mercoledì 15 aprile 2009

Perché laico, di Stefano Rodotà: un estratto




Spero che Stefano Rodotà non me ne voglia se pubblico su questo blog un estratto del suo libro "Perché laico", di cui consiglio a tutti la lettura per la razionalità e la forza con cui l'autore analizza il potere della Chiesa nella politica e nella società italiana.

Il brano si trova all'inizio del capitolo Poteri in conflitto, pagina 127. Mi sono permesso di aggiungere qualche a capo e qualche spazio per migliorare la leggibilità sul monitor.

Buona lettura.

"Spero che anche i più pigri e distratti si siano resi conto che stiamo ormai di fronte ad un conflitto tra due poteri, lo Stato e la Chiesa, non governabile con le categorie tradizionali dell'ingerenza più o meno legittima delle gerarchie ecclesiastiche o con il riferimento al Concordato.

E il terreno dello scontro è sostanzialmente quello dei diritti fondamentali della persona, a loro volta parte di una più generale questione dei diritti, quelli legati all'innovazione scientifica e tecnologica e quelli sociali, tema centrale della discussione pubblica in moltissimi paesi (e con il quale dovrebbe misurarsi chi continua a porre interrogativi su significato e sopravvivenza delle categorie di destra e sinistra, come hanno fatto negli ultimi tempi il mensile inglese "Prospect" e quello francese "Philosophie Magazine").

Il conflitto tra poteri emerge dalle ultime prese di posizione della Chiesa, che più nitide e radicali non potrebbero essere. Benedetto XVI ha indicato una serie di valori che “non sono negoziabili” e che impongono ai legislatori cattolici di “presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondanti della natura umana” (13 marzo 2007).

La Pontificia Accademia per la vita ha “raccomandato una coraggiosa obiezione di coscienza” a tutti i credenti, e in particolare a “medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari e altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo” (16 marzo).

In concreto, questo significa che i valori di riferimento dei legislatori non devono più essere quelli definiti dalla Costituzione, ma quelli di un diritto naturale di cui la Chiesa si fa unica interprete. A questo si accompagna un esplicito rifiuto dell'ordine civile, rappresentato dalla legittima legislazione dello Stato ritenuta non conforme a quei valori, che persino i giudici non dovrebbero applicare.

La rottura è netta. Viene posto un limite esplicito al potere del Parlamento di decidere liberamente sul contenuto delle leggi, con l'ulteriore ammonimento che, qualora quel limite non fosse rispettato, si troverebbe di fronte alla rivolta dell'intera società cattolica.

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La prima vittima di questo stato delle cose è il dialogo, che a parole molti dichiarano di volere. Ma il dialogo non è possibile quando una delle parti afferma di essere depositaria di valori appunto “non negoziabili” e prospetta una rivolta permanente contro lo Stato.

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Quando il dialogo scompare, quando la verità assoluta esclude l'attenzione per il punto di vista altrui, è la logica democratica a essere sacrificata.

2 commenti:

Anidride Carbonica ha detto...

Rodotà è persona troppo civile e colta per sentirsi infastidito dalla pubblicazione di alcune righe del suo bel volume. Anch'io da qualche giorno, mentre avanzo nella lettura, inserisco in Rete alcuni paragrafi che mi sembrano più rilevanti di altri. Un caro saluto.

Colonnello kurtz ha detto...

Io ho letto il libro in poche sere: nonostante il tema sia di spessore, Rodotà è riuscito a non annoiarmi, anzi a darmi voglia di leggere sempre qualche pagina in più prima di spegnere la luce.

Quando saro' ministro dell'istruzione proporro' questo libro tra i libri di testo nei licei.