. L'ambiente era piacevole.
Hanno anche accettato i ticket resto, nonostante fosse un sabato sera.
I prezzi non sono bassi (contre filet: 17€, tarte tatin con gelato 8€), pero' a mio avviso sono proporzionati alla qualità.
Indirizzo: 51 rue du Cherche Midi, 75006 Parigi.
martedì 6 gennaio 2009
Post funereo.
Non mi dilungo sulla lista dei miei difetti perché sono ben chiari a chi mi conosce e probabilmente anche a chi legge il blog :-)
Tutto cio' che è donabile del mio corpo dev'essere donato.
8. Alla ricorrenza di un anno della morte ricordatemi con un incontro tra amici e parenti.
Un po' di musica, due chiacchiere, qualche foto di me e magari un bel film. Eh, ma non me mettete i Blockbuster. Io vi vedo! Preferisco qualcuno dei mattoni che a me piacciono tanto ;-)
9. Sepoltura o cremazione?
Cremazione. Le ceneri disperse nel vento e nel mare, quello di Locri. Alla fine è pur sempre la mia città natale, anche se ci manco da 18 anni.
domenica 4 gennaio 2009
Fine settimana a Bruges: un disastro.
- Bruges è una cittadina di 110 mila abitanti. Il centro è piccolo, quindi, a meno che non si sia fortemente appassionati di arte, una giornata basta per visitarla. Caroline ed io, al contrario, avevamo previsto un week end lungo, di ben 4 giorni.
- La Francese è stata molto male durante la vacanza.
- Il week end in questione era quello dei saldi.
- Il fatto che si parli di Bruges come della Venezia del nord e che ogni tanto sia accostata anche ad Amsterdam, città che abbiamo adorato, sicuramente ha spinto molto in alto le nostre aspettative.
- I giorni trascorsi nella cittadina belga sono stati molto freddi (i canali erano tutti ghiacciati) e questo di certa non aiuta ad apprezzare un posto, a meno che tu non sia un orso polare.
Di seguito qualche pensiero sparso sul fine settimana appena trascorso.
La cosa che più ci ha colpito in negativo è sicuramente la gente. Nei bar, ristoranti e negozi il personale è scortese e scontroso. Mi sono lamentato spesso della maleducazione dei commessi parigini, ma il livello di educazione e professionalità di quelli bruggesi è più basso. Quando entri in un locale molte volte non ti salutano e né ti accolgono assegnandoti un tavolo: devi essere tu a salutare per primo e cercarli per chiedere una sistemazione.
Quando ti parlano, inoltre, spesso non ti guardano negli occhi e continuano a fare altro. I toni sono in generale molto duri e i sorrisi inesistenti. Anche all'uscita del locale capita che non ti salutino, a meno che non sia tu a cercarli con gli occhi e tirargli fuori una qualsiasi espressione di congedo.
I ristoranti-bar non espongono sempre il prezzo del cibo o delle bevande: ti puo' quindi capitare di entrare in un ristorante senza sapere in anticipo quanto spenderai. Forse sono abituato troppo bene a Parigi, dove tutti i bar hanno i prezzi esposti fuori, anche delle cose più elementari come il caffè. In un bar ci è addirittura capitato che non fosse a disposizione del cliente il listino con i prezzi delle bevande. Tradotto: ordini qualcosa, per esempio un succo di frutta, senza sapere quanto ti costa.
Trovo questo insopportabile. Anche al sud Italia è cosi', ma essendo io del sud Italia riesco ad avere un'idea dei prezzi, per cui la cosa mi dà meno fastidio.
Prezzi dei ristoranti: a meno di non andare nei locali super turistici che propongono piatti tipici belgi come le le lasagne o le penne agli scampi, i ristoranti ci sono sembrati molto cari.
I piatti di carne, anche i più semplici, partono dai 22-25€, cosi' come quelli di pesce. Non siamo riusciti a vedere l'entrecôte a meno di 22€. Giusto per avere un'idea, a Parigi riesci a mangiarla con 13-14€.
La birra, al contrario, costa molto poco.
Avendo fatto un solo ristorante, il mio giudizio sulla qualità del cibo non ha alcun valore statistico, pero' posso dire che la qualità mi è parsa scadente.
Non sorvolo sul fatto che se all'ora di pranzo ti viene di voglia di prendere qualcosa da bere senza mangiare è impossibile perché tutti i ristoranti bar a quell'ora accettano solo chi si siede per pranzare.
Ho avuto l'impressione in generale che i bruggesi siano persone molto introverse, chiusi in sé stessi e rudi. Lo vedi dalle espressioni di chi cammina per strada, dai rapporti che hanno i colleghi nei momenti di pausa, nel modo di rivolgersi alle persone.
Per esempio, il bed and breakfast di Marie Rose Debruyne, dove abbiamo pernottato: i gestori erano gentili, ma non più di tanto. Da chi gestisce un b&b io mi aspetto un'accoglienza calda, delle persone che fin dal primo giorno mi facciano una panoramica della città, consigliandoci i posti da vedere, le chiese da visitare, i ristoranti dove mangiare. Niente di tutto questo: sarebbe ingiusto dire che i Ronny & Marie, i gestori, non sono stati cordiali, ma il rapporto somigliava più a quello tra il personale di un hotel con i clienti che a quello tra il proprietario di un b&b e un ospite.
Altri due piccoli commenti sul b&b: eravamo in una stanza al secondo piano, molto luminosa, silenziosa e pulita. La colazione è abbondante e di buona qualità. La nostra stanza era molto particolare, un mix riuscito di moderno (acciaio) e classico (legno). Tutta la casa è particolare, dall'entrata alla sala della colazione, per finire con il tetto. L'architetto è il marito (compagno?) di Marie Rose.
La città: non ci ha affascinato. I canali non hanno charme né sono belli, il centro ha molte vie aperte alla circolazione e sono quindi rumorose. A parte qualche negozio di cioccolata e di articoli di pizzo (per cui Bruges sarebbe famosa) i negozi del centro sono quelli che si trovano in tutte le città: H&M, C&A, Zara, Massimo Dutti, Etam e cosi' discorrendo. Si aggiunga che ieri iniziavano i saldi, per cui il centro era invaso da turisti ed indigeni alla ricerca dell'affare.
I negozi chiudono molto presto, alle 18 o alle 18.30: venerdi' per cercare una maglietta di cui avevo bisogno ho faticato non poco.
Per concludere, la descrizione della scena vissuta sabato, qualche ora prima di partire, in un ristorante bar nella piazza centrale della città.
Il serveur maleducato ci viene incontro, gli diciamo che è per bere qualcosa e ci fa accomodare ad un tavolo da 4 perché non ce n'erano da due.
Ci chiede cosa vogliamo da bere ed io gli chiedo un listino. Non ce l'hanno, allora ordino un succo di frutta per me e niente per Caroline (stava molto male).
- Il serveur: siete in due.
- Io: ?
- Lui: siete in due, prendete un tavolo da 4 per bere e ordinate una cosa sola.
- Io: io prendo due succhi di frutta. Ho trattenuto l'istinto di dire 'allora ce ne andiamo' solo perché volevo che Caroline si riscaldasse un po'.
Dopo 20 minuti e dopo aver servito tutti gli altri clienti, anche quelli arrivati dopo di noi, ancora nessuna notizia del succo di frutta. Ci alziamo lentamente e platealmente ci riabbigliamo per andarcene. Il serveur ci vede, non ci dice niente e neanche ci saluta.
Mia conclusione: evidentemente l'ha fatto apposta per farci andare via in modo che liberassimo il tavolo.
Secondo voi ho la voglia di ritornare a Bruges?
Questa la foto del ristorante dove si è svolta la scena, cosi' se ci andate potete evitarlo o spaccare il naso al cameriere da parte mia.
Il bar da evitare nella piazza principale.P.S. Ho trovato una cosa molto strana nelle tabaccherie: è consentita la pubblicità delle sigarette, cosa a cui noi italiani (e francesi) non siamo abituati.
Pubblicità delle sigarette nella vetrina di una tabaccheria.